| 19 agosto 2009 |
| Una vita sulle punte... |
…ma può una farfalla trasformarsi in una pietra? La speranza di volare è nelle mani di chi sceglie di scagliarti un po’ più in là. E’ così che sei farfalla, un’acrobata di tenda…
Una vita sulle punte, e ora tu dovresti scendere… una vita sulle punte e non vorresti scendere ma anche il tempo ha i suoi diritti e cercare di fregarlo non ti può tenere su…
perché anche una vecchia tanghera può ascoltare una rumba, quando è bella come questa di Paolo Pilo, e poi soprattutto quando chi l'ha scritta ha diviso tanta stagione della sua giovinezza di musicista al fu Byblos di Brera a Milano, duettando e scherzando con una persona che mi è molto cara.
Se non lo conoscete, provvedete: sarà una gradevole scoperta, mi auguro. Su Youtube o Myspace potrete trovare esempio di come suoni splendidamente la chitarra, con le sue "piccole lezioni" di arrangiamento, così, "per non smaronarsi troppo" con l'ovvio... compresa quella, ineffabile, di "Sultans of swing", proprio dei Dire Straits.
Buona giornata.Etichette: parole e pensieri scritti sfacciatamente per me (checché ne dica l'Autore) |
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| 13 maggio 2009 |
| A buon intenditor... |
LXXIII. Desine Desine de quoquam quicquam bene velle mereri aut aliquem fieri posse putare pium. omnia sunt ingrata, nihil fecisse benigne immo etiam taedet obestque magis; ut mihi, quem nemo gravius nec acerbius urget, quam modo qui me unum atque unicum amicum habuit.
Canti CatulloEtichette: parole e pensieri scritti sfacciatamente per me (checché ne dica l'Autore) |
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| 17 dicembre 2008 |
| Cos'è una casa? |
“Nessun uomo in effetti può vagabondare senza una base. Bisogna avere una sorta di cerchio magico a cui si appartiene che non è necessariamente il luogo nel quale si è nati o si è stati allevati - Bruce Chatwin confessò pochi anni prima di morire a un’amica - E’ un posto con cui ci si identifica, in cui ci capita sempre di tornare... E’ quello che Proust definisce il terreno su cui posso ancora costruire.”
( Domanda: "Come si diceva quando ci si sente così estranei a tutto e soli, perduti i propri fratelli d'arme, da non avere più radici da nessuna parte, se non forse in un passato troppo lontano?"
Risposta della M.: "E non era proprio esattamente questa sensazione, era per rendere il trovarsi in una realtà ed esserne contemporaneamente fuori: idea che uno studioso di origini russe ha espresso (riferendosi all'ultima generazione sovietica) con un termine preso in prestito da Bachtin, vnenachodimost' (vne+nachodimost', dove vne è fuori), tradotto in inglese come outsideness (italiano extralocalità).Il termine resta molto bello e flessibile, tanto da prestarsi appunto a essere applicato ad altri ambiti e situazioni.")Etichette: parole e pensieri scritti sfacciatamente per me (checché ne dica l'Autore) |
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| 06 ottobre 2008 |
| Autunno, inverno, primavera, estate ...e ancora autunno |
"Com'è felice il destino dell'incolpevole vestale! Dimentica del mondo, dal mondo dimenticata. Infinita letizia della mente candida! Accettata ogni preghiera e rinunciato a ogni desiderio."
Eloisa ad Abelardo, 1717 Alexander PopeEtichette: parole e pensieri scritti sfacciatamente per me (checché ne dica l'Autore) |
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| 15 agosto 2008 |
| A volte... |
“Poi la vita non è che vada come tu la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No, Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E’ lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti e più ti si ingarbuglia la rete, più ti ribelli, più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che non te lo puoi nemmeno immaginare.” (...a volte, Baricco riesce anche a convincermi).Etichette: parole e pensieri scritti sfacciatamente per me (checché ne dica l'Autore) |
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| 14 luglio 2008 |
| Il Corvo |
O sono il corvo Io sono il corvo Sono soltanto il corvo e oggi canterò Sono soltanto il corvo e oggi canterò Io canto la mia presenza che ricorda anche la tua Io canto la mia resistenza là dove la terra è dura Non mi concedo al tocco del vivo e non mi fermo davanti al morto, prendo tutto dalla terra proprio come fate voi e se prendo dal vostro campo, prendo quello che lei vi ha dato e se ho preso dal vostro corpo è perché lui era finito prendo quello che avete ucciso e pulisco il non seppellito, non sono io la causa, non sono io il fato, non sono io il giudice, non sono il soldato….. sono soltanto il corvo e oggi cantero’, sono soltanto il corvo e anche oggi canterò… anche io sono fatto di sole e di aria sopra le cose, anche io ho un bacio che non ferisce …uno sguardo che non marcisce… questo mio canto non porta timore, questo mio canto non serba rancore, sono soltanto il corvo e oggi ho cantato sono soltanto il corvo ma oggi ho cantato, io canto da corvo perché sono qua, io canto da corvo perché mi va... sono soltanto il corvo... sono soltanto il corvo...Etichette: parole e pensieri scritti sfacciatamente per me (checché ne dica l'Autore), pirlate |
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| 11 luglio 2008 |
| The day after. E l'historia magistra vitae, che dice? |
Così si ragionava, per cosiddire, ai tempi belli di Pippetto e Puttanelli...
“Il cittadino ha dei diritti che si riserva e dai quali non si stacca mai”. Il sovrano (in quanto detentore del potere esecutivo) “ha due caratteri, uno privato, l’altro pubblico: Quest’ultimo non deve trovar resistenza; l’altro può incontrarne da parte dei privati e perfino soccombere nella contestazione [...]. E’ certo che i sudditi o cittadini saranno tanto meno esposti alle ingiustizie, quanto più raramente l’essere sovrano fisico o morale sarà giudice e parte nelle occasioni nelle quali sarà messo in discussione come privato”.
Tratto dalla voce “Citoyen”, redatta da Diderot per l’ “Enciclopedia o dizionario ragionato delle arti lettere e mestieri” (1745/1765), edita a cura di Diderot e D’Alembert.
(e infatti ieri, all’abominio consumato per l’ennesima volta in un Parlamento sempre più chiaramente servo dell’Esecutivo, grazie all’approvazione del lodo Schifani in versione Alfano, tanto: se non è zuppa è pan bagnato!, PUDICAMENTE! il leader maximo ha preferito non essere presente. Le foglie di fico, evidentemente van sempre più di moda per proteggere pudenda che a quanto pare col tempo tendono a fare sempre più spesso cilecca...per maggiori dettagli credo che il referente più idoneo sia beffardamente il Ministero per le Pari Opportunità. Perché il vero e insindacabile nocciolo della questione, lo si riconosca o meno, ormai non sta tanto nel fatto (risolto con l’ordinanza di macero delle intercettazioni telefoniche a suo tempo raccolte) relativo alla reale situazione che ha portato la Carfagna o altra sua collega del medesimo colore politico a conquistarsi valorosamente a letto i galloni, così come in epoca napoleonica, i galloni da alto ufficiale si guadagnavano per meriti sul campo: il vero problema è che, a prescindere dal fatto che questo sia accaduto o meno, l’opinione e la fiducia che gli italiani TUTTI, in primis persino quelli che votano a destra, sono ormai sostanzialmente convinti che le alcove siano una delle legittime vie per fare carriera politica. E qui sta il vero vulnus, la profonda offesa alla democrazia, e alla decenza - quella che apparentemente nessuno, nella maggioranza e neppure, temo, nell’opposizione, pare saper più che cos’è. )
Atto Costituzionale francese del 24 giugno 1793
Art. 30: Le funzioni pubbliche sono essenzialmente temporanee; esse non possono essere considerate come distinzioni né come ricompense, ma come doveri. Art. 31: I delitti dei mandatari del popolo e dei suoi agenti non devono essere mai impuniti. Nessuno ha il diritto di considerarsi più inviolabile degli altri cittadini. Art. 33: la resistenza all’oppressione è la conseguenza degli altri diritti dell’uomo. Art. 34: Vi è oppressione contro il corpo sociale quando uno solo dei suoi membri è oppresso. Vi è oppressione contro ogni membro, quando il corpo sociale è oppresso. Art. 35: QUANDO IL GOVERNO VIOLA I DIRITTI DEL POPOLO (come ad esempio l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge - nota della Parda) L’INSURREZIONE E’ PER IL POPOLO E PER CIASCUNA PARTE DEL POPOLO, IL PIU’ SACRO DEI DIRITTI E IL PIU’ INDISPENSABILE DEI DOVERI.
Questo si pensava, e di questo si era convinti, più di due secoli fa - tempo sprecato da allora a oggi? Giudicate voi...Etichette: cose da ricordare, parole e pensieri scritti sfacciatamente per me (checché ne dica l'Autore), pirlate |
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| 03 luglio 2008 |
| Allora è in pericolo la democrazia! |
La sospensione dei processi per un anno serve a evitare la possibile condanna di Berlusconi al processo Mills di Milano. Altri centomila processi saranno bloccati per reati che vanno dallo stupro, alla truffa, al rapimento di minore. La sicurezza dei cittadini, tanto sbandierata in campagna elettorale da Berlusconi e dalla Lega, è sacrificata all’interesse del presidente del Consiglio. Il divieto di pubblicare le intercettazioni una volta depositate in tribunale a disposizione delle parti, e quindi di fatto già pubbliche, impedirebbe di venire a sapere di Parmalat o dei furbetti del quartierino. Il giornalista che pubblicasse le intercettazioni finirebbe in carcere, il suo editore chiuderebbe e chi ha compiuto il crimine non dovrebbe rispondere all’opinione pubblica. Con questa legge, negli Stati Uniti non ci sarebbe stato il Watergate e Nixon non avrebbe rassegnato le dimissioni. L’Italia dei Valori proporrà un grappolo di referendum per l’abrogazione di queste leggi contro la democrazia, se necessario promuoverà azioni di disobbedienza civile come la pubblicazione degli atti giudiziari. Nessuno può più rimanere a guardare.
L’otto luglio a Roma dalle ore 18:00 in Piazza Navona, in contemporanea con l’iter di approvazione della legge sulle intercettazioni, l’Italia dei Valori insieme a esponenti della società civile ha indetto una manifestazione per la libertà di espressione e per la giustizia.» [27.06.08 Antonio Di Pietro
Mentre Di Pietro, pur nella sua abituale forma un po' rozza e sanguigna (però, confesso, quel magnaccia mi ha fatto proprio ridere), pare in questo torpore estivo l'unico esponente dell'opposizione ancora vivo e deciso a far sentire energicamente la sua voce in un momento fra i più allucinanti della storia della Repubblica, ecco anche una breve, ma pregnante riflessione di Umberto Eco, in appoggio alla dimostrazione dell'8 luglio in Piazza Navona, sulla quale forse il Pd farebbe bene a fare una serie riflessione: - su di sé, - su quel che sta accadendo in Italia nell'apparente indifferenza di gran parte dei cittadini, - su ciò che i suoi elettori si aspettano che dopo tanto cincischiare inutile si decida ad iniziare anche a fare, prima che sia troppo tardi.
"A Furio Colombo, Paolo Flores d’Arcais, Pancho Pardi, promotori della manifestazione dell’8 luglio in Piazza Navona,
mentre esprimo la mia solidarietà per la vostra manifestazione, vorrei che essa servisse a ricordare a tutti due punti che si è sovente tentati di dimenticare:
1) Democrazia non significa che la maggioranza ha ragione. Significa che la maggioranza ha il diritto di governare.
2) Democrazia non significa pertanto che la minoranza ha torto. Significa che, mentre rispetta il governo della maggioranza, essa si esprime a voce alta ogni volta che pensa che la maggioranza abbia torto (o addirittura faccia cose contrarie alla legge, alla morale e ai principi stessi della democrazia), e deve farlo sempre e con la massima energia perché questo è il mandato che ha ricevuto dai cittadini. Quando la maggioranza sostiene di aver sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia.
Umberto Eco”Etichette: cazzo Italia destati (prima che sia troppo tardi), parole e pensieri scritti sfacciatamente per me (checché ne dica l'Autore), pirlate |
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alle 12:04 
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| 01 luglio 2008 |
| Non mi rompete! |
In questi giorni gira cosìcosì (anche se la qualità del video è quel che è)
Non mi svegliate ve ne prego ma lasciate che io dorma questo sonno, sia tranquillo da bambino sia che puzzi del russare da ubriaco. Perché volete disturbarmi se io forse sto sognando un viaggio alato sopra un carro senza ruote trascinato dai cavalli del maestrale, nel maestrale... in volo.
Non mi svegliate ve ne prego ma lasciate che io dorma questo sonno, c'è ancora tempo per il giorno quando gli occhi si imbevono di pianto, i miei occhi... di pianto.
(e per i più inguaribili impiccioni, questa è stata la prima dichiarazione d'amore che io abbia ricevuto, e ancora è capace di commuovermi.)Etichette: cose ritrovate, parole e pensieri scritti sfacciatamente per me (checché ne dica l'Autore), pirlate |
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| 26 giugno 2008 |
| Dice il saggio: dove c’è fumo, c’è arrosto. |
Berlusconi nel suo discorso all’assemblea nazionale della Confesercenti sostiene, come fosse prova evidente della sua innocenza, che “dal 1994 al 2006, 789 pubblici ministeri e magistrati si sono interessati al politico Berlusconi”.
Alla faccia del bicarbonato di sodio! come direbbe Totò: una cifra del genere, così nero su bianco, fa realmente la sua porca figura. Senza tener conto che parrebbe la magistratura avesse iniziato ad interessarsi alle attività sospette del cittadino Berlusconi, prima che egli, così opportunamente, diventasse politico. A me invece, e lo penserei di chiunque - visto che è “criminale“ infierire su di una povera vittima di un complotto da fantapolitica, per di più incapace (come si è ben visto finora!) di difendersi - uno che riesce a collezionare nell’arco di 12 anni un interesse così abnorme per entità da parte del sistema giudiziario, forse, e dico forse, proprio così puro come un giglio non lo è. Almeno il dubbio sarà lecito? Mah... Mi piacerebbe poi capire cos’è che spinge questo complotto mostruoso, per dimensioni e complessità di organizzazione, così macchinoso e arzigogolato che, accidempolina, manco la Spectre contro James Bond! Anche se magari, al Nostro, è rimasta una certa mentalità da P2ista. Il tutto comunque sinceramente resta duretto da digerire acriticamente come ...dogma di fede politica. Forse l’invidia? come pare sottilmente in varie occasioni suggerire l’oggetto di tanto interesse, screditando ancora di più, questa volta con l’arma della meschineria, la magistratura come istituzione. Argomento, lasciatemelo dire, un po’ deboluccio, pur se perfettamente congruo con la ingombrante caratterialità del “super imputato”.
C’è poi un'altra perla degna di riflessione, nel discorso ad una platea chiaramente in disaccordo con un Presidente del Consiglio che accusa serenamente il potere giudiziario italiano, uno dei tre liberi e indipendenti poteri dello stato, e così dev’essere per garantire la democrazia, di essere “la metastasi di un cancro nel corpo della democrazia”: quello che insomma una volta si diceva della mafia (e forse questo mostruoso rovesciamento di prospettiva di 360°, magari un pensierino lo meriterebbe), solo che qui immagino il cancro sia il solito comunismo, che ormai esiste solo per Lui, dato che a parte qualche dinosauro sopravvissuto qui e là, tipo Molotov di Staino, tutta la sinistra lo cerca inutilmente ormai da anni, magari in forma rinnovata e adeguata ai nuovi tempi che viviamo. Ma in fondo siamo tutti nevrotici, e abbiamo tutti le nostre fobie: c’è chi teme i ragni, chi i luoghi stretti, chi la sporcizia, anche etica, e chi, evidentemente, i comunisti, pur se ama molto pavoneggiarsi col suo rapporto amichevole con un ex eminente membro del KGB... Probabilmente, oltre che nevrotici, siamo spesso anche incoerenti - in fondo, ormai, basta avere la faccia di tolla e tirare avanti decisi per la propria strada.
Ma torniamo alla perla, che si configura un po’ come un periodo ipotetico dell’irrealtà, e ci aiuta a capire sia la logica del pensiero del Nostro, sia le sempre più chiare esternazioni sulla giustizia dell’alleato Bossi: "Meglio volare più bassi, vengono cose difficili da far passare, se poi c'è lo scontro frontale diventa tutto più difficile, speriamo si stia più tranquilli, spero che non si rompa il filo del confronto". (fonte ANSA) Il Presidente del Consiglio, che si cataloga come politico e non come cittadino (che come cittadino non avrebbe potuto giocare a nascondino come ha fatto finora con la famigerata “banda dei 789” dell’inizio) conclude dichiarando - con una invidiabile disinvoltura nell’utilizzo del termine democrazia, visto che per come la maltratta continuamente dubito seriamente sappia davvero cosa essa sia - che in Italia la democrazia è in pericolo! grazie tante, come non lo sapessimo... perché “gli italiani hanno il diritto di essere governati da chi hanno liberamente eletto”. Giustissimo, ma per poter essere eletti, condizione imprescindibile è quanto meno quella di non essere in galera, ovviamente, e così il cerchio si chiude e il gatto si mangia la coda. Il punto è che se anche uno solo dei processi che lo hanno visto imputato avesse seguito un decorso regolare, senza lodi, decreti legge, leggi depenalizzanti, amnistie e chi più ne ha più ne metta, difficilmente credo che gli italiani avrebbero avuto la possibilità di votarlo. E se lo avessero potuto fare, significherebbe che una magistratura libera ne avrebbe riconosciuto, senza bisogno di innumerevoli trucchetti e giochi di prestigio della controparte, la definitiva innocenza con formula piena. E ora, immagino, non solo il Presidente del Consiglio, ma tutti tireremmo un gran sospiro di sollievo, perché sapere di essere governati da un personaggio che non deve ampiamente anteporre, nel suo primo mese di governo, ai problemi della nazione, quelli suoi personali per pararsi il culo, sarebbe molto rassicurante per il prossimo futuro di tutti.
Come pensierino del giorno, lascio in calce una affermazione che Fedele Confalonieri, amico d’infanzia dell’attuale Presidente del Consiglio e presidente di Mediset SpA, avrebbe rilasciato in una intervista nel giugno del 2000, e se lo dice lui: «La verità è che, se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremo sotto un ponte o in galera con l'accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel Lodo Mondadori». Che per i più smemorati prevedeva come capo d’imputazione la corruzione di giudici, così come il processo SME.
A riprova che ormai non solo le cose si fanno, ma si dicono pure, senza un briciolo di vergogna, o di prudenza, alla faccia delle tanto demonizzate "Toghe Rosse" - fate un po’ voi.
Se un paese così, dove una alta carica dello stato, per fermare il proprio processo nell'indifferenza più stolida di gran parte della popolazione, ne fermerà più della metà attualmente in corso, tanto chi se ne frega, interessano solo comuni cittadini, sulla base della presunzione che reati come stupro, usura, traffico di rifiuti, sfruttamento della prostituzione, omicidio colposo per i pirati della strada... siano reati “che non creano allarme sociale” (lo hanno creato solo quel poco utile a scatenare i pogrom dei clandestni e l'approvazione di un pacchetto-sicurezza sul quale ci sarebbe parecchio da dire) e che accantonarli per un anno (per intanto...) sia una norma salva-tutti; che ora ha aggiunto una nuova affascinante pagina agli ambigui rapporti fra i vertici di Mediasettiana fedeltà imposti arrogantemente alla Televisione di Stato, con una denuncia persino per interruzione di pubblico servizio; un Paese il cui governo e le sue spregiudicate azioni vengono guardate e analizzate da tutto il resto del mondo civile con raccapriccio, beh, allora decisamente vivete nel Paese che fa per voi, come gli stolti compagni nel Paese dei Balocchi, del più che bugiardo matricolato Pinocchio.
Gli altri, quelli che invece sentono fetore di marcio, aspettano fiduciosi che inizino a spuntarvi la coda e due lunghe orecchie pelose, e che le varie allucinanti affermazioni che ogni giorno dobbiamo sentire, finalmente si confondano fra sonori ragli asinini.
Naturalmente senza offesa per gli asini, che come animali, ma solo come tali, sono così simpatici.Etichette: (brutta) storia, cazzo Italia destati (prima che sia troppo tardi), parole e pensieri scritti sfacciatamente per me (checché ne dica l'Autore), pirlate |
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| 15 giugno 2008 |
| Arrivano i Lupi |
Oggi lo dice Scalfari, in un fondo lunghetto, ma meritevole dello sforzo di essere letto, anche se qualche libertà storica se la prende anche lui.
Infatti i Parlamenti francesi, Tribunali e non organi rappresentativi come ingannevolmente il loro nome potrebbe indurre a pensare, avevano fra i loro doveri quelli di registrazione delle leggi. Il potere di veto rispetto a questo atto di cancelleria dovuto fu cosa che essi si auto attribuirono, rifacendosi a populistici deliri sulle antiche tradizioni di gestione del potere da parte dell’assemblea dei liberi Franchi, che ricordano grottescamente gli sproloqui sui Celti padani della Lega, come fantasiosa e utilitaristica reinvenzione della tradizione storica. Inoltre, questa loro ostinata opposizione a collaborare con l’attività legislativa regia, che fu particolarmente evidente sotto Luigi XV, impedì, in nome di una presunta rappresentanza della nazione che nulla di reale conferiva loro (e poi, quale nazione? I membri dei Parlamenti appartenevano tutti o all’alta aristocrazia o alla ricca borghesia nobilitatasi con la venalità delle cariche e saldamente attaccata ai propri privilegi ed esenzioni fiscali di proprietari fondiari) ottenne il solo effetto di cassare ogni tentativo statale di riforma fiscale livellatrice per una distribuzione più equa dell’esazione, che abolisse privilegi risalenti ancora al sistema feudale e che vedeva, in pratica, sia clero sia nobiltà esentata dal carico fiscale che gravava solo sulle classi popolari: non a caso, uno dei principi presenti nella prima Carta Costituzionale del 4 settembre 1791, elaborata dall’Assemblea Nazionale Costituente rivoluzionaria, vide proprio la abolizione di questi organi giudiziari figli in tutto e per tutto del sistema signorile o se preferite dell’Ancien régime, abolito dalla rivoluzione il 4 agosto 1789.
E questa mi pareva una doverosa precisazione storica, visto che se in nome di una interpretazione utilitaristica di principi illuministi (i nobili francesi agognavano alla loro fetta di potere politico in contrapposizione al Re, ma non certo per tutelare il bene della cittadinanza francese!) nella realtà i Parlamenti si opposero ostinatamente a riforme sensate e indubbiamente utili, che contemporaneamente venivano messe in atto in tutto il resto d’ Europa, e quindi a mio modestissimo parere, una loro parte di responsabilità nella drammatica crisi economica che condusse alla Rivoluzione la hanno anche loro. La storia è storia, e non è che si possa usare in modo parziale, quando faccia comodo, per sostenere le proprie tesi. Fare contro informazione in questo momento è vitale, ma se poi si incorre in imprecisioni così facilmente smascherabili, si corre il rischio di ottenere effetti contrari a quelli desiderati. Tanto più che esempi più attinenti si potevano trovare.
Al Re Sole e alla sua politica assolutistica io invece ci pensai e ne scrissi già un po’ di tempo fa, per la precisione il 16 settembre dello scorso anno citando alcuni stralci del memoriale che Luigi XIV scrisse, come viatico all’attività di governo del figlio, il Gran Delfino di Francia, che però purtroppo morì prima del padre e non ebbe mai modo di applicare la lezione di assolutismo impartitagli. E il novello Re Sole, con un motto che sintetizzava un progetto politico che la storia già bocciò a suon di teste tagliate - Lo stato sono io! - e non fu certo l’unica volta che questo accadde, sta oggi cercando di impadronirsi della nostra nazione senza che apparentemente nessuno muova un dito.
Mentre pare che i problemi del Paese, enfatizzati dalla cassa di risonanza di mezzi di comunicazione troppe volte nella loro acriticità e servilismo, complici di quello che a me sempre più pare un morbido tentativo di dittatura, contando sulla distrazione generale, con un vulnus ai principi basilari stessi della democrazia, che non oso pensare quanto costerà, anche in termini di tempo, sanare, siano solo quelli funzionali a un progetto di potere personale da parte di un governo che viene riconosciuto per ciò che è da tutti - una mostruosità vergognosa - tranne che da quella parte degli italiani che, volenti o nolenti, sono suoi complici, giunge ora l’ennesima perla: i soldati a presidiare le strade, come in una dittatura Sud Americana. E i veri problemi che gli italiani stessi, a furia di lavaggio di cervello mediatico, paiono dimenticare? Carovita, recessione, posti di lavoro a rischio ed allarme sociale (non dimentichiamo che i soldi per il populistico taglio dell’Ici ai cittadini più ricchi - agli altri aveva già provveduto Prodi, anche se pare non sia bello ricordarlo), vengono stornati dall’inutile fondo per la sicurezza stradale, per altro mai stata una delle priorità di nessun governo Berlusconi. Così, nel caso, sapete chi mandare a quel paese...
L’unica speranza è che Napolitano, che in quanto Presidente della Repubblica, è anche il massimo vertice dell’esercito, possa opporsi ad un progetto che non solo ripugna, ma fa anche paura!
I Lupi
Guarda arrivano i lupi, sulla campagna addormentata hanno fame e sono in tanti, guarda arrivano i lupi. Guarda arrivano i lupi, guarda arrivano i lupi guarda arrivano i lupi. E hanno le zanne come candidi pugnali e gli occhi rossi da assassini e la montagna li ha vomitati, sono sempre più vicini. Uh! Guarda arrivano i lupi, guarda arrivano i lupi. Pantaloni e scarpe rotte e la cravatta del matrimonio i ricordi li ho portati in guerra col profumo della terra e lunga e bianca è la strada che attraversa la Brianza da cento giorni sul postale ed il cuore mi fa male guarda arrivano i lupi, guarda arrivano i lupi.
No, signora no suo figlio non l’ho conosciuto no signora no, nel sole e sotto al ghiaccio eravamo in centomila e siam tornati solo in sei, guarda arrivano i lupi.
Questa notte stai con me sono stanco di lottare fra i cespugli della Spagna ho sepolto la mia divisa sette anni militare per la patria vilipesa ed io ne ho presi sì di sputi e non ero peggio degli altri degli altri, i lupi. Le mie braccia dentro il fango se vuoi puoi nascondere i tuoi occhi ed io non voglio camminare, no, no, no a quattro zampe come un animale. Guarda arrivano i lupi, guarda arrivano i lupi.
E questa è la mia casa e il tavolo di marmo sta annegando nel letame. In fondo alla campagna qualcuno sta cantando a squarciagola e la mia mente è confusa lacrime e miseria ritorno a respirare, ho spezzato il mio fucile.
Ivan GrazianiEtichette: cazzo Italia destati (prima che sia troppo tardi), parole e pensieri scritti sfacciatamente per me (checché ne dica l'Autore), pirlate |
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| 14 giugno 2008 |
| Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street |
In un certo senso, Sweeney Todd chiude un percorso iniziato dal sodalizio Burton - Depp molti anni fa, con Edward Mani di Forbice (1990). Allora, le lame erano il simbolo dell’incompletezza non voluta di una creatura, nata un po’ per capriccio un po’ per l’intuizione geniale di un Demiurgo gentile, novello e misantropo Frankestein, che aveva in un felice attimo creativo intuito la possibilità di fornire di un friabile e dolce cuore di biscotto uno dei suoi cervellotici e buffi macchinari, così cari alla iconografia tipica di Burton, nel tentativo, sin troppo dolorosamente riuscito seppur interrotto dalla precoce morte del suo Creatore, di donargli una vita e una umanità. Tanto che per Edward non resterà altra salvezza se non l’isolamento e la solitudine, duramente segnati dalla rinuncia al suo lecito sogno di amore e accettazione: un sogno, immagino, condiviso da molti in una società segnata ferocemente (e il film burtoniano non offriva sconti a nessuno!) dal conformismo, dalla superficialità, dall’egoismo e nonostante un’apparente patina di civiltà, dal sempre attuale detto hobbesiano sempre pronto a riemergere - homo hominis lupus ... Edward, in questo mondo falso che si stende ai piedi dell’oscuro e fatiscente castello che lo ha visto nascere, mondo di quartieri residenziali tutti uguali resi efficacemente da una scenografia zuccherosa nelle sue tinte pastello e nei suoi ridicoli tic, è un innocente, e come tale destinato a fungere da capro espiatorio per il rifiuto sociale di tutto quanto, discostandosi dalla più piatta normalità, ce la rende più oscura, ambigua, temibile, ipocrita e quindi inaccettabile nella sua nuda e cruda essenza.
Oggi, invece le scintillanti lame d’argento dei rasoi del barbiere Benjamin Barker diventano, in una affermazione pregna di significato, la raggiunta completezza - affermata ad alta voce e con forza - del braccio del vendicatore Sweeney, diabolico barbiere di Fleet Street, inaspettatamente riemerso da un passato di corruzione e ingiustizia che lo aveva travolto, e che perduta ogni speranza trova la sua giustificazione d’esistere solo nella ricerca della vendetta. Attività alla quale Sweeney si dedicherà con entusiasmo più che professionale, nella rappresentazione burtoniano della leggenda del barbiere pluriomicida, che ha ispirato testi letterari e un famoso musical al quale direttamente si rifà il film di Burton. E proprio pensando all’universo burtoniano, è esemplare la scena che vede la creazione della sedia reclinabile (leve e ingranaggi, come nelle benevole creazioni del “papà” di Edward, qui invece non prive di un nero tratto di sberleffo grottesco, nella loro innegabile efficienza) che scaraventa i cadaveri degli esseri umani eliminati - in nome di una totale sfiducia di Sweeney nella loro bontà e quindi tutti indistintamente meritevoli di morire - nella misteriosa e inquietante cantina di Mistress Nellie Lovett, pragmatica produttrice di pasticci di carne e sua complice e amica, non indifferente a possibili legami amorosi e affettivi, sia pur anch’essa corrotta dall’interesse personale e da “questi tempi duri che oggi tutti viviamo”. Tuttavia, anche lo sfaccettato personaggio di Nellie, come si scoprirà, agisce in nome di un lungo amore non corrisposto da qualcuno per cui la sorgente dei sentimenti è stata da tempo disseccata dalla ingiustizia patita, e non è priva, a fronte di una spregiudicatezza e impermeabilità morale invidiabili persino dal più cinico lobbista, anche di momenti di autentica commozione, gentilezza e generosità. Ma del sodalizio fra il barbiere e la ristoratrice, ciò che maggiormente colpisce è la inaspettata capacità di sfruttamento “imprenditoriale” dell’assassinio che appare gestito quasi secondo principi antesignani del fordismo della catena di montaggio, e sulla quale Mrs. Lovett si concede (in graziosi siparietti colorati ritagliati nell’altrimenti rigoroso grigio “fumo di Londra” della scenografia) di sognare persino la costruzione di una improbabile felicità a due piccolo-borghese ovviamente irrealizzabile, con le conseguenti implicazioni (di stupefatto giudizio umano e di sceneggiatura) che inevitabilmente ne conseguono, mentre una inquietante nube più nera persino della scurissima Londra creata da Dante Ferretti si allarga come l’ombra del Male (come denuncia inutilmente la misteriosa mendicante che si aggira attorno all’antica casa di Barker) nel cielo sopra la trattoria della vedova Lovett. Quindi Sweeney uccide chiunque gli capiti a tiro, reso finalmente, all’opposto di Edward, un essere umano completo proprio dai suoi amici rasoi. Dato che a differenza di Edward, a Sweeney non interessa più poter usare le mani per accarezzare, per poter accostare i propri simili senza ferirli, ma solo per blandire e ingannare le sue vittime, mentre affila le sue lame con gli unici attimi di amorevolezza rimastigli, prima di sgozzarle. La sua indistinta attività omicida così diviene un palliativo nella impaziente e frenetica attesa di poter raggiungere i veri oggetti della sua vendetta, primo fra tutti il perverso giudice Turpin, che gli ha sottratto quella serena felicità familiare rispetto alla cui perdita Sweeney pare ritenersi in qualche modo colpevole, accusandosi d’ingenuità, non avendola saputa tutelare a sufficienza dalla malvagità e dall’invidia del mondo. Sweeney che descrive (“There’s a hole in the world like a great black pit and the vermin of the world inhabit it and its morals aren’t worth what a pig could spit and it goes by the name of London.”)
con rabbiose parole prive di pietà il verminaio umano che brulica nelle oscure, corrotte e sporche vie di una Londra che diventa il simbolo di tutti i vizi e le corruzioni che il potere esercita impunito sulla sorte degli innocenti e dei deboli, raffigurando la perdente lotta della ragione contro l’arbitrio, ma che è incapace di portare questa consapevolezza sino alle sue estreme conseguenze, assolutizzando invece il suo dramma individuale in una “Epifania” di odio assoluto quasi che il dolore e l’ingiustizia da lui patiti non lo affratellino a un destino sin troppo comune. In fondo, quindi, potremmo dire, Sweeney completamente ossessionato dall’orrore che lo ha colpito e marchiato a vita con quella sua vistosa ciocca bianca, a metà strada fra l’eccesso da cartoon o da film muto di Crudelia De Mon e La moglie di Frankestein, ciocca candida che ci ricorda anche come un forte shock emotivo possa imbiancare prematuramente i capelli, pur essendo una vittima o forse proprio per questo, si è ormai trasformato in un lucidissimo psicopatico, come lo accuserà la stessa Mrs. Lovett, distaccato da una corretta percezione della realtà - in fondo, già morto anch’egli, e lontano da qualsiasi sia pur sperata salvezza.
Con stupore ho notato come pochissimi abbiano colto qualche analogia fra la vicenda di Sweeney e quella di un’altra celebre ingiustizia, molto simile e nata dallo stesso movente, e anch’essa all’origine di una famosa, implacabile vendetta: quella del Conte di Montecristo. Ma invero la somiglianza è solo superficiale. Edmond Dantès, in molti anni di prigionia ha concepito un piano dettagliato e astuto per punire i responsabili dell’ingiustizia che lo ha colpito, ma sa anche provare pietà, distinguere innocenti e colpevoli, e soprattutto sa superare col suo percorso umano, lo stadio della feroce gratificazione procurata dalla possibilità di colpire chi ci ha colpito; così vi è per lui una speranza di rinascita, di una nuova occasione. Non così per Sweeney, che invece è completamente pervaso da un odio disilluso per l’umanità tale da privarlo della capacità di provare qualsiasi altro sentimento, al punto di sognare disperatamente un incontro con la figlia Johanna sottrattagli e quindi con quell'irrimediabilmente perduto passato da ingenuo barbiere che avendo la felicità in mano, non l’ha saputa preservare dalla sozzura del mondo, per poi alla prova dei fatti, non saperla riconoscere e risparmiarle la vita per un puro caso accidentale. Così il climax narrativo, accelerato fra un duetto e l’altro dalla efficientissima macchina di morte creata dai due diabolici soci di Fleet Street condurrà inevitabilmente a un finale tragico come quello di un dramma antico, segnato dalla cieca e inesorabile legge del Fato e del contrappasso, che ancora dalla colpa e dall’ingiustizia (questa volta messe in moto anche dal barbiere assetato di vendetta) vedrà sorgere un nuovo e altrettanto non proprio innocente angelo vendicatore, allentando finalmente una tensione che nello spettatore si era fatta quasi insostenibile.
Va detto che il film riesce, oltre a colpire profondamente lo spettatore pur mantenendo la forma ormai desueta e non più popolare del musical e servendosi delle voci non doppiate da cantanti professionisti dei notevoli attori protagonisti - l’infernale trio Todd-Turpin-Lovett - nella quasi disperata, eppur vincente, impresa di farci provare una sorte di feroce empatia con questi personaggi così legati a parti oscure dell’animo umano che, ci suggerisce Sweeney, emergono quando la disperazione dei tempi e delle situazioni lo richiedano. Ennesimo tentativo di penetrare nel labirinto di una mente che ha perduto se stessa, alla ricerca di spiegazioni, giustificazioni: operazione spesso scivolosa e non necessariamente interessante, ma che qui mi pare meglio riuscita che in altri casi. E gli ultimi barbagli della gentilezza d’animo che fu di Benjamin Barker, marito e padre amoroso, simboleggiati dal volto puro e luminoso della figlia in fuga dalla prigionia impostale dall’orrido Turpin, con l’aiuto del giovane e innocente Marinaio Anton, ancora capace di veder la meraviglia e la bellezza del mondo, mentre Sweeney cinicamente lo disillude con un patibolare: “Imparerai!” sono solo un pallido contraltare alla grandezza oscura e terribile di Sweeney Todd, che giganteggia su tutto e tutti, mentre piange le sue prime, e ultime, lacrime di sangue sul cadavere offeso della infelice moglie troppo tardi ritrovata.Etichette: le vite degli altri, parole e pensieri scritti sfacciatamente per me (checché ne dica l'Autore), pirlate |
postato da la Parda Flora
alle 09:41 
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| 11 giugno 2008 |
| Dottoressa Arabella Galasso: "...che sfiga che abbiamo noi dottori..." Poverini, e i malati, no? |
Mentre lo scandalo sulla sanità lombarda si allarga a macchia d’olio, con una certa sospetta contemporaneità rispetto alla discussione sul DL relativa alla regolamentazione restrittiva delle intercettazioni ambientali avviata dal governo, e che in questi giorni sono apparse con indiscutibile efficacia come indispensabili mezzi d’indagine anche oltre i soli casi di terrorismo e malavita organizzata, ai quali ne vorrebbe limitare l’uso il Presidente del Consiglio, che a causa di quelle intercettazioni indubbiamente qualche noia negli anni, l’ha avuta, a me vien da pormi una domanda. Infatti, esiste, a corollario inevitabile di quanto scoperto dall’indagine della magistratura, una conseguenza ovvia, che però nessuno pare evidenziare. Visto che la "virtuosa" Lombardia rientra fra le regioni che non hanno sforato il tetto massimo previsto per la spesa sanitaria, questi graziosi emolumenti milionari largamente elargiti a enti truffatori che hanno speculato sulla salute della gente, ovviamente messi a bilancio regionale, quanto sono REALMENTE costati ai contribuenti, in termini di danno complessivo alla salute, dato che al di là dei drammi dei singoli hanno stornato in tasche truffaldine fondi più correttamente utilizzabili con assunzioni di personale universalmente riconosciuto sotto organico e acquisto di arredi e presidi medicochirurgici più moderni ed efficienti; con prevedibili serrate su analisi ridotte all’osso; politica di prevenzione; prescrizione di farmaci etc, tutto per far rientrare nel bilancio previsto le spese sanitarie della regione imposte a medici e enti sanitari?. Ed è affascinante, per non dire stuzzicante, dopo quel che si è scoperto circa gli indebiti guadagni di Villa Turro - San Raffaele, pensare che il Pronto Soccorso di tale prestigioso ospedale, per limitarci ad un esempio banale che di più non si può, in pieno inverno non ha neppure una dotazione di coperte in grado di coprire le esigenze dei malati accolti. Ma di contraddizioni stridenti coi principi etici sbandierati, don Verzé e la “sua” creatura (chi si nasconde in realtà dietro al San Raffaele? maligni, ma cosa andate a pensare...), >:)) già a suo tempo sospeso a divinis dal sacerdozio per una inusitata propensione agli affari mondani, a discapito della purezza dell’anima, con buona pace di tutti, ne ha parecchie.
E poi mi domando: la Cei, in genere così sollecita nel concionare di altre cose, come la tutela della famiglia e la condanna dei gay, su chi ha disgustosamente speculato sul dolore, la disperazione e la malattia della gente arrivando a quanto pare a provocare la morte di alcuni innocenti, colpevoli solo di riporre fiducia in un sistema rivelatosi putroppo corrotto e marcio, non ha proprio nulla da dire, visto che il suo silenzio in questi giorni mi pare assordante? Eppure, a partire dal famoso Discorso della Montagna, forti spunti di riflessione in proposito il Vangelo ne offre... Non vorrei mai passare per cinica se mi chiedo se, forse, ha in tutto ciò un peso il fatto che nello scandalo lombardo, dato che la Regione formigoniana della Sanità aveva fatto il proprio fiore all’occhiello, sono coinvolti anche enti religiosi, tanto per ribadire che da un pezzo i mercanti si sono reinsediati nel Tempio, e a differenze da quel che dovrebbe, a nessuno pare più fregargliene niente.
Che schifo è l'unico commento possibile, temo. Anche e soprattutto dal punto di vista di Ippocrate, che se non garantiva la guarigione ai pazienti, cosa impossibile da fare, assicurava loro deontologicamente la certezza che almeno non li avrebbe danneggiati - cosa che mi pare non sia accaduto, in questi anni, a troppi pazienti che, per forza di cose, non potevano che ...pazientare, confidando nella correttezza degli enti ospedalieri e dei singoli medici ai quali affidavano la loro vita. Minima pretesa, mi pare, da parte dei malati nei confronti di chi si dovrebbe fare carico della loro salute, e non della possibilità di spremere economicamente quella stessa salute come un limone, incurante delle conseguenze che ne sarebbero potute sortire, e così oggi si iniziano a contare anche i morti. Auguro a tutti buona salute, così da poter girare al largo degli ospedali; almeno da San Raffaele, San Carlo, San Donato, Sant'Ambrogio, San Giuseppe, Santa Rita, San Siro, Galeazzi, e San Pio X di Milano. E per rinfrescare qualche idea...
GIURAMENTO PROFESSIONALE
Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro:
. di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento;
. di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'Uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;
. di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente;
. di attenermi nella mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;
. di prestare la mia opera con diligenza, perizia e prudenza secondo scienza e coscienza e osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione;
. di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità professionale e alle mie doti morali;
. di evitare, anche al di fuori dell'esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della categoria;
. di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;
. di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica;
. di prestare assistenza d'urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità, a disposizione dell'Autorità competente;
. di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto;
. di astenermi dall' "accanimento" diagnostico e terapeutico;
. di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell'esercizio della mia professione o in ragione del mio stato.
(...)
Art. 3 Doveri del medico
Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell'Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza discriminazioni di età, di sesso, di razza, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace come in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera.
La salute è intesa nell'accezione più ampia del termine, come condizione cioè di benessere fisico e psichico della persona.
Art. 4 Libertà e indipendenza della professione
L'esercizio della medicina è fondato sulla libertà e sull'indipendenza della professione.
Art. 5 Esercizio dell'attività professionale
Il medico nell’esercizio della professione deve attenersi alle conoscenze scientifiche e ispirarsi ai valori etici fondamentali, assumendo come principio il rispetto della vita, della salute fisica e psichica, della libertà e della dignità della persona; non deve soggiacere a interessi, imposizioni e suggestioni di qualsiasi natura.
Il medico deve denunciare all'Ordine ogni iniziativa tendente a imporgli comportamenti non conformi alla deontologia professionale, da qualunque parte essa provenga.
Come diceva il mio buon vecchio professore di Patologia Medica: "la medicina è una vocazione e solo come tale va esercitata - se siete qui perché dovete proseguire la tradizione di famiglia o, peggio ancora, inseguite sogni di facili guadagni, meglio per voi che cambiate facoltà prima di perdere e fare perdere altrui ulteriore tempo, e fare danni inenarrabili!" Ma forse non tutti hanno avuto docenti corretti come accaduto a me...Etichette: (brutta) storia, parole e pensieri scritti sfacciatamente per me (checché ne dica l'Autore), pirlate |
postato da la Parda Flora
alle 08:35 
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