09 dicembre 2006
Citazione
A me piace molto, e la condivido in pieno, in un mondo dove la presunzione, la tuttologia, l'arroganza intellettuale e il chiacchiericcio a vanvera creano un tale rumore di fondo da coprire spesso le poche voci che vale la pena di ascoltare, e così diseducano anche lo spirito critico di chi cerchi di ascoltare davvero, e sempre più cade solo nelle trappole di sofisti e rétori da strapazzo.
Non ci spaventino invece gli umori del corpo, e le maniche rimboccate, e un po' di umiltà, giacché come diceva Thomas Alva Edison:
"Il genio è per l'1% intuizione, e per il 99 % traspirazione."
;-)

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postato da la Parda Flora alle 13:03  

 

08 dicembre 2006
Senza parole!
Il prossimo atto, di Seymour Hersh
"Un mese prima delle elezioni di novembre, il vicepresidente Dick Cheney stava prendendo parte ad una discussione sulla Sicurezza Nazionale al Palazzo dell'Esecutivo. Il dibattito prese una piega politica: e se i democratici avessero vinto sia il Senato che la Camera? Che ripercussioni avrebbe avuto sui rapporti con l'Iran, che si ritiene essere prossimo a diventare una potenza nucleare? A questo punto, secondo fonti al corrente della discussione, Cheney ha cominciato a ricordare il suo lavoro come guardafili, nei primi anni sessanta, per una compagnia elettrica del Wyoming. Il filo di rame era costoso, e i guardafili avevano l'istruzione di restituire tutti i pezzi non utilizzati lunghi più di 90 centimetri. Nessuno voleva avere a che fare con le scartoffie burocratiche, disse Cheney, così lui e i suoi colleghi trovarono la 'scorciatoia': tagliare il filo in piccoli pezzi e gettare gli avanzi alla fine della giornata di lavoro. Se il 7 novembre i democratici avessero vinto, disse il vicepresidente, quella vittoria non avrebbe fermato l'amministrazione dal perseguire un'opzione militare contro l'Iran. La Casa Bianca avrebbe trovato delle 'scorciatoie' per ogni restrizione legislativa, disse Cheney, impedendo così al congresso di seguire il proprio corso".

Da: Seymour Hersh, "The Next Act", New Yorker.
Grazie alla traduzione di Andrej Andreevič segnalata, al solito, da Miru

(se penso che mio padre, da bravo ingegnere elettrotecnico impegnato a rifornire di energia elettrica il Nord Italia, mi sgridava se lasciavo una lampadina accesa anche se uscivo per pochi minuti da una stanza... altro che il filo di rame a pezzettini: per come lo conosco, li avrebbe messi tutti nella vergine di Norimberga e avrebbe buttato la chiave, e magari il mondo sarebbe andato pure meglio...mah!...)

E vorrei aggiungere: e ancora la gente, in genere non conoscendolo se non per quattro fregnacce vaghe, cita scandalizzata Machiavelli e il suo Principe, come esempio di cinismo.
Potrei dire che il mondo è uno schifo e lo amo per questo....qualcuno lo dovrà pur fare, nell'interesse comune, no?
Uffa...

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postato da la Parda Flora alle 09:30  

 

06 dicembre 2006
The libertine
Consentitemi di essere esplicito fin dall’inizio: non credo che vi piacerò. I signori proveranno invidia e le signore disgusto. Non vi piacerò affatto, non vi piacerò ora e vi piacerò ancor meno in seguito...
Questo è tutto. Questo è il mio prologo: nessuna rima e nessun decoro. Non era quello che vi aspettavate, spero.
Sono John Wilmot, il secondo conte di Rochester e non ho - alcuna - intenzione - di piacervi..


Dovete acquisire il dono di ignorare coloro ai quali non piacete. Per mia esperienza, coloro ai quali non piacete sono divisi in due categorie: gli stupidi e gli invidiosi. Gli stupidi vi apprezzeranno fra cinque anni, e gli invidiosi mai

Io non voglio far arrabbiare nessuno, ma devo dire quello che penso, perché quello che penso credo sia molto più interessante del mondo fuori della mia mente...
Io non provo niente nella vita.
(Perciò) Non ti perdonerò mai per avermi insegnato ad amare la vita.
...
E così finalmente giace il convertito sul punto di morte, il pio libertino: non avevo mezze misure, non è vero?
Datemi del vino e dopo l’ultima goccia getterò la bottiglia vuota nel mondo. Mostratemi Nostro Signore in agonia e salirò sulla croce, per togliergli i chiodi e metterli nei miei panni.
Eccomi qua, che abbandono il mondo a fatica, sgocciolando la mia saliva su una bibbia.
Guardo in una cruna d’ago, e vedo gli angeli danzare.
Ebbene, vi piaccio adesso?
Vi piaccio adesso?
Vi piaccio adesso?
Vi piaccio adesso?
Vi piaccio adesso?
Vi piaccio adesso?

Stephen Jeffreys

In fondo “Le plus lourd fardeau, c'est d'exister sans vivre" scriveva Victor Hugo

E' la seconda volta che posto questo monologo da Il libertino: se ci fosse spazio a sufficienza, sarebbe il motto araldico del mio blog, assieme alla poesia di Bukowsky che mi ha "regalato" il caro Andrea, e che ogni tanto riposto.
Sono una persona strana e davvero, non mi frega niente di piacervi... quelli ai quali piaccio, lo so e loro sanno che piacciono a me, e gli altri vadano al diavolo, con la loro meschineria, l'ignoranza, la presunzione, le loro ridicolaggini, il loro patetico narcisismo, la loro convinzione di aver capito tutto senza invece aver capito niente!

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postato da la Parda Flora alle 19:14  

 

Innocenza
“Quando era ancora piccolo, per alcuni anni aveva pensato che il momento più importante della vita fosse la nascita. Ricordava la festa per la nascita degli agnellini, che suo padre colorava sulla schiena di azzurro, perché non si perdessero, o qualche ladro li sottraesse alle madri. Quel colore che tingeva il prato era uno dei suoi ricordi infantili più vividi.
Poi aveva creduto, col passare degli anni e l’entrata in convento, che fosse la morte, il momento più importante nella vita di un uomo, quello della sua nascita vera, nella fede di Cristo l’Ebreo.
Ma ora che essa si avvicinava, iniziava a credere che il momento più importante di una vita fosse quello nel quale si perde l’innocenza, e più invecchiava, e più lo credeva.”

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postato da la Parda Flora alle 19:07  

 

05 dicembre 2006
Giustizia?
"Non vi fate illusioni;
non ci si può prender gioco di Dio.
Ciascuno raccoglierà quello che ha seminato."
Paolo di Tarso - Lettera ai Galati 6,7

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postato da la Parda Flora alle 09:33  

 

04 dicembre 2006
Uno di meno
Mi telefona Léon, per annunciarmi in anteprima la morte di Pinochet...altro che angioplastica e terapia intensiva!
Come scordare la foto di lui che abbraccia il Polacco?
Chissà di cosa stanno chiacchierando, là dove saranno ora entrambi, di fronte al giudice estremo, sperando esista? Sotto gli occhi implacabili della testimonianza di monsignor Oscar Romero, abbandonato a crepare sulle scale della sua chiesa...

Immagino le ombre dei desaparesidos, caduti come grappoli di frutti marci in alto mare dagli elicotteri, nascosti dentro fetide fosse comuni brucianti di calce, che allungano le mani mozzate, i corpi torturati da percosse, acqua ed elettricità, che si allungano su di lui, il demoniaco dittatore sostenuto dagli Stati Uniti; le disperate ed eroiche madri della Plaza de Mayo, i pensieri (e forse qualche rimorso, ma è sperare troppo) dell'amministrazione Cia dell'epoca...
Mhhh, che brutto mondo, ma alla fine la livellatrice arriva anche per i dittatori e i loro complici.
Triste solo doversi appellare, in ultima istanza, solo alla giustizia ultraterrena. Altre mani grondano di quello stesso sangue innocente, ma moriranno tranquille senza che giustizia sia fatta. E sempre più la pazienza sarà la virtù dei forti, perché da quella porta passeranno tutti, prima o poi...

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postato da la Parda Flora alle 09:40  

 

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