12 agosto 2010
Frattaglie varie
A seguire le dinamiche della guerra intestina – proprio nel senso scatologico del termine, dato che gli intestini, quel che producono è merda, esattamente come quelle che a badilate stiamo vedendo volare all’interno del magagnato ma ancor pugnace partito dell’amore – c’è di che riflettere.
Una domanda sola per tutte: ma se i finiani erano al corrente (cosa della quale credo nessuno dubiti) di informazioni sensibili di tale rilevanza (fiscale e penale) da ricondurre, dopo alti e scomposti strepiti, il Capo del partito a più miti consigli col minacciare di renderle note, il loro essere stati zitti finora, non è per caso un fatto di rilevanza penale? Come dire, non è che c’è sin qui stata, a fronte di vantaggi personali, una certa qual connivenza?
Chissà se qualche italiano, non distratto dal Gran Guignol ad arte messo in scena, se lo domanderà?

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16 luglio 2010
Cesare?
A parte notare la malizia di chi impagini Repubblica, che ha scelto una foto nella quale il presunto novello Cesare spicca nel confronto con l’originale per la ridicola e incolmabile sproporzione fisica esistente fra i due – i famosi nanerottoli che se vedono un poco oltre il proprio naso lo fanno solo perché possono sedere sulle spalle dei giganti che li hanno preceduti – vorrei sottolineare un’altra cosa. Che cioè ogni qual volta la sottoscritta ha fatto qualche previsione circa il destino politico del “Cainano”, ha sempre fatto riferimento alla fine di Cesare, che per non fare torto a nessuno, quando finalmente si arrivò alla resa finale dei conti, si misero in coda in 43 per poter avere la soddisfazione di dire di averlo pugnalato anche loro. O forse per maggior sicurezza preferirono non fidarsi del lavoro altrui e dare il proprio personale colpo di grazia per essere sicuri che, come un serpente o una Fenice, l’uomo che era entrato in armi a Roma non riuscisse a risorgere dalle proprie ceneri per impadronirsi definitivamente dell’urbe.
Perché Cesare, oltre a essere un gigante quale certi nanerottoli non potranno mia aspirare d’essere, era anche un dittatore e pagò con la vita l’eccessivo suo amore per il potere, negli ultimi sussulti di una Roma repubblicana. Qualcosa sulla quale, forse,faremmo bene a meditare tutti. Così come su uno dei principali oggetti d'interesse del dictator: il potere di eleggere metà dei magistrati, riservandosi anche quello di poter raccomadare i membri della restante metà, certo di essere obbedito. (E al solito, con Shakespeare, a voler citare c'è solo l'imbarazzo della scelta: qui per esempio si evince come, già all'epoca, l'ostinazione arrogante al voler pensare con la propria testa fosse ritenuto esercizio assai sgradito perchè pericoloso.)

CESARE - Antonio!
ANTONIO - Dimmi, Cesare…

CESARE - Intorno a me voglio solo vedere
gente bene paffuta e ben lisciata,
e che dorma la notte
. Troppo magro
e segaligno è Cassio e legge troppo:
tipi così sono pericolosi.


ANTONIO - Non temerlo, non è pericoloso.
È un nobile romano, e ben disposto.

CESARE - Vorrei fosse più in carne!
Non ch’io lo tema; ma se di qualcuno
dovesse aver paura il nome mio,
non so qual uomo scanserei più in fretta
di quel Cassio sparuto e allampanato.
Legge molto, è un acuto osservatore,
e al contrario di te,
scruta nel fondo le azioni degli uomini;
non ama nessun genere di ludi;
non gli piace la musica;

sorride raramente, e se sorride,
lo fa come ad irridere se stesso,
a farsi beffa del suo proprio spirito
per essersi concesso di sorridere
davanti a questa od a quest’altra cosa.
Individui così non hanno pace
finché si trovin davanti qualcuno
che s’elevi più in alto;
e quindi sono assai pericolosi.
Parlo naturalmente in generale,
voglio dire di quel ch’è da temere,
non perch’io tema, ch’io son sempre Cesare.

Passami a destra, ché da quest’orecchio
ci sento poco, e dimmi che ne pensi.

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14 giugno 2010
A Cesare quel che è di Cesare...
Credo che certa propaganda anti governativa a tutti i costi sia più dannosa, per chi trovi certe prese di posizione della Lega grottesche, anche delle balle di governo.
Quindi, per essere onesti, e soprattutto sottolineare l'onestà di mezzi d'informazione troppo spesso tacciati a vanvera di essere di parte, segnalo la rettifica pubblicata su Repubblica della notizia relativa a Zaia e al supposto sorpasso del "Va pensiero" sull'Inno nazionale.

Non posso però non notare che a tante notizie relative a comportamenti e atteggiamenti ben peggiori di questo, non è quasi mai seguita una smentita, soprattutto da parte dei diretti interessati.
Il che fa pensare che da smentire, in quei casi, ci fosse ben poco.
Quindi, ai legaioli idioti e tronfi che per oggi possono riempirsi la bocca di insulti nei confronti della mala informazione, ricordo che forse un po' di misura sarebbe d'uopo, tenuto conto di tutte le stronzate che si sono lasciati REALMENTE scappare in questi anni, e che solo loro paiono avere dimenticate.

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27 maggio 2010
"Berlusconi a Confindustria non ha risparmiato una dura critica ai governi precedenti: "Non ve la potete prendere con questi poveracci del governo che hanno ereditato la situazione da chi ha governato nei decenni precedenti ed è riuscito persino a moltiplicare per 8 il debito pubblico".

Chi c'era al governo nei decenni precedenti? ah già, lui... un ventennale di governo Berlusconi, salvo piccoli incidenti di percorso. Certo che avere faccia di tolla e memoria cortissima, ce l'ha!
Soprattutto se si ricordi quanto è misteriosamnete lievitato, durante il suo governo, il suo patrimonio personale. Ma ovviamente il conflitto di interessi è solo una lagna di chi è invidioso del nano pelato...

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23 marzo 2010
Cent'anni di Kurosawa
Anche qui si rende onore al Maestro.

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05 febbraio 2010
Lasciate che gli innocenti vengano a me...
Ci sono italiani di molti tipi: alti, bassi, biondi, bravi, cattivi. Come i cinesi. Però loro sono un po' ignoranti, non lo sanno. Loro pensano che tutti i cinesi sono uguali perché non hanno viaggiato come me.
(Tong, 9 anni, Cina)

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06 agosto 2009
64 anni fa...
...Hiroschima e i suoi circa 140 mila morti, senza contare gli 'hibakusha' o gli 80 mila (sempre senza contare gli 'hibakusha') morti di Nagasachi, come oggi fra tre giorni - 9 agosto 1945.
Non per sminuire l'orrore, anzi, ma ci ricordiamo che ne morirono, altrettanto orribilmente, molti di più con le bombe incendiarie?
Ha senso ostinarsi a ricordare?
Non lo so.

Io per prima ho lasciato passare sotto silenzio molti anniversari, Bologna per prima, compreso uno privato molto doloroso, in questo tempo.
Ma quando giro per blog - quando ne ho ancora voglia: come esercizio catartico ieri ho sforbiciato senza pietà la mia lista privata dei "preferiti" e mi pareva di togliermi pesi uggiosi dalle spalle - trovo solo cazzate, lagne personali, discutibili sperimentazioni letterarie, masturbazioni letterarie e non, etc etc...
Ebbene, dopo aver leggiucchiato un po' di questa noia, ero per esempio tentata di scrivere a una cosiddetta "blogstar" che medita come fosse il Dialogo sui Massimi Sistemi di Galileo, circa la necessità di un periodo di stand by: ma chiudi, deficiente, che delle tue segate pseudo intellettuali non ci potrebbe fregare di meno!

E invece no.

Questo insulso e vuoto mondo dei blog, in declino qualitativo, asfittico, narcisistico, vergognosamente autoreferenziale e noioso sino alla morte, sopravvive: per cazzoni, illusi, imbecilli e grafomani che ormai infestano la Rete.
E allora io ricordo qualcosa che tutti o quasi paiono avere dimenticato e mi chiedo: ma tu, emerita testa di cazzo, fossi stato lì, ora, vorresti che qualche essere umano si ricordasse del tuo dolore, oppure va bene così, per te?
...tanto, di teste di cazzo abbondiamo oltre ogni umano dire.

E allora io
invito a ricodare, a differenza di tutti i blog che ho visitato oggi, una ferita drammatica per tutta l'umanità.
PERCHE' PARLARE DEL PROPRIO OMBELICO E' COSì GRATIFICANTE, MA INTERESSARSI A QUELLO DEGLI ALTRI VA SEMPRE MENO DI MODA.
Statemi tutti bene.

"L'ira è più utile della disperazione!"
Terminator a John Connor, in Terminator 3

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02 agosto 2009
I TEMPI STANNO CAMBIANDO
The Times They Are A-Changin'
(1963)
Come gather 'round people
Wherever you roam
And admit that the waters
Around you have grown
And accept it that soon
You'll be drenched to the bone.
If your time to you
Is worth savin'
Then you better start swimmin'
Or you'll sink like a stone
For the times they are a-changin'.

Come writers and critics
Who prophesize with your pen
And keep your eyes wide
The chance won't come again
And don't speak too soon
For the wheel's still in spin
And there's no tellin' who
That it's namin'.
For the loser now
Will be later to win
For the times they are a-changin'.

Come senators, congressmen
Please heed the call
Don't stand in the doorway
Don't block up the hall
For he that gets hurt
Will be he who has stalled
There's a battle outside
And it is ragin'.
It'll soon shake your windows
And rattle your walls
For the times they are a-changin'.

Come mothers and fathers
Throughout the land
And don't criticize
What you can't understand
Your sons and your daughters
Are beyond your command
Your old road is
Rapidly agin'.
Please get out of the new one
If you can't lend your hand
For the times they are a-changin'.

The line it is drawn
The curse it is cast
The slow one now
Will later be fast
As the present now
Will later be past
The order is
Rapidly fadin'.
And the first one now
Will later be last
For the times they are a-changin'.


The Times They Are A-Changin'
2006
Venite intorno gente
dovunque voi vagate
ed ammettete che le acque
attorno a voi stanno crescendo
ed accettate che presto
sarete inzuppati fino all'osso.
E se il tempo per voi
rappresenta qualcosa
fareste meglio ad incominciare a nuotare
o affonderete come pietre
perché i tempi stanno cambiando.
Venite scrittori e critici
che profetizzate con le vostre penne
e tenete gli occhi ben aperti
l'occasione non tornerà
e non parlate troppo presto
perché la ruota sta ancora girando
e non c'è nessuno che può dire
chi sarà scelto.
Perché il perdente adesso
sarà il vincente di domani
perché i tempi stanno cambiando.
Venite senatori, membri del congresso
per favore date importanza alla chiamata
e non rimanete sulla porta
non bloccate l'atrio
perché quello che si ferirà
sarà colui che ha cercato di impedire l'entrata
c'è una battaglia fuori
e sta infuriando.
Presto scuoterà le vostre finestre
e farà tremare i vostri muri
perché i tempi stanno cambiando.
Venite madri e padri
da ogni parte del Paese
e non criticate
quello che non potete capire
i vostri figli e le vostre figlie
sono al dì la dei vostri comandi
la vostra vecchia strada
sta rapidamente invecchiando.
Per favore andate via dalla nuova
se non potete dare una mano
perché i tempi stanno cambiando.
La linea è tracciata
La maledizione è lanciata
Il più lento adesso
Sarà il più veloce poi
Ed il presente adesso
Sarà il passato poi
L'ordine sta rapidamente
scomparendo.
Ed il primo ora
Sarà l'ultimo poi
Perché i tempi stanno cambiando.

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21 giugno 2009
La Certosa
E pensare che nell'intenzione originaria di san Brunone, fondatore dell'ordine dei certosini, le Certose (nate sul modello dell'originale Chartreuse presso Grenoble)dovevano distinguirsi per la posizione disagevole e selvaggia e l'aspra solitudine, predisponente al lavoro per l'autosostentamento e alla meditazione eremitica a lui così cara, dei suoi monaci...

Altro che farfalline e tartarughine.
Che tempi, che more!
(che schifo)

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08 giugno 2009
The day after
Non guardo ai voti della sinistra, da anni ormai riconosciuta dichiaratamente masochista (mi permetto: a volte mi chiedo se non sia anche un po’ cretina…), e in quanto tale votata a fare le scelte più stupide e balenghe per REGALARE la vittoria agli avversari.
Da tanto sono cretina e disillusa circa il raziocino, e non la”panza”, nel governare il mondo, ogni volta spero che i nostri “Prodi Anselmi” si rassegneranno a capirla, questa elementare lezione di realpolitik e agiranno di conseguenza.
Ovviamente ogni volta invano.
E non mi si venga a parlare della pretestuosità dei “voti persi”…, prima si vince, poi, al limite, si litiga per i voti cretini… ma fagliela tu capire…
E qui uno si potrebbe anche chiedere perché si ostina a appoggiare una certa coalizione di voto, ma sono, come dire: faccende private. Ahimé.

Sono davvero stanca: stanca. Stanca di esser stanca, come diceva un poeta africano, stanca di aspettare che la sinistra la pianti di cazzeggiare e inizi a riconoscersi nel suo popolo sempre più derelitto e sfiduciato ma nonostante tutto fedele, che pure, secondo me, pare avere le idee molto più chiare della sua leadership, ma - CRISTO! - Non molla! e allora un po’ di soddisfazione dagliela, accidenti!

Forse “papi” qualcuno lo ha disgustato per davvero!
Ottimo: scoprire gli italiani boccaloni, ma ancora con qualche rimasuglio di coscienza civile, ci induce a sperare (moderatamente) per il futuro.
Anche se i figli di zoccola, la sorte di solito li favorisce sempre…
Forse, con gli anni e un certosino lavoro di RI - EDUCAZIONE CIVILE, potremo tornare a fare parte, a testa alta, dell’Europa e più in generale, delle nazioni LIBERE E DEMOCRATICHE.

Ad maiora, sempre sperando di arrivarci vivi…

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26 maggio 2009
Fermo restando
... che la definizione "ciarpame" per la politica italiota è e resta particolarmente calzante, ma lo ha notato anche qualcun altro che a pochi giorni dalle elezioni europee, praticamente nessuno ne parla più?

Per favore, se qualcuno conosce o deve pubblicizzare programmi, liste elettorali o altre cose serie, si sbrighi a farlo, prima che la politica delle veline abbia davvero subdolamente la meglio.

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06 maggio 2009
Questioni di fiducia
"Il governo pone la questione di fiducia (istituto parlamentare riservato al Governo)su una legge (o più comunemente su un emendamento ad una legge), qualificando tale atto come fondamentale della propria azione politica e facendo dipendere dalla sua approvazione la propria permanenza in carica. "
Insomma, quando non è poi così solido e di fatto non è più sicuro di possedere ...di default quella fiducia da parte del Parlamento, che gli è stata necessaria per potersi insediare legalmente.
Quante volte la maggioranza è andata sotto dall'insediamento del governo?
Quante volte ha posto la questione di fiducia l'attuale solidissimo governo?
Circa una volta alla settimana, o due? Facciamo una volta al mese?
E mentre oggi per l'ennesima volta su una normale votazione parlamentare su di un ddl presentato da un partito di tale maggioranza il governo, dopo aver rimandato il voto, va sotto, ecco porre la questione di fiducia.
Ancora una volta; l'ennesima.

Ma gli italiani, persino quelli che magari a loro insaputa figurano garruli e lieti circa i destini della Patria nelle statistiche del PdL, queste cose le sanno oppure no?
Secondo me, no.

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09 dicembre 2008
Cose da ricordare
Mentre il Potere Legislativo è soffocato e umiliato da continui abusi e arroganti distorsioni della Carta Costituzionale della Repubblica Italiana; mentre il Potere Giudiziario mostra la parte peggiore e più ambigua di sé, in un balletto informatico ben orchestrato; mentre una parte del Potere Esecutivo dimostra, una volta di più, la necessità della strenua difesa dei valori etici nell'amministrazione della Cosa Pubblica da parte delle più alte Istituzioni dello Stato, proprio a partire da quelle stesse Istituzioni, che devono essere prive anche del sospetto di una sola ombra, non so perché ma mi è parso importante ricordare che
OGNI DEMOCRAZIA SI BASA SULLA DIVISIONE IRRINUNCIABILE E NETTISSIMA DEI TRE POTERI DELLO STATO.
E mi sento pure di consigliare a tutti di ripeterselo, come un mantra, tutte le mattine davanti allo specchio, perché temo qualcuno, mellifluamente, ambiguamente, astutamente e criminalmente, dopo aver addormentato sempre più la coscienza civica del Paese, cercherà di far credere il contrario, uccidendo così Democrazia e Legalità.

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01 dicembre 2008
L'angoscia
"L’ANGOSCIA

A chi mai canterò la mia tristezza?...
Crepuscolo della sera. La grossa, umida neve tùrbina fiaccamente intorno ai fanali or ora accesi e si posa in uno strato sottile e morbido sui tetti, sul dorso dei cavalli, sulle spalle, sui berretti di pelo. Il vetturino Jona Potàpov è tutto bianco, come un fantasma. Si è curvato quanto è possibile curvarsi a un corpo vivo, siede a cassetta e non si muove. Se anche lo coprisse un cumulo di neve, egli non sentirebbe il bisogno di scuoterselo di dosso... Anche la sua cavallina è bianca e immobile. Per la sua immobilità e angolosità di forme e le sue gambe rigide come bastoni è, anche da vicino, simile a uno di quei cavallucci di pane che i fornai vendono per una copeca. Con tutta probabilità essa è immersa ne’ suoi pensieri. Chi, uomo o bestia, è stato strappato all’aratro, ai paesaggi noti e grigi, per esser gettato qui, in questo baratro, pieno di luci mostruose, di incessante frastuono e di uomini in corsa, non può non pensare.
Jona e la sua cavallina non si muovono da quel posto da un pezzo. Sono usciti dalla rimessa ancor prima del pranzo e quanto a clienti niente e poi niente. Ma ecco sulla città discendono le ombre della sera. Il pallore della luce dei fanali cede a un color vivo, e l’andirivieni della via si fa più rumoroso.
“ Vetturino, via Viborg!” ode Jona. “Vetturino!”.
Jona sussulta e attraverso le ciglia incollate di neve vede un militare in cappotto col cappuccio.
“ Via Viborg!” ripete il militare. “O che, dormi? Via Viborg!”.
In segno di assenso Jona tira le redini, e a questo atto dal dorso della cavalla e dalle sue spalle casca la neve a strati... Il militare si siede nella slitta. Il vetturino fa schioccare la lingua, allunga il collo come un cigno, si solleva e, più per abitudine che per necessità, agita la frusta. Anche la cavallina allunga il collo, piega le gambe ch’eran simili a bastoni e si mette in moto indecisa.
“ Dove vai, demonio?” grida una voce a Jona, appena si è mosso, dalla folla oscura che cammina davanti e dietro a lui. “Dove diavolo vai a finire? Tieni la destra!”
“ Tu non sai guidare! Tieni la destra!” dice irritato il militare.
Un cocchiere dalla cassetta d’una carrozza lo rimbrotta, un passante che attraversa la strada e che ha sfiorato con la spalla il muso della cavallina, lo guarda con rabbia e scuote dalle maniche la neve. Jona siede a cassetta come sugli aghi, spinge i gomiti dai lati e si guarda intorno, come asfissiato, quasi che non capisca dove si trovi e perché.
“ Come son tutti furfanti!” dice argutamente il militare. “Spiano l’occasione per scontrarsi apposta con te o cascare sotto il cavallo. Certo si sono messi d’accordo.”.
Jona dà uno sguardo al passeggero e muove le labbra... Vuole evidentemente dire qualche cosa, ma dalla gola non esce niente altro che un mugolio.
“ Cosa?” domanda il militare.
Jona torce le labbra ad un sorriso, sforza la gola e dice rauco: “Un figlio, signore... mi è morto questa settimana.”.
“ Uhm!... E di che cosa è morto?”.
Jona si gira con tutto il torso verso il passeggero e dice:
“ E chi lo sa? Di febbre, pare... È rimasto due giorni all’ospedale ed è morto... volontà di Dio.”.
“ Svolta, diavolo,” si sente gridare nell’oscurità. “Sei ammattito, vecchio cane? Guarda dove vai!”.
“ Va, va...” dice il passeggero. “Così non arriveremo neanche domani. Va più svelto.”
Il vetturino allunga di nuovo il collo, si solleva e con grazia pesante agita la frusta. Parecchie volte poi si volge a gettare un’occhiata al passeggero, ma questi ha chiuso gli occhi, e evidentemente non è disposto ad ascoltare. Depostolo in via Viborg, Jona si ferma presso una trattoria, si piega sulla cassetta e di nuovo resta immobile... La neve umida di nuovo imbianca lui e la cavallina. Passa un’ora, due...
Sul marciapiede, battendo rumorosamente le soprascarpe e litigando passano tre giovanotti: due alti e sottili, il terzo piccolo e gobbo.
“ Vetturino, al ponte della Polizia!” grida con voce stridente il gobbetto. “Per tre... un ventino!”.
Jona tira le briglie e fa schioccar la lingua. Il prezzo di un ventino non è conveniente, ma ora non gli importa del prezzo... Rublo o soldo, per lui ora è tutt’uno, purché ci sia qualcuno da condurre... I giovani, urtandosi e dicendo male parole, si avvicinano alla slitta e vi salgono tutti e tre insieme. Comincia la discussione sul problema chi debba sedere e chi stare in piedi. Dopo un lungo bisticcio e capricci e rimproveri, decidono che in piedi deve restare il gobbetto perché è il più piccolo.
“ Su, muoviti!” dice con la sua vocina stridente il gobbetto, accomodandosi e respirando sulla nuca di Jona. “Picchia! Ma che berretto hai, buon uomo! In tutta Pietroburgo non ne trovi uno peggiore...”.
“ Ih, ih! Jona ride. “È quel che c’è...”.
“ Su, quel che c’è, sbrigati! Ci vuoi portare così adagio per tutta la strada? Sì? E se ti dessi un golino?”.
“ Mi duole la testa...” dice uno dei due altri. “Ieri dai Dukmàsov io e Vaska abbiamo bevuto, in due, quattro bottiglie di cognac.”.
“ Non capisco a che scopo mentire!” si arrabbia l’altro. “Menti come un animale.”.
“ Che Dio mi punisca, se non è vero...”.
“È vero, come è vero che un pidocchio ha la tosse.”.
“ Ih!” Sorride furbescamente Jona. “Gente allegra!”.
“ Che il diavolo ti porti!...” il gobbetto si indigna. “Vai o non vai, peste che non sei altro! Che si guida così? Ma dàgli con la frusta! Su, diavolo! Su! Come si deve!”.
Jona sente dietro la schiena agitarsi il corpo e tremare la voce del gobbetto. Ode le contumelie che gli sono rivolte, vede delle persone e questo gli alleggerisce nel petto il senso della solitudine. Il gobbo continua a insolentire fino a che una insolenza artificiosa enorme non gli va di traverso e lo fa tossire. I due altri cominciano a parlare di una certa Nadezda Petròvna. Jona li sbircia, di tanto in tanto. Approfittando di una breve pausa, si volge indietro un’altra volta e borbotta:
“ E a me... questa settimana... è morto... un figlio.”.
“ Tutti morremo...” sospira il gobbo, asciugandosi dopo un attacco di tosse le labbra. “Frusta, frusta! Signori, io assolutamente non posso più andare avanti così! Quando arriveremo dunque?”
“ E tu dàgli un po’ di coraggio... sulla schiena!”.
“ Vecchia peste, senti? Ti romperò le ossa, Capisci? Se si fanno cerimonie con voialtri, è come andare a piedi!... Senti? o t'infischi delle nostre parole?”.
E Jona ode, più che non intenda, la voce che gli risuona dietro la nuca.
“ Il!...” ride. “Gente allegra! Che Dio conceda loro salute!”.
“ Vetturino, sei ammogliato?” domanda uno dei due alti.
“ Io? Ih... gente allegra! Adesso ho una moglie... la terra umida... oh, oh, oh... La fossa, voglio dire... Il figlio ora mi è morto ed io sono vivo... Strana cosa la morte! S’è sbagliata d’uscio... Invece di venire da me, è andata dal figlio...”.
E Jona si volta per raccontare come è morto il suo figliuolo, ma qui il gobbetto respira di sollievo e dichiara che, grazie a Dio, finalmente sono arrivati. Preso il ventino, Jona guarda a lungo dietro ai tre sfaccendati, che dispaiono in un portone oscuro. È di nuovo solo, e di nuovo si rifà per lui il silenzio... L’angoscia calmata per poco ricompare e lancina il petto con più forza ancora. Gli occhi di Jona inquieti e dolorosi seguono la gente, che corre ai due lati della via; non ci sarà fra quelle migliaia di persone neanche una che voglia ascoltarlo? Ma la folla corre e non si accorge né di lui, né della sua angoscia... L’angoscia è immensa, senza limiti. Se il petto di Jona scoppiasse e l’angoscia se ne riversasse fuori, inonderebbe tutto il mondo, e pure non si vede. Ha saputo trovar posto in un guscio così piccolo, che non la scorgeresti neanche di giorno col lume...
Jona vede un portiere con un fagottino e decide di mettersi a parlare con lui.
“ Caro, che ora è?” domanda.
“ Son quasi le dieci... Perché ti fermi qui? Vattene!”.
Jona si allontana di qualche passo, si curva e si dà tutto alla sua pena... Oramai considera inutile rivolgersi agli uomini. Ma non passano nemmeno cinque minuti, e si drizza, scrolla il capo, come se avesse sentito un dolore acuto, e scuote le briglie... Non ne può più.
“ Alla stalla!” pensa. “Alla stalla”.
E la cavallina, quasi che abbia capito il suo pensiero, si mette a trottare. Un’ora e mezza dopo, Jona siede già presso una grande stufa sudicia. Sulla stufa, sul pavimento, sulle seggiole, dappertutto c’è gente che russa. Nell’aria c’è un caldo grave, soffocante... Jona osserva i dormienti, si gratta e rimpiange di esser tornato presto a casa...
“ Non sono andato a prendere l’avena,” pensa. “Per questo sono triste. Un uomo pratico del proprio mestiere, quando ha mangiato e dato da mangiare al cavallo, è sempre tranquillo...”
In uno degli angoli si leva un vetturino giovine, borbotta assonnato e va verso il secchio dell’acqua.
“ Hai sete?” domanda Jona.
“ Pare.”.
“ Ecco... Alla tua salute... E a me, caro, è morto un figlio... L’hai sentito? Questa settimana all’ospedale... Una storia!”
Jona osserva quale effetto producano le sue parole, ma non vede niente. Il giovine si è coperta la testa e dorme già. Il vecchio sospira e si gratta... Come il giovine aveva voglia di bere, così egli ha voglia di parlare. Presto farà una settimana che il figlio è morto e lui non è riuscito parlare con nessuno... Bisogna parlare con metodo, con qualche pausa... Bisogna raccontare come il figlio si è ammalato, come ha sofferto, che cosa ha detto prima di morire, come è morto... Bisogna descrivere i funerali e la sua corsa all’ospedale in cerca dell’abito del morto. Al paese è rimasta la figlia Anìs’ja... E bisogna parlare anche di lei... Che è poco quello di cui ora potrebbe parlare? Chi ascolta deve dare in esclamazioni, deve sospirare, fare lamenti... Con le donne sarebbe ancora meglio. Anche se sono stupide, dànno in singhiozzi dopo due parole.
“ Vado a dare un’occhiata al cavallo,” pensa Jona. “Avrò sempre tempo di dormire... dormirò abbastanza lo stesso...”.
Si veste e va nella stalla. Pensa all’avena, al fieno, al tempo che fa... Al figlio, quando è solo, non può pensare... Parlare di lui con qualcuno può, ma pensare solo e disegnare a se stesso la figura di lui è penoso e insopportabile...
“ Mangi?” domanda Jona alla cavalla, vedendo i suoi occhi lucenti. “Mangia, mangia... Non siamo andati a comperar l’avena e dunque mangeremo del fieno. Sì... Sono vecchio ormai per il mestiere... a mio figlio toccava, non a me... Quello era un vero vetturino... Fosse ancora vivo...”.
Jona tace per qualche tempo, poi continua:
“ Così è, cavallina cara... Non c’è più Kusmà Jonyc... Se ne è andato, morto, inutilmente... Ora, diciamo, tu hai un piccolo puledro e tu di questo piccolo puledro sei la mamma... E d’improvviso, diciamo, questo stesso piccolo puledro muore... Non è una pena?”.
La cavallina mangia, ascolta e soffia sulla mano del suo padrone...
Jona si commuove e racconta tutto a lei...."

Anton Pavlovič Čechov

Racconti, volume primo, Garzanti, Milano, 1965

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09 ottobre 2008
Cose pericolose
"Lift not the painted veil
which those who live "

(non sollevare il velo dipinto
di coloro che il vivere chiamano vita).
Percy Bysshe Shelley

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11 settembre 2008
9.11.2001
Potrei cercarli io, ma così faccio prima...con un piccolo furto...

Per il resto - no comment, se non per pensare che, ammesso ne avessimo avuta una, fra le cose perse per sempre, da tutti, in questi anni , c'è di certo l'innocenza.

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04 settembre 2008
Sempre su cos'è la vita e cos' è la morte, alla faccia dell'Osservatore Romano, messo in discussione persino dal Vaticano!
Mi consola che, su questi spinosi problemi, si stia perlomeno cercado di lottare una battaglia che immagino più che mai accanita e irrazionale.
E che tristezza per la ragione umana: non è che a furia di spostare sempre più in là il confine fra vita e morte, i preti convinti di fare il volere di Dio, in realtà arbitrariamente gli si stanno sostituendo nella loro sicumera arrogante e priva di dubbi, sostenuta da dogmi e dichiarazioni di fede nate solo dalla mente umana, decisa come indiscutibile affermazione dalla loro ipocrisia, persino di fronte al ruolo stesso di Dio? e che Dio! a questo punto, che Egli abbia pietà per l’arroganza della loro anima selvaggia e accanita.

Così mi consola, dicevo, che una mente indiscutibilmente lucida come quella di Veronesi, sia sostanzialmente d'accordo con me.
Che il destino abbia pietà di chi a furia di ritenersi emissario di Dio, si convince di poterne persino decretare senza nessuna critica e riflessione né tanto meno autorizzazione reale, l'autentico pensiero. Che il loro risveglio sia doloroso e irrecuperabile quanto se lo meritano!

Forse, non capirete questo accanimento su di un tema che immagino per i più sia secondario rispetto ad altri: ma ho visto morire, male e senza dignità, troppi esseri umani, per fingere di non sapere e di non esserne profondamente indignata!!

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28 agosto 2008
ricordi... dedicati all'"Onorevole Frattini, che Dio l'abbia in gloria" e faccia espiare loro tutte le schifose guerre e lor colpe criminali!
A Loreda’, ovunque la vita ti abbia portata, quante volte l’abbiamo cantato assieme questo Pietro Gori; assieme, sulle note della tua chitarra?

“Addio Lugano bella o dolce terra mia
cacciati senza colpa gli anarchici van via
e partono cantando con la speranza in cuor.
E partono cantando con la speranza in cuor.

Ed è per voi sfruttati per voi lavoratori
che siamo incatenati al par dei malfattori
eppur la nostra idea è solo idea d'amor.
Eppur la nostra idea è solo idea d'amor.

Anonimi compagni, amici che restate
le verità sociali da forti propagate
è questa la vendetta che noi vi domandiam.
E questa la vendetta che noi vi domandiam.

Ma tu che ci discacci con una vil menzogna
repubblica borghese un dì ne avrai vergogna
noi oggi ti accusiamo in faccia all'avvenir.
Noi oggi ti accusiamo in faccia all'avvenir.

Cacciati senza tregua andrem di terra in terra
a predicar la pace ed a bandir la guerra
la pace tra gli oppressi, la guerra agli oppressor.
La pace tra gli oppressi la guerra agli oppressor.

Elvezia il tuo governo schiavo d'altrui si rende
d'un popolo gagliardo le tradizioni offende
e insulta la leggenda del tuo Guglielmo Tell.
E insulta la leggenda del tuo Guglielmo Tell.

Addio cari compagni amici luganesi
addio bianche di neve montagne ticinesi
i cavalieri erranti son trascinati al nord.
I cavalieri erranti son trascinati al nord.

[Vittorio Emanuele, figlio di un assassino
Dato che siamo contro la violenza, condana su Gaetano Bresci che uccise Umberto I]”


Vago senza scopo. La mia vita è tutta senza scopo...
così incappo in questa splendida ballata che il mio cuore non ha mai scordato.
Avessi potuto scegliere un partito politico vero, un partito nel quale credere e riporre le mie speranze giovanili, da quando a 16 anni lessi per la prima volta Bakunin, sarebbe stato quello anarchico, ecco perché:

"Here’s to you Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph!"

J. Baez

e che il ricordo del loro sacrilego sacrificio il 23 agosto 1927 non muoia mai nella memoria dei veri fratelli!!
"Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra - io non augurerei a nessuna di queste ciò che io ho dovuto soffrire per cose di cui io non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui io sono colpevole. Io sto soffrendo perché io sono un radicale, e davvero io sono un radicale; io ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano [...]"
B. Vanzetti


Il 23 agosto 1927, alle ore 0,19 veniva giustiziato sulla sedia elettrica Nicola Sacco.
Alle 0,26 toccava a Bartolomeo Vanzetti subire lo stesso destino.
Gloria ai martiri della giustizia di tutto il mondo

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19 agosto 2008
I Pirati veri chi sono?
Che noia, direte, si torna a parlare di Pirate bay...

Ora che pare che i discografici, non contenti di deviare tutti i visitatori del sito su www.pro-music.org. ovvero il sito gestito da Ifpi, associazione dell'industria discografica nel mondo. Ora che pare innegabile traccino tutti gli IP di coloro che, anche solo per vedere com'è la baia dei pirati - hai visto mai assomigliasse alla Baia dei relitti dei Pirati dei Carabi?
:D
ci hanno fatto una capatina.
Mentre solo gli utenti della rete (e neanche tutti: “ho da fare cose più serie” che mobilitarmi o allarmarmi di fronte a quella che si prepara come un attacco massiccio alla libertà in ogni senso la si voglia vedere, degli utenti!) strillano all'attentato alla privacy, visto che tale raccolta di dati potrebbe essere abbastanza ovviamente finalizzata ad una azione legale collettiva da parte dei discografici & Co. ma che c'entriamo noi che stiamo una bellezza, e la baia la abbiamo sempre visitata solo per innata simpatia per i Pirati?
Se non è violazione della privacy questa...
Ma ovviamente, i soliti cretini non capiranno, o ci arriveranno solo quando sarà troppo tardi, mentre nel frattempo mezzo mondo (l’altra metà è troppo impegnata a farsi la guerra o crepare di fame) ci dà dei fascisti governati da un dittatorello mediatico del cazzo! Se non avete paura di essere schedati, andate pure e verificate di persona, se son paranoie mie o realtà.
Così da ora non posso più visitare (visitare neppure passivamente!!!!) i siti che mi garbano senza esser spiata ed espormi a possibili conseguenze legali?!?

E allora, cari signori al governo che tanto avete strillato in difesa della privacy (vostra) contro le intercettazioni ambientali, ora, di fronte a questa macroscopica violazione del diritto alla privacy dei - vostri - cittadini e non dei vostri affari mafiosetti, intendete alzare il culo e ribadire il fatto che la legge e le tutele, in uno stato democratico, sono uguali per tutti, o preferite far finta di niente tanto a voi che ve ne frega - pirati lo siete già da un bel pezzo, ben prima dell'arrivo della Rete in Italia, e quindi ognuno per sé e Dio per tutti (tanto, anche Radio Maria ha invaso illegalmente fette di etere che non le spettavano, così, tanto per ricordare che Emilio Fede, il servo della gleba per eccellenza, è mica l’unico a godere di privilegi e favoritismi che sarebbero in un altro stato civile europeo incomprensibili, in uno stato di diritto, se non ricordando la famosa frase di Orwell:
“TUTTI I MAIALI SONO UGUALI, MA ALCUNI MAIALI ( E MI PIACEREBBE TANTO SOTTOLINEARE LA PAROLA MAIALI) SONO PIÙ UGUALI DEGLI ALTRI!?”

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13 agosto 2008
Tanti auguri a te!
Che tu viva a lungo felice, e rimanga accanto a me, che ti amo tanto!
Buon compleanno, piccolo meraviglioso amico!
:-))

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