07 settembre 2006
Fate un po' quel che vi pare
Ho sonno, sono stanca, non ho voglia di scrivere nulla, con il ritorno alla vita normale tornano anche tutti i medici e i controlli e le analisi e un nuovo centro specialistico o forse due. Il giro di giostra è ricominciato oggi.


Il Suttanipāta dice (I, 8)che per pacificarmi penso che tutti gli esseri siano felici, Che vivano in letizia e in tranquillità. Ogni cosa vivente, debole o forte, lunga, grande o media, visibile o invisibile, vicina o lontana, già nata o ancora da nascere, che tutte le creature siano felici... Così come una madre a rischio della sua vita sorveglia e protegge il suo unico figlio [e udite udite la Cassazione le dà ragione, ciumbia! che per il codice non si può mica testimoniare contro i parenti di primo grado: soliti giornalisti ignoranti], così come uno spirito senza limiti si deve amare teneramente, ogni cosa vivente, amare il mondo nella interezza, sopra, sotto, e tutt'intorno, senza limiti, con bontà indulgente e infinita.

Così lo metto qui, vado a spolverare i libri della libreria in camera, i libri della buona notte, e lascio che facciate un po' quel che vi pare, così, a titolo scientifico-sperimentale... magari non succede niente...

:-)
postato da la Parda Flora alle 18:42  

 

06 settembre 2006
Ancora l'angelica UZI
Implacabile, F. continua a passeggiarmi sui piedi (auto censura), ma non dà URL, non dà e-mail, quindi ancora una volta, e mi auguro davvero l’ultima perché sono stremata , annoierà non solo me.


Mi sono indormito (forse volevi dire addormentato?)a guardare Full Metal Jacket, a dire il vero. Sarà che noi dilettanti siamo troppo ottusi.
Gli F14 non volavano per l'USAF ma per l'Aviazione di Marina. Con tutto quel che ne segue.
Se le Forze Armate di tutto il mondo sono ancora ben fornite di elicotteri e i paesi europei stanno spendendo un sacco di soldi per dotarsi di Tigre/Tiger da attacco e tu hai ragione, c'è qualcosa che non funziona.
"Ho visto partire cose inimmaginabili da francobolli, grazie alla tecnologia di determinate portaerei": puoi raccontare? sono affascinato. e non scherzo affatto.
Quella sul gradimento di Top Gun era una battuta, chiedo venia.
Sugli armamenti aerei di Saddam nel 1991 bastano i giornali dell'epoca: l'aviazione irachena si trasferì in Iran (!) poco prima dello scoppio delle ostilità e non pensò minimamente di affrontare quella alleata. O si trattò di disinformazione per il pubblico?
Brave new world, stupendo, lo ho letto un paio di volte da giovane, appena passo da mio padre glielo frego.
Che io, da cattolico, non apprezzi le "eroiche forze progressiste" che combatterono nella Guerra Civile di Spagna non mi pare strano. Escludo però di estendere la mia reazionarietà al ruolo della donna, trattasi di tutt'altra faccenda.
rispettosi saluti



Ah beh, il Tiger... in effetti modelli da montare in vendita su e-bay ce n’è a iosa. Viene usato come elicottero d’attacco in Spagna Germania e Francia, dove è nato, e in Australia. E’ in uso dal 2002, quindi affermare che “i paesi europei stanno spendendo un sacco di soldi per dotarsi di Tigre o Tiger da attacco” mi sembra un’affermazione quanto meno azzardata.. Non mi risultano exploit di produzione. Poi, per favore... Spagna Francia e Germania non sono TUTTI I PAESI EUROPEI, come sa anche un bambino dell’asilo. Non è che a spararle grosse diventino vere. E’ vero invece che in Europa, Italia compresa, si sta investendo moltissimo sull’Eurofighter Tifone, un caccia - sentito ben? caccia - multiruolo, bimotore a getto, con ali a delta, che è uno degli aerei più efficienti oggi in servizio. Invece gli elicotteri, Tiger compreso, ed è una mia opinione, ma sostenibile e sostenuta da chi si occupi seriamente, professionalmente e non a tempo perso, di tattica e strategia militare, sono mezzi superati. Poi possono certo avere molti usi: ieri, è vero, i marò sono stati sbarcati dalle navi anche con elicotteri, oltre che con i mezzi da sbarco, ma ti pare fosse una situazione tattica di attacco? per favore, siamo seri... Gli elicotteri hanno problemi tecnici di instabilità che già davano da pensare a Leonardo da Vinci, nei suoi progetti di macchine volanti, e che ancora sono rappezzati, ma non risolti.
Comunque detto da uno che si addormenta di fronte a uno dei più bei film della storia del cinema...
Mi piacerebbe poi che qualcuno ti spiegasse, magari con calma così ci arrivi, che la United States Air Force (USAF) è l'aeronautica degli Stati Uniti, che è indipendente dall’esercito e ha propri aerei e proprie Portaerei, quindi uno è semplicemente l’acronimo (ma forse tu non sai cosa vuol dire acronimo? beh, pazienza, vendono i vocabolari apposta) dell’altro. A casa mia questo si chiama arrampicarsi sugli specchi, a casa tua vedi tu..
Vedi, l’esercito americano, caro il mio caporale, non è strutturato come quello italiano, o lo sapevi già? e così ogni corpo ha le sue specialità indipendenti da quelle degli altri corpi. Un esempio alla tua portata: la marina ha propri servizi segreti, e il loro più amato rappresentante era Magnum P.I.


Mi sconcerta e disgusta l’idea che un bravo cattolico si glori di approvare la dittatura, la soppressione della libertà di opinione e pensiero, la tortura e le fosse comuni. Infatti no spendi una parola per il genocidio di 100 mila curdi.Però forse il catechismo è cambiato da quando lo facevo io. Quindi immagino che, prendiamo un esempio, monsignor Romero, che vabbè, non era spagnolo ma salvadoregno, che viene ammazzato in chiesa mentre celebra la messa e predicava la giustizia sociale per il suo gregge, scannato perché scomodo al potere foraggiato dalla CIA, non scuota il tuo buon animo cattolico. In fondo, non era altro che un eroe delle forze progressiste, no?
La gente è davvero strana, non so cos’altro dire...

E veniamo ai famosi armamenti di Saddam nel 1991. Dunque, tu sei di quelli che crede ancora ai giornali (ipotizzo: Libero? Il Giornale?). Bene, prendiamone atto. Innanzi tutto i Caschi Blu crearono delle no-fly zones sul paese, sia pure senza l’approvazione Onu, il che diminuì i passaggi degli aerei iracheni, e lo fecero anche per difende gli sciiti che si trovavano a sud dello stato. Nel frattempo come sappiamo Saddam gasava per bene i curdi e ammazza e torturava oppositori, oltre ad invadere il Kuwait.
Non che gli americani siano santi, per carità, tutt’altro.
La sindrome del golfo è una realtà, l’uranio esaurito e impoverito, i pozzi incendiati, il probabile, ed illegale secondo l'estensione della convenzione di Ginevra, uso delle bombe dette Dasy Cutter, unito alle dettagliate informazioni che la Cia aveva sulla logistica irachena, ha creato drammi umani, ecologici ed economici immnani(per esempio la distruzione voluta di due reattori nucleari), tutte realtà che tu preso dalle caratteristiche tecnicomilitari delle armi forse hai sorvolato con eccessiva superficialità, quando ne accennammo la prima volta. Sarà che io ricordo Chernobyl e i NOSTRI bambini disperati perché, non potendo giocare fuori casa, non avrebbero mai conosciuto i nanetti curie. Comunque l’Iraq, oltre al misero elicottero abbattuto che tanto ti ha scandalizzato, secondo le testimonianze di piloti scappati in Iran, possedeva sei Tupolev Tu-22s, parecchi MirageF1s, SU-24mk Fencer-Ds, MiG-29 Fulcrums, su-20s, Su-22MFitters, Su-25Frogfoots, Mig-23s e un certo numero di Ilyushin Il-76 o Candide Nato e il prototipo segreto Il76 "ADNAN 1” che sono armati di cannoni 2 x 22 mm radar diretti. Che la guerra del Golfo sia famosa per il gran numero di defezioni che gli americani incontrarono da parte del nemico, è vero: una marea di piloti di sua iniziativa scappò in Iran o si arrese. Però tu prima hai detto: avevano quattro carrette, poi cambi idea e dici, non avevano quattro carrette, ma Saddam le nascose per non usarle contro gli americani, che nota bene nel frattempo gli scaricavano sulla testa tonnellate di bombe.
La verita è che la Iraqi Air Force fu spazzata via dall'aviazione USA. Probabilmente anche grazie alla decisione dei piloti iracheni di darsela a gambe, per motivi ideologici o de paura, chissà.
Contro i curdi vennero invece usati sì elicotteri (il terreno, il terreno montagnoso d’azione!) modello Mi-4, Gazelle, Alouette e Puma . Che nomi gentili per dei gli strumenti di morte, vero? Oh giusto, tu non sai il francese e allora per te, l’alouette è l’allodola. Il resto mi pare facilmente intuibile.
Te lo avevo promesso no, che con un po’ di calma ti davo l’armamento aereo di Saddam nel 1991.
Quindi in Kuwait MiG e Mirage, che direi sono sempre più del niente che ipotizzavi tu, dato che per te l’elicottero unico abbattuto dagli americani non dipendeva dalle armi non idonee, ma dal fatto che era l’unico elicottero iracheno, e invece in Iraq quello che c'era sicuramente erano gli elicotteri anti guerriglia curda.

Questo è tutto quello che ti posso dire, prendila per una lezione, prenditi appunti, fai quello che vuoi ma, per l’amor di Dio, se ancora non sei soddisfatto vai a cercarti altri maestri e lasciami in pace senza ulteriori ma, che poi scrivi una stupidata, perché di fronte alla stupidata è più forte di me, e mi viene da dirlo: ma sei scemo?

Più di così, fidati, non posso dirti: lascia alle signore qualche piccolo segreto, come fanno i veri gentiluomini.

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postato da la Parda Flora alle 10:56  

 

05 settembre 2006
Un muro
Ero seduta sul divanetto e fissavo il muro. Ho sviluppato una capacità professionale di fissare i muri, e anche i soffitti., tanto che a volte mi pare di vederci anche qualche cosa. Insomma, sono su questo divanetto e fisso il muro davanti a me e aspetto. Nella borsa c’è un libro - nelle borse in genere ho sempre un libro per i casi di emergenza - ma non mi va di leggere, non qui. Il divanetto è scomodo, la luce innaturale e sono tesa come un pugile che aspetti il knockout.
Nel corridoio parallelo, c’è un ragazzino di una cinquantina d’anni, che continua a chiedere spiccioli o sigarette, e più tu gli fai presente che non ne hai - un camice bianco passando lo ha fulminato con lo sguardo - più lui si fa insistente e fastidioso. Una signora in vestaglia color glicine, dai capelli stopposi e grigio cenere, con sguardo perduto si dondola su se stessa.
In fondo al corridoio della piccola sezione staccata, diciamo così, della psichiatria, c’è un grande prato con un laghetto per i germani, ora ghiacciato, che ogni volta mi ricorda sia Salinger sia Iggy la incantatrice d’api proprietaria del Whistle Stop Cafè nel romanzo della Flag. Pare che col freddo i germani si siano dati alla fuga, in cerca di specchi d’acqua più ampi e meno surgelabili: faccio il tifo per loro, anche se temo la pagheranno cara, fra idioti, cani randagi e inettitudine derivata dalla cattività .
Accanto a me, in piedi di fronte a un altro divanetto, c’è un signore piuttosto anziano, molto alto e distinto. Regge sul braccio come un giubbotto di salvataggio il suo cappotto cammello, e si guarda intorno, spiando gli studioli dei medici e le targhette coi loro nomi. Facendo finta di nulla smetto di guardare il muro e sbircio lui. Seduto sul divanetto c’è un giovane uomo che non supera di molto la trentina: il suo dolore e la sua paura sono palpabili come cotone soffice che imbottisca un cuscino. Parlano fra di loro, meglio parlottano, perché il giovane pare chiedere, rimostrare, e l’anziano invece si è assunto il difficile ruolo di consolatore. L’unica relazione possibile - guardo i loro nasi identici, la tenerezza con la quale l’anziano chiama per nome il più giovane, come se le sue labbra si fossero abituate a pronunciare con affetto e sollecitudine quel nome da secoli - è che siano padre e figlio.
Mi è inevitabile ricordare la prima volta che andai in oculistica a fare laser terapia per un iniziale distacco della retina sinistra. Dovendo rendere midriatica la pupilla, l’ovvio consiglio dei medici era di non guidare per alcune ore dopo la cura, così mi feci accompagnare in ospedale da mio padre. Dopo avergli indicato dove gli conveniva posteggiare, mi feci indicare l’accettazione e il reparto. Sbrigata la parte burocratica, ci sedemmo finalmente sui seggiolini di plastica dell’oculistica, e aspettammo, circa mezz’ora, in totale silenzio. Mio padre anzi si cercò una rivista e si mise a leggere. Finalmente feci la mia terapia (non è vero non sia dolorosa, in certi punti scendono le lacrime per il dolore anche se non vuoi) e riuscii.
E allora? mi chiese mio padre.
E allora domani devo tornare, ma non ti preoccupare, nonostante l’atropina ci vedo bene, mi arrangio io.
Va bene, disse lui, con evidente sollievo. Magari non gli piacciono gli ospedali, ma dubito che a parte gli ipocondriaci piacciano a nessuno.
Mi scuoto dal ricordo, né bello né brutto, lo definirei standard, e mi ritrovo mio malgrado a sbirciare i miei due compagni di attesa. Dev’esser successo qualcosa, nel frattempo, DENTRO il ragazzo, perché è sempre più agitato e piange, in un modo silenzioso e senza lacrime che mi strappa il cuore. Il padre si guarda attorno, visibilmente desolato, disperato e senza rivolgersi a nessuno chiede: ma si può lasciar soffrire una persona così? E’ possibile che una persona possa soffrire così tanto?
Mi rimetto a fissare il muro: ho visto in fondo al corridoio un camice bianco - venga a fare il suo lavoro, penso arrabbiata. Nella parete di fronte a me si aprono crepe come ragnatele, e anche nella vita, credo Magari sono i circuiti della Cricca del capo Bromden... Il soffitto invece è ancora intatto: riprenderò dal fissare quello.
postato da la Parda Flora alle 13:39  

 

04 settembre 2006
Le chiavi
Il mondo ha, grazie a Dio, infinite chiavi di lettura: una per ogni essere umano, ma una anche per ciascuna disciplina, per ciascun modo d'accostarsi alla conoscenza che l'essere umano ha elaborato nel suo percorso.
Vedere persone incapaci di comprenderlo, e ostinarsi ad usare sempre e solo l'unica chiave di lettura che conoscono anche su ciò che a loro è negato, a rischio di sfiorare il ridicolo, a costo di non dire nulla se non barricarsi dietro a parola e parole e parole che nascondono solo il vuoto di ciò che sta loro dietro, per paura di diventare semplicemente esseri umani, come tutti gli altri, e perdere quel potere che nonostante tutto li solletica, anche se preferirebbero morire piuttosto che ammetterlo, beh è triste e grottesco, perché dimostra che i vuoti bla bla bla non si esauriscono solo dietro le confidenze un po' sciocche e tenere di un adolescente, gli scambi insulsi dal paniettiere o al bar, ma rischiano, se non facciamo attenzione, che dalle autocompiaciute conventicole del mondo delle chiacchiere che tanto ci gonfiano di noi stessi ci accompagnino nella tomba, anche prima che il nostro momento sia venuto.
E dunque vai col minuetto delle riverenze e del quanto sono bravo io e quanto sei bravo tu, per paura di esser solo un po' troppo invecchiato per pensare davvero qualcosa di fresco, di nuovo, di autentico.
Piuttosto che finire così, che si rattrappisca la mano e la lingua si incolli al palato: per chi è già da tempo finito così, solo tanta, tanta pietà, perché la strada per tornare indieto è ardua e spinosa - e i piedini non abituati a camminare scalzi difficilmente troveranno l'umiltà e la forza per saperla seguire.
postato da la Parda Flora alle 20:55  

 

Sei
Vorrei iniziare l’analisi della presidenza Truman, rimarcando due dati di fatto:
il primo era che, come di consuetudine nelle elezioni americane, il vice presidente è complementare, non sovrapponibile al presidente. L’esperto di politica estera, quello che, contrariamente al pacifismo imperante negli USA come risultato psicologico della I guerra mondiale, temeva Hitler e sentiva con forza l’esigenza di partecipare autorevolmente alla siglatura dei trattati di pace era Roosvelt, che però mori nel 1945, passando il governo degli Stati Uniti a Truman, che godeva di grande appoggio al Senato.
Il secondo fatto da considerare è che Truman non solo non era esperto di politica estera, ma che nutriva, essendosi formato non con i classici studi universitari, una certa diffidenza, per non dire antipatia, per gli analisti della Casa Bianca. Ciò lo rende, se mi si scusa l’espressione forte, una sorta di cane sciolto, che preferisce scegliere affidandosi al proprio intuito e alla propria personale capacità di giudizio.
Ne risultò che di fronte alla posizione ufficiale rispetto alla questione Palestinese raggiunta principalmente con la mediazione di Henderson, Truman affermò che le sue preferenze andavano a favore delle rivendicazioni ebree. Ciò porto all’intensificarsi progressivo delle richieste sioniste sino al 1948, finendo persino con l’infastidire il sia pur silenzioso Truman. Fu però per questo tenace opera di persuasione che alla fine Clifford e Niles lo portarono alla convinzione che gli ebrei avessero diritto a un paese, per come avevano favorito la rielezione di Truman nel 1948: in tal modo Truman toglieva un vantaggio agli avversari repubblicani, ma quali erano in realtà le sue motivazioni? Certamente, i legami personali con la comunità ebraica americana e la consapevolezza dell’orrore dello sterminio perpetrato impunemente da Hitler in Europa, ma soprattutto la guida e la vicinanza di Niles, bostoniano e funzionario di fiducia nel New Deal, che dal 1945 è molto attivo in opposizione alla sorte subita dagli ebrei europei.
Possiamo quindi tranquillamente dire che la Presidenza Truman ha scarsa o nulla simpatia per le esigenze, pur esistenti, della Palestina.
Truman tentò dapprima di spingere il Congresso ad accettare un grande ingresso degli ebrei negli USA, ma di fronte al rifiuto del Congresso, iniziò a pensare alla Palestina come risorsa alternativa, mentre la posizione di Eisenhower era invecec quella che gli ebrei se ne tornassero nei rispettivi stati di origine.
Tuttavia, la condizione dei rifugiati era tale che anche Harrison, preside della facoltà di legge dell’Università della Pennsylvania alla guida di una specifica commissione, adottò la richiesta di far entrare 100 mila persone in Palestina, secondo i desideri di Truman, con certificati rilasciati dal Regno Unito.
La risposta inglese fu rapida e brutale, a sanzionarne la posizione ormai anti sionista: “fra le molte vittime di Hitler, gli ebrei non andavano considerati i primi della lista”.
Nell’arco di un anno, la posizione inglese s’era ribaltata, e ormai nulla restava ad impedire la resistenza ebrea in Palestina. Tuttavia, a parte le associazioni clandestine, per l’Agenzia ebraica non era semplice dichiarare guerra al Regno Unito da un giorno per l’altro, anche perché l’Agenzia ne sarebbe uscita inevitabilmente sminuita e delegittimata, come interlocutore giuridicamente riconosciuto. A malincuore, consapevole di queste conseguenze, Ben Gurion e i suoi dettero infine ordine il 1° ottobre 1945 all’Hagana di dare via alla rivolta armata, prendendo successivamente accordi, problematici ma efficaci, con le altre due associazioni clandestine emerse dall’ala destra dell’Agenzia. La notte fra il 31 ottobre e il 1 novembre 1945, le truppe dell’Hagana attaccarono i battelli della polizia inglese, affondandone due a Haifa e uno a Giaffa; inoltre, veniva messa fuori uso la rete ferroviaria e vennero danneggiate varie locomotive nello scalo merci di Lydda. Di fronte a questo attacco l’Inghilterra mostrò i muscoli, anche al di là delle proprie possibilità e le truppe di polizia e i soldati inglesi in Palestina raggiunsero il totale di 100 mila, anche se i recenti ricordi della Shoa impedivano comunque reazioni eccessivamente dure. Inoltre, l’appoggio dell’yishuv (ovvero la comunità ebraica residente in Palestina) sostenne con forza la resistenza. La posizione inglese si faceva sempre più insostenibile; nel febbraio del 1946 vennero colpiti tre aeroporti per un danno di ben circa due milioni di sterline.
Noniostante i primi morti, la guerriglia continuava, sinché fra il 16 e il 17 giugno, le forze ebraiche distrussero dieci degli undici ponti che collegavano la Palestina al Medio Oriente, ottenendone così l’isolamento temporaneo.

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postato da la Parda Flora alle 16:29  

 

03 settembre 2006
Una chiave
Così come Geremia ebbe l'audacia di individuare in Nabucodonosor un servitore di Dio, allo stesso modo la generazione di Auschwitz avrà forse l'ardire (...) di riconoscere in Auschwitz una aggressione divina?...

André Neher, Clefs pour le Judaïsme, Sghers,Parigi, 1977




Oggi, 3 settembre, sono 24 anni che il Generale dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, abbandonato dallo Stato, pagava la sua fedeltà all'onestà e alla correttezza verso quello stesso stato con la propria vita, quella della sua compagna, incinta del loro figlio, e con quella della sua guardia del corpo Domenico Russo.
Con la sua morte, sparirono le documentazionni relative al rapimento e all'omicidio dello statista Aldo Moro, apparentemente disposto, con il cosiddetto compromesso storico, ad aprire un dialogo politico con la sinistra Italiana. In "Piazza delle Cinque Lune" di Renzo Martinelli (dopo aver da poco visto il Caimano, pare che in Italia le verità scomode, come per esempio che la giustizia è uguale per tutti, le possa dire solo la fiction e non la politica), viene pesantemente accusata la Cia come responsabile di aver infiltrato propri elementi nel grupppo delle BR responsabile del rapimento, così da impedire una avanzata delle sinistre in Italia.
Resta ancora oggi l'ostilità della famiglia Moro per i vecchi compagni di partito dell'onorevole. E' solo uno dei tanti misteri italiani. Uno in più.
Di Dalla Chiesa si sa che lo uccisero Antonino Madonia e il pentito Calogero Ganci; Il Russo invece fu freddato da Pino Greco o' "Scarpuzzedda".

Questa che sentite è una vecchia canzone di Cat Stevens,che si chiede dove potranno andare a giocare i bambini. Cat Stevens, oggi da tempo convertito all'Islam, giustifica quella scelta con queste parole:
“Sono approdato all'Islam verso i trent'anni, dopo i miei vagabondaggi di pop star. Una delle prime cose che ho a suo tempo imparato è che il termine Islam deriva da Salam, che significa pace. L'Islam è un credo religioso ben distante dalla violenza, dalla distruzione e dal terrorismo che abbiamo sperimentato in questi giorni. Si è già puntato il dito contro i musulmani e il mondo arabo, ma lo spettacolo di morte e strage indiscriminata non ha nulla a che fare con una religione in cui razionalità scientifica e credo spirituale si fondono, una religione che unisce"
E a prescindere dalla fede politica, credo che vedendo gli ultimi trent'anni di vita politica e civile in Italia, se lo sarebbero chiesti sia Moro, sia Dalla Chiesa, dove avrebbero potuto andare a giocare i bambini...

Well I think it's fine, building jumbo planes.
Or taking a ride on a cosmic train.
Switch on summer from a slot machine.
Get what you want to if you want, 'cause you can get anything.

I know we've come a long way,
We're changing day to day,
But tell me, where do the children play?

Well you roll on roads over fresh green grass.
For your lorryloads pumping petrol gas.
And you make them long, and you make them tough.
But they just go on and on, and it seems you can't get off.

Oh, I know we've come a long way,
We're changing day to day,
But tell me, where do the children play?

When you crack the sky, scrapers fill the air.
Will you keep on building higher
'til there's no more room up there?
Will you make us laugh, will you make us cry?
Will you tell us when to live, will you tell us when to die?

I know we've come a long way,
We're changing day to day,
But tell me, where do the children play
postato da la Parda Flora alle 19:09  

 

Silenzio, si gira (e c'è un solo ciak, dev'esser buona la prima)
Francesco Nuti è al policlinico di Roma in coma: cosa sia successo non si sa, se non che egli ha un grave trauma cranico che potrebbe ucciderlo, dopo che, da un passato di successo, era scomparso inghiottito dalla depressione, dall'alcolismo che ad essa è spesso legato e dalla disperazione di non riuscire più a trovare qualcuno che gli desse sufficente fiducia da farlo lavorare, da concedergli la dignità del lavoro e dell'espressione di sè attraverso la creatività. Ma come condannarli, quando il tuo regista, l'uomo al quale hai affidato i tuoi soldi, si rivela chiaramente inaffidabile?
Era un bel po' che non si sentiva parlare di lui, se non ricordo male da quando aveva tentato il suicidio. Allora lo star system s'era ricordato della sua esistenza. Così come s'era stupito e aveva frignato, improvvisamente memore, il suo confiteor di fronte ai sucidi di Mia Martini e Gabriella Ferri, coi come mai,e coi perché, concludendo inevitabilmente con l'ammissione della non comprensione, nell'apoteosi del proprio auto assolvimento.
Buffo, vero? - chi è malato lo sa meglio di tutti di non essere compreso.
Poi, nuovo giro di giostra: chi è il prossimo? E di loro più nulla, caduti nel nulla, come tanti altri artisti che la vecchiaia rende invisibili e abbandonati. Per esempio, chi non ricorda la vera voce dell'orso Yoghi, quella del bravissimo Francesco Mulé, morto solo in una corsia di ospedale dopo una lunga malattia che pochissimi avevano squarciato con la luce di un ricordo, di una visita, di una risata. Sì, perché finché sai ridere delle cose e del mondo, e anche di te,non sei davvero sconfitto.
Cosa sia succeso la scorsa notte non sappiamo: forse Nuti era ubriaco ancora; forse ha tentato di suicidarsi per l'ennesima volta; forse è davvero stato un incidente (a me per esempio, complici le ciabattine tipo mare e i piedi sudati, è capitata l'umiliante esperienza di prendere il volo sulle scale della dispensa, mentre andavo a prendere i pelati, e mi ha salvato solo il fatto che mi tenevo al corrimano, altrimenti mi sarei fratturata qualche vertebra: me ne è restata una tale paura per le scale, soprattutto se vecchie,levigate e scivolose, che le vacanze a Positano, che pure amo, erano un vero incubo).
Di Nuti si diceva che in fondo si era sputtanato un patrimonio, non solo di credibilità, ma anche economico, ma non so di cosa fosse malato, non mi pare lo si dica. Forse al di là del voyerismo non interessa neanche tanto saperlo.
La Redfield Jamison, una delle massime esperte americane sulla sindrome bipolare, della quale è malata essa stessa, racconta come in un momento di maniacalità arrivò a spendere 27 mila dollari in un giorno (non bruscoli!), e di come il fratello, senza una sola parola di rimprovero o recriminazione, fece un debito e le coprì completamente l'ammanco. Kay in varie circostanze ha sempre sottolineato la immensa fortuna di avere accanto a sè, nella propria famiglia, persone amorevoli, cioè capaci di amare, gratuitamente e senza remore: senza di esse, probabilmente, non sarebbe riuscita a uscire dall'oscurità della sua malattia, che vide portarsi via molti amici. E' proprio Kay Redfield Jamison ad aver studiato secondo le leggi dell'ereditarieta e della genetica molte famiglie di artisti, mettendo chiaramente in luce che chi è toccato dal sacro fuoco ha in genere un numero di parenti malati o suicidi nettamente superiore alle persone sane. Non si ha niente senza pagarlo, e spesso a caro prezzo, pare.
Forse ha ragione il vecchio detto che gli insensibili cafoni, che del mondo non vedono che la scorza, non soffrono, mentre lo fanno solo i più sensibili per saper andare oltre. Il che non impedisce che come tutti gli esseri umani siano più o meno stronzi o simpatici. Mica si vuole santificare nessuno.
Neppure demonizzare però è giusto, e a volte un po' di silenzio e un po' di sana vera carità compassionevole è l'unica cosa che ci è chiesto di dare. In fondo no è poi così tanto.
Non c'entra nulla, lo so, ma mi torna alla mente la faccia stralunata del Giancattivo Benvenuti in Ivo il tardivo, che fugge verso la solitudine rassicurante del suo borgo e delle sue abitudini e le riunirei alle parole dell'intervista al regista Mike Mills de Il succhiapollici, già citate: "Va bene essere sé stessi anche con i difetti. Quei difetti che pensiamo se rivelati ci facciano apparire strani. Abbiamo tutti qualcosa di cui ci vergogniamo. Bisogna accettarsi invece. Va bene non essere normali"

Sandro Penna invece lo diceva così:
beato chi è diverso,
essendo egli diverso,
ma guai a chi è diverso,
essendo egli comune.
(e quanti ce n'è...)
postato da la Parda Flora alle 11:05  

 

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