08 giugno 2009
E ora..
« ... E ora Berto,
figlio della Lavandaia,
compagno di scuola,
preferisce imparare a contare sulle antenne dei grilli,
non usa mai bolle di sapone per giocare;
seppelliva sua madre in un cimitero di lavatrici,
avvolta in un lenzuolo quasi come gli eroi;
si fermava un attimo per suggerire a Dio
di continuare a farsi i fatti suoi...»
(da "Canzone del padre", Storia di un impiegato, 1973)

da Fabrizio De Andrè,
che dai pisquani detestava farsi chiamare "Faber"!
ma inutilmente - ora qualsiasi imbecille - al di fuori della ristretta cerchia degli amici privilegiati, parla di lui così.

Parla come fosse suo fratello di sangue,
sebbene non lo abbia mai incontrato in vita sua,
ma si riempie la bocca
di FABER E FABER...

"Storia di un impiegato,
1973"

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02 settembre 2008
Dei blog
Dei Blog

“Quello che sono i libri stampati rispetto alla scrittura può quasi dirsi che lo siano ora i blog rispetto a’ libri stampati, e come questi tolsero dalle mani di pochi adepti le cognizioni, e le sparsero nel ceto dei coltivatori delle lettere, così i blog e le cognizioni medesime che circolano nel popolo studioso comunicano e diffondono nel popolo, o travagliatore, o ozioso.
Il vero fine di uno scrittore di blog dev’essere di rendere rispettabile la virtù. Di farla amabile, d’inspirare quel patetico entusiasmo per cui pare che gli uomini dimentichino per un momento se stessi per l’altrui felicità,. Il di lui scopo è di rendere comuni, familiari, chiare e precise le cognizioni tendenti a migliorare i comodi della vita privata e quelli del pubblico; ma questo scopo dev’essere piuttosto nascosto che palese, coperto dal fine apparente di dilettare, di divertire, come un amico che conversi con voi, non con un maestro che sentenzi.
Un altro genere di blog periodici, non meno utili benché meno brillanti dei primi, sono quelli che contengono novelle di ogni genere; questi per lo più non contengono che novelle o politiche o letterarie; ma sarebbe desiderabile che si estendessero ad ogni sorta di fatti politici, morali, di scienze, di arti... [...].Queste novelle ci rendono quasi concittadini di tutta l’Europa, queste producono un continuo commercio nelle differenti nazioni, e distruggono quella diffidenza e quel segno con cui le nazioni solitarie riguardano le straniere. Tutto tende in Europa da avvicinarsi e ad accomunarsi; tutto ciò devesi alla comunione delle idee e dei lumi, e il moto che scorgesi in essa, e che tanto inquieta coloro i cui sguardi sono circoscritti da un secolo, sembrami simili a quel moto di trepidazione che scorgesi ne’ fluidi prima di mettersi in equilibrio.”


Ovviamente, in realtà non si parla di blog, e l’autore che immagino poco familiare ai più, ma a parte ciò, che mi divertirebbe assai che qualcuno riconoscesse, visto che sia lui, sia l’importante movimento culturale al quale aderì si studia giustamente a fondo a scuola, o almeno lo si dovrebbe fare, mi pare che ciò che dice sia ancora molto vitale e vero.
Così, sarebbe decisamente divertente che qualcuno riconoscesse autore e fonte di questo piccolo passo, che però ritengo ancora assai importante e degno di meditazione.
QUALCUNO HA RICONOSCIUTO AUTORE E FONTE?

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21 agosto 2008
Ach! Verboten!
Questo è il parco delle libertà di Campo San Piero?
Complimenti!
Ora, il caso vuole che una carissima amica lavori da molti anni come medico specialista nel locale ospedale, a quanto so molto amato e apprezzato, e quindi seguo le vicende di quelle remote plaghe nonostante la distanza e una certa noia per il provincialismo prevedibile e stantio legaiol-forzanordista delle mie terre d’origine.. ma mica uno sceglie dove nascere...
Per quel che riguarda il Parco delle Libertà, (m'informerò di persona appena possibile)a parte l’involontario esempio di umorismo, ricordo una serie così fitta di divieti solo di fronte al laghetto di Dobbiaco - Alto Adige - dove si vietava (cosa che qui mi pare manchi, ma magari sono solo orba io e non lo vedo), di pisciare nei laghetti, di dare da mangiare alle papere, di giocare a palla e, se non ricordo male, anche di respirare troppo energicamente.
Fu allora, credo, che iniziai a chiedermi quale fosse il vero motivo per il quale la Germania dell’Est ancora viva e vegeta si distingueva, nonostante i tentavi di nasconderlo, per l’altissimo numero di suicidi annui. Che ovviamente avvenivano educatamente, senza sporcare di sangue prati e/o panchine, né turbare i visitatori.
Con una simile concezione della libertà anche nei suoi aspetti più ludici e, financo, fisiologici... alzi la mano che, incivile, ma non l’ha mai disinvoltamente fatta in mare o, Dio ne scampi, in piscina?

Al di là di ogni altra considerazione, credo che essere costretti dalle cose a riflettere periodicamente sul senso del ridicolo (giacché non sarà certo un cartello così fitto di divieti da ingenerare noia prima ancora di iniziare a leggerlo, e quindi spingere con la sua pedante noia solo a non leggerlo) a sostituire una educazione civica che è mancata.
Mi permetto un consiglio.
Il sindaco Volpato (Madonna, magari con 'sto cognome lo conosco pure...), la cui esasperazione posso anche capire, imponga nelle scuole di ogni ordine e grado del suo comune un insegnamento rigido e severo dell’educazione civica.
Hai visto mai che non solo lui ottiene meno multe, e chissà se ne sarà poi così felice, e i cittadini, una qualità di vita migliore?
Cari saluti, cari concittadini veneti, da
Una veneta che ogni tanto si vergogna di essere tale.

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06 febbraio 2008
Italiano standard, addio?
Due articoli su La Repubblica da leggere: uno sull'ignoranza linguistica dei laureati e l'altro sull'ignoranza collettiva che ormai dilaga ovunque, con un appello disperato: c'è più nessuno in grado di scrivere in italiano standard?
Secondo me sì; il vero problema - non affrontato, perlomeno dal giornale e non in quest'ottica - è che poi nessuno o quasi lo capirebbe, ritornando così la lingua a funzionare da barriera sociale. Quindi ci barcameniamo, linguisticamente, fra l'esigenza di tutelare la ricchezza e la bellezza di una lingua che sempre meno persone sono in grado di usare correttamente (giacché il linguaggio è uno strumento) e la necessità civile e democratica di farsi capire da tutti. Sinora la scelta è, come in genere accade, appiattire il tutto verso il basso che più basso non si può, e questo obiettivo mi pare la scuola dell'obbligo lo abbia centrato in pieno; poi però dovrebbe anche esserci una comune risalita, e qui mi pare siamo ancora piuttosto carenti, persino di buona volontà, tenuto anche conto che alcune decisioni che mi parevano sensate, del triennale "pacchetto scuola" varate con regolare copertura di fondi dal governo Prodi, non si sa bene che fine faranno.

Comunque, se vi va, leggete e poi se può riparlare.
Per intanto, mi accontento di veder confermate alcune cosine che penso, di fronte a chi mi parli di stile, spontaneità, sperimentazione, originalità etc.

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23 gennaio 2008
Una modesta proposta
Innanzi tutto, chiariamo, soprattutto per chi crede ancora i comunisti mangino i bambini: ogni riferimento al gustoso pamphlet satirico di Swift è assolutamente casuale.
La modesta proposta è semplicemente relativa alla crisi di governo.
Ora, sempre ammesso e non concesso che l’acme dell’epidemia influenzale, previsto per questi giorni, non falcidi opportunamente le fila dei deputati dell’UDC risolvendo provvidenzialmente, da vari punti di vista, alcune questioni - perché non sfruttare un’opportunità offerta dalla Costituzione?

Dal momento che infatti il governo gode, alla Camera, di una solida e indiscutibile maggioranza, e che al Senato la sua fragilità è imputabile, nella sostanza, solo a uno scarto numerico minimo, dovuto alle perversioni di un sistema elettorale (porco porcellum!) concepito, secondo me, appositamente per l'ingovernabilità, dal passato governo in odor di sconfitta, checché sostenessero populisticamente sondaggi e deliri di onnipotenza vari, perché non sfruttare la possibilità costituzionale (reale, anche se poco conosciuta) di sciogliere solo il Senato, e accedere ad una nuova votazione per la formazione solo d’esso?
Non sono, ovviamente, una costituzionalista, ma se non ricordo male l’articolo in questione è il numero 88, che conferisce al Presidente della Repubblica, salvo egli non si trovi negli ultimi sei mesi del suo mandato, cosa che proprio mi pare non sia,il potere “una volta sentiti i loro Presidenti, di sciogliere le Camere o anche solo una d’esse”.
Cosa per altro storicamente già accaduta, quando ancora il Senato aveva durata nel tempo inferiore a quella della Camera (cosa poi corretta con una riforma costituzionale, che porterà la durata di entrambi i rami del Parlamento a cinque anni, per perfezionare il sistema bicamerale perfetto creato dalla Carta Costituzionale), e si era quindi creata l’abnorme situazione di una Camera ancora valida, mentre il Senato aveva già esaurito il suo mandato.

Io la butto lì, sperando che la cosa, magari, venga in mente anche a qualcun altro, Napolitano in testa: potrebbe esser un bel modo, mi pare, di festeggiare i 60 anni di vita della Costituzione, semplicemente applicarla...

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01 settembre 2007
BlogDay 2007 in ritardo
Con un giorno di ritardo sul BlogDay 2007, riflettendoci con calma, vorrei segnalare anche i blog di due cari amici, anche fuori dal Web, anche se non sempre aggiornati con regolarità, perché sono secondo me ingiustamente poco conosciuti, principalmente direi per la scarsa attività di arruffianamento e blateramento presso altri siti, che spesso è il principale motivo che fa impennare l'accesso a un blog.
Si tratta di Bucky B Katt's Blues e di Io sono Lèon, che per chi frequenti un po' queste parti, è un nome piuttosto conosciuto.
Io li amo molto. Voi fate un po' quel che vi pare, ma un giretto, spassionatamente, lo consiglio...

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22 luglio 2007
Aprite il giornale e fate un po' voi...
Alle volte, si trovano davvero le cose più strane nei posti più impensabili...

"La libertà così di rado la testa rizza
che riesce a pulsare solo
quando un cuore indignato si spezza
a dimostrare che libertà è ancora in volo".

Thomas Moore


(comunque, sempre da Dublino i migliori...)

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05 gennaio 2007
Di Pacs e di amore: riflessioni in libertà...
Partiamo da un dato di fatto: il mio più caro, amato amico era omosessuale. Abbiamo condiviso vent’anni di rispetto e reciproco affetto profondissimi, poi, anche per la ottusità del mondo, la vita ci ha allontanati, ma la cosa per me appartiene agli eventi più negativi e dolorosi della vita..
So di aver perso un fratello, il fratello che non ho avuto mai e ho sempre desiderato, e scusate se è poco.
Quante volte mi ha abbracciato, donandomi senza chiedere nulla quella comprensione e quell’amore accogliente e pietoso - sì, amore - che neppure il mio compagno riusciva a darmi...
Eppure, per i maligni o gli individui in mala fede, specifico che non c’era nulla di erotico, né tanto meno sessuale, in ciò: c’era amore, fraterno, amicale, quello che i cristiani chiamerebbero agape, disposto a tutto per l’altro, e mi ritengo fortunata e onorata di aver goduto di questo privilegio per vent’anni, anche se ancora lo rimpiango...
Quando suo padre è stato operato, c’ero io, con la madre e lui, fuori dalla sala operatoria, ad aspettare e cercare di tenere l’atmosfera alta... quando c’erano goliardate da coprire per nascondere a chi non doveva sapere, la verità, c’ero ancora io, che mi sono scapicollata più di una volta, volentieri, senza mai permettermi di giudicare.
Quando fui operata per un sospetto cancro, con i miei genitori c‘era lui, e mia madre ricorda ancora sia il lieve buffone che tentava di alleggerirle l’attesa di ore, sia il gesto gentile di andarle a prendere il caffè ben zuccherato, per aiutarla ad aspettare la fine dell’intervento. E il primo ricordo del mio risveglio dall’anestesia, dopo cinque ore di operazione, fu la sua faccia affettuosa che mi diceva, da quel perfetto giullare che era: congratulazioni, ragazza - è un maschio di quattro chili!
So che il mio amico fu molestato da bambino, anche se la sua situazione familiare era da manuale - madre forte e padre inesistente - perché me ne raccontò, in un pomeriggio d‘autunno mentre le foglie di quegli stessi giardinetti dove aveva subito molestie, volavano nell’aria in attese di marcire.
Ma non è questo il punto: al momento della leva, lui si negò la facile scappatoia dell’omosessualità perché non la riconosceva, orgogliosamente, come malattia. Non so se avesse ragione, so che, a causa del corso ufficiali, questo fece sì che io dovessi rinunciare ad averlo testimone alle mie nozze, e che ciò fu un dolore per entrambi.
Le mie questioni con il Dio, ritengo riguardino solo me, anche se a volte mi permetto giudizi o valutazioni forse non proprio ortodosse. A questo punto della mia vita, dopo tanto dolore che io sola conosco, e un po’ qualche amico, e penso soprattutto a un signore implacabile quasi quanto me, al quale voglio molto bene e che si chiama Mario... mi reputo agnostica: meglio cercare una strada, che abbandonare per sempre vigliaccamente il cammino, che oltre tutto non è neppure nel mio carattere combattivo.

Tutto questo nasce da un “fondo“ di Scalfari che mi ha fatto ricordare e riflettere. Scalfari parla dei diversi e del dovere cristiano di amarli. Io, non avendo fatto altro, non posso che essere d’accordo con lui. Scrive Scalfari che alcune delle lettere ricevute “si concentrano sull'amore del prossimo. “Il prossimo - così mi scrivono questi lettori - non si compone di diversi ma, appunto, di 'prossimi', cioè di nostri simili. Possono essere più deboli, ammalati, infinitamente poveri e derelitti, ma comunque simili. Quella somiglianza è radice comune e suscita, deve suscitare, la nostra com-passione, superare e vincere il nostro egoismo.
Ma la questione è diversa per i diversi. .
I quali sono tali non per errori o ingiustizie della società alle quali va posto riparo, ma per loro libera scelta. Hanno scelto di essere diversi. E l'hanno scelto in un aspetto delicatissimo, quello dell'amore sessuale. Amore contro natura.”

L’antropologia e l’ etnologia ci insegnano, a volerle ascoltare, che il modello di famiglia, lungi dall’essere univoco, è vario come le culture che lo hanno prodotto. Con il che non voglio rinunciare ad un padre e a una madre, ma voglio solo tentare di scalfire le certezze granitiche di coloro che hanno il timore ossessivo di confrontarsi con realtà diverse da quelle che conoscono. Perché, temo proprio, ne uscirebbero con le corna rotte!

Le famiglie monogamiche, quelle che per noi oggi sono ovvie, non lo erano appena un secolo fa, nel meridione d’Italia per esempio, quando invece la famiglia era allargata perché si basava sul principio economico della mezzadria. A testimoniare che, anche ciò che riteniamo inscalfibile, si scontra sovente, e ha la peggio! con la storia e con la economia. Ciò che infatti l’antropologia culturale, faticosamente, dalla sua nascita e con molti errori, ci ha insegnato, è che non esiste un solo modello valido per tutte le situazioni culturali, e non esiste un modello che sia migliore degli altri, in tutte le situazioni culturali.
Ciò naturalmente non ci vieta di avere le nostre convinzioni, ma, si auspica, dovrebbe allargare la nostra mente, portandola ad accettare che le realtà con le quali essa si deve confrontare sono molte di più e molto diverse da quelle alle quali siamo abituati a pensare. Insomma, ad avere qualche certezza in meno e qualche dubbio in più.
Per esempio, presso i Nayar del Messico, le madri non si prendono necessariamente cura dei figli che hanno generato. Perché scandalizzarsi? qual è il numero di tate e bambinaie presso la nostra società? se ci sforziamo di essere onesti intellettualmente, scopriremo che la differenza fra le madri Nayar e le madri lavoratrici della società attuale è molto meno marcata di quanto vorremmo (o ci farebbe comodo credere in un primo momento).
Non mi si fraintenda: ho ben chiaro qual è il tipo di società nella quale viviamo. Vorrei solo che la si smettesse di usare le foglie di fico che andavano tanto di moda qualche secolo fa: per fortuna siamo cresciuti! O almeno si spera...
E’ vero che il modello poliginico, appartenete per esempio alla cultura araba, anche se meno diffuso di quanto si creda, rivela tutte le crepe che insidiano le unioni umane, ma è pur sempre un modello esistente e diffuso.
Così come è diffuso il modello familiare nel quale il figlio non ha un padre riconosciuto, ma è figlio dell’intera comunità.
Se vorrete riflettere un attimo, vedrete che non incontriamo modelli poi così diversi dai nostri tanto esecrati Pacs, etero o omosessuali, che così ci appaiono sperimentati da secoli da culture, questo sì, diverse dalle nostre, ma dove il diverso è tale soprattutto perché si inserisce in genere nella nostra ottica colonialista, che ama pensare l'altro sia peggiore di noi, ma non vuol dire necessariamente che ciò sia vero.

Si potrebbe concludere, domandandosi, fra tanti modelli e scelte, che c’entrino Pacs e amore?
Ma non vi pare, forse, che non esista sentimento più meritevole in ogni sua forma di essere salvaguardato e protetto?

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12 dicembre 2006
Due notizie, oggi
Due notizie, oggi: i funerali di stato per il boia Pinochet, e il convegno antisemita del presidente iraniano Ahmadinejad.
Mentre a Bagdad si consuma l'ennesima strage di sciiti, mi è possibile un solo commento, citando Primo Levi da La tregua:"Poiché, ed è questo il tremendo privilegio della nostra generazione e del mio popolo, nessuno mai ha potuto meglio di noi cogliere la natura insanabile dell'offesa, che dilaga come un contagio. E' stolto pensare che la giustizia umana la estingua."
Forse non solo del suo popolo, forse qualcosa la imparassimo anche noi, volesse il cielo, noi tutti esseri umani.

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25 novembre 2006
Parole, parole, parole...
"Oggi la nostra civiltà è minacciata di soccombere sotto i propri residui: residui industriali, ma anche residui linguistici, sovrabbondanza di modi di dire, di frasi fatte, di slogan che trasmettono il senso codificato come un dettato ipnotico, riducendo il tasso di comunicazione e sbarrando il rapporto sociale, che non può non soccombere sotto il cumulo dei residui lasciati da un linguaggio morto. Se non trova interlocutori, parli pure da sola. Non è follia, è salvaguardia del linguaggio."
Umberto Galimberti

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