04 maggio 2008
Giano bifronte e le due anime del PD
L'Italia, come qualcuno sbagliando afferma, non sarà mai stato paese di sinistra, ma (storicamente documentato) se all'indomani del 25 aprile gli USA non avessero dato il loro appoggio all'allora minuscolo Partito Popolare, da cui sempre grazie allo stesso sostegno originò la DC, al governo sarebbero decisamente saliti proprio i comunisti, che erano il maggior partito del paese - da notare, così palesemente pericolosi, totalitaristi e antidemocratici! (lo spauracchio col quale i conservatori e le destre ci spaventano da più di sessant'anni) che man mano che gli americani risalivano la penisola, consegnavano loro chiavi in mano le città riconquistate dai partigiani, e poi accettarono i risultati di una votazione sui cui numeri e legalità storicamente si è molto discusso, giacché è solare che gli USA non avrebbero mai accettato un governo di sinistra in Italia, così pericolosamente ad occidente, a costo, come è stato sospettato, di favorire brogli (andate a confrontarvi un po' di numeri relativi alla presenza del PP e del PCI sul territorio coi risultati elettorali, e poi, se già non l’avete, voglio vedere se qualche perplessità non viene anche a voi).
La Yugoslavia, vicina pericolosa e uno dei motivi per i quali un governo di sinistra in Italia era inaccettabile, fa invece storia a sé, dato che è l'unico paese europeo ad essersi liberato dal nazifascismo senza interventi esterni.

Quanto alle anime interne da far conciliare, che ancora per troppi sono l'unica speranza del futuro politico del paese (poveretti noi!): il PSI ne ha sempre avute così tante e litigiose, che oggi in Italia a differenza degli altri paesi europei, è praticamente scomparso; la DC, a furia di litigi interni (se non le vogliamo chiamare vere e proprie guerre), si è guadagnata il pesante dubbio, proprio a partire dal compromesso storico, di avere le sue belle responsabilità nell'omicidio Moro, o almeno questo è il pensiero dello statista espresso nelle sue lettere dalla prigionia e apertamente condiviso ancora oggi dai suoi familiari; nello scorso tentativo conciliatorio prodiano, le anime interne si sono rivelate tutte così prese dalla tutela delle proprie identità e priorità ideologiche, anche se non sempre giustificate di fronte ad emergenze indiscutibilmente prioritarie, da essere la vera causa della disfatta dell'ultimo barriera contro il caos... può bastare?

Che devo dire, sinché vedo scene come quelle recenti e sempre più comuni in Parlamento, che spesso assomiglia più ai mercati generali; e risultati politici che non meritano di essere neppure commentati, da quanto sono eloquenti, personalmente trovo che un partito politico, per permettersi correnti interne che non siano come ho visto sin qui semplici attacchi di autolesionismo, ma veramente una marcia in più, e quindi non rischiare di essere ammazzato da quattro gatti ottenebrati dall'improvviso, e immeritato, ruolo di "ago della bilancia", debba essere formato da uomini, neanche politici, prima ancora UOMINI, di una tempra che mi pare sia decisamente in via d'estinzione.
E dato che tendo ad essere pragmatica, e a fare i conti con la realtà dei fatti, anche se pure io in privato coltivo le mie utopie, vedendo anche che mi pare questo il chiaro messaggio della base di sinistra lanciato con queste ultime votazioni (per arrivare a votare Alemanno invece che Rutelli, a parte non essere completamente in sé, uno doveva essere davvero ottenebrato dall'esasperazione per una serie di errori di comunicazione e di strategia politica che neppure un venditore di aspirapolvere, non dico un candidato politico, avrebbe fatto! e che ti fa chiedere: ma io, con il mio pensiero e la mia ideologia, a che schieramento politico appartengo oggi? Boh!) mi chiedo per quanto questo discorso delle correnti e degli inevitabili "danni collaterali" legati alle loro presenze, saranno ancora sopportabili politicamente. Perché, mentre troppi stanno ancora a discutere della follia della possibilità di dialogare e stringere alleanze con teocon, mettendo loro accanto persone laiche e con posizioni decisamente inconciliabili da quelle di una Binetti, (che, non vorrei dire, ma i sacrosanti Dico o formula alternativa a un problema tutt’ora esistente e che non troverà di certo soluzione almeno per altri 5 anni, se va bene, per non parlare della necessità del ritorno in piazza delle donne in difesa della 194, e sono assolutamente convinta, di conseguenza, della perdita di una parte dell’elettorato di sinistra sempre più confuso dalla passata legislatura e che quindi alle ultime votazioni si è comportato di conseguenza), nel frattempo l'avanzata dei conservatori e delle destre, a livello europeo, continua inesorabile.
Insomma, mi pare che a furia di inseguire inutilmente l’integrazione dell’anima moderata, che per altro, dichiaratamente insoddisfatta, con la “cosa bianca” stava cercando propri spazi d’espressione, si è in compenso persa in gran parte l’adesione di quella originaria della sinistra, forse stufa dei continui appelli a turarsi il naso, con prevedibili risultati, nero su bianco, che hanno fatto inorridire solo gli sprovveduti.
Accidenti, con tutto il parlare che ne fa, non riesce ad essere ecumenica neppure la Chiesa, e dovrebbe riuscirci il Pd o quel che resta della disastrata sinistra italiana?

Certo l’ondata conservatrice e che vediamo un po’ ovunque (sbaglierò, lo spero, ma vedremo la batosta che avranno i democratici in Usa), è frutto soprattutto della recessione che viviamo, e che nessuno ha il coraggio di chiamare chiaramente col suo nome, visto che quando l’economia tira in una certa direzione, i moderati si arroccano su posizioni falsamente rassicuranti come sono quelle conservatrici, come hanno sempre fatto.
A meno di arrivare, alla fine, ad esser tutti talmente incazzati da pensare a una rivoluzione, ma non mi pare questo il caso. Perlomeno, non ancora: in fondo, il 25 aprile torna tutti gli anni.

Etichette: , ,

postato da la Parda Flora alle 10:18  

 

20 luglio 2007
L'ultimo spettacolo
“Un mondo che considera prospero e civile, segnato da disuguaglianze e squilibri al suo interno, ma forte di un’amministrazione stabile e di un’economia integrata; all’esterno, popoli costretti a sopravvivere con risorse insufficienti, minacciati dalla fame, e che sempre più spesso chiedono di entrare; una frontiera militarizzata per filtrare profughi e immigrati; e autorità di governo che debbono decidere volta per volta il comportamento da tenere verso queste emergenze, con una gamma di opzioni che va dall’allontanamento forzato all’accoglienza in massa, dalla fissazione di quote d’ingresso all’offerta di aiuti umanitari e posti di lavoro. Potrebbe sembrare una descrizione del nostro mondo, e invece è la situazione in cui si trovò per secoli l’impero romano di fronte ai barbari, prima che si esaurisse, con conseguenze catastrofiche, la sua capacità di gestire in modo controllato la sfida dell’immigrazione”.
Non occorre andare lontano per trovar queste parole di Alessandro Barbero, docente di Storia medievale presso la sede di Vercelli dell’Università del Piemonte Orientale: aperto il libro “Barbari. Immigrati, profughi, deportati nell’impero romano”, primo tentativo di una trattazione organica delle strategie dell’Impero, “dall’epoca di Augusto a quella di Teodosio”, sono lì, proprio all’inizio di tutto, potremmo dire, incredibilmente attuali nella loro lucidità.
Ora, secondo me lo studio della storia non è che insegni granché, nonostante la maggior parte delle persone, quelle che la frequentano meno, probabilmente, sulla base della famosa definizione di Cicerone, siano convinte del contrario. Se la storia fosse davvero maestra di qualcosa, con tutte le nefandezze che ha collezionato in millenni, oggi noi, allievi disciplinati e lungimiranti, vivremmo nel paradiso, il che proprio non mi pare accada.
Anche i corsi e ricorsi storici, in realtà, lasciano il tempo che trovano, perché un accadimento non si presenterà mai con le stesse identiche variabili, e quindi le stesse possibilità di soluzione o evoluzione. E allora, come reagire di fronte ad un’analisi così vicina al nostro quotidiano, anche se si colloca a quasi due millenni di distanza?

"Ascolta, ti ricordi quando venne la nave del fenicio a portar via me, con tutta la voglia di cantare gli uomini, il mondo, e farne poesia? Con l'occhio azzurro io ti salutavo, con quello blu io già ti rimpiangevo; e l'albero tremava e vidi terra, i Greci, i fuochi e l'infinita guerra...
Li vidi ad uno ad uno mentre aprivano la mano, e mi mostravano la sorte come a dire: "Noi scegliamo, non c'è un dio che sia più forte". E l'ombra nera che passò ridendo ripeteva: "No..."
Ascolta, ero partito per cantare uomini grandi dietro grandi scudi, e ho visto uomini piccoli ammazzare, piccoli, goffi, disperati e nudi...

Laggiù conobbi pure un vecchio aedo che si accecò per rimaner nel sogno; con l'occhio azzurro invece ho visto e vedo, con l'occhio blu mi volto e ti ricordo...
Ma tu non mi parlavi, e le mie idee come ramarri ritiravano la testa dentro il muro quando è tardi, perché è freddo, perché è scuro, e mille solitudini e i buchi per nascondersi... Ho visto fra le lampade un amore: e lui che fece stendere sul letto l'amico con due spade dentro il cuore, e gli baciò piangendo il viso e il petto...
E son tornato per vederti andare, e mentre parti e mi saluti in fretta, fra tutte le parole che puoi dire, mi chiedi: "Me la dai una sigaretta?"
Io di Muratti, mi dispiace, non ne ho - il marciapiede per Torino, sì, lo so - ma un conto è stare a farti un po' di compagnia, altro aspettare che il treno vada via. Perché t'aiuto io ad andare non lo sai, sì, questo a chi si lascia non succede mai; ma non ti ho mai considerata roba mia, io ho le mie favole, e tu una storia tua.
Ma tu non mi parlavi, e le mie idee come ramarri ritiravano la testa dentro il muro quando è tardi, perché è freddo, perché è scuro, e mille solitudini e i buchi per nascondersi...
E non si è soli quando un altro ti ha lasciato, si è soli se qualcuno non è mai venuto... però scendendo perdo i pezzi per le scale, e chi ci passa su non sa di farmi male. Ma non venite a dirmi "Adesso lascia stare", o che la lotta deve continuare, perché se questa storia fosse una canzone con una fine mia, tu non andresti via."

Etichette:

postato da la Parda Flora alle 07:48  

 

22 ottobre 2006
Metti un Putin a cena
Io non dico niente, però secondo me è da prima della seconda guerra mondiale che alla Finlandia gli girano le balle.
Ma come dice il saggio cinese: siedi sulla riva del fiume e pazienta...

Etichette: ,

postato da la Parda Flora alle 20:17  

 

17 ottobre 2006
Al cittadino non far sapere?
Un piccolo aereo si schianta, apparentemente senza senso, contro un palazzo di New York, pochi giorni fa: otto morti. Oggi la metropolitana (classico bersaglio terroristico) di Roma ha un non meglio chiarito incidente, con una donna morta e 140 feriti, incidente la cui dinamica convincerà forse voi, ma non me.
E se il terrorismo stesse cambiando faccia?
Un tempo erano l'importanza, il valore e il prestigio del simbolo colpito che davanp l'indicazione sui possibili obiettivi, i famosi obiettivi sensibili, così a Roma il Vaticano era l'obiettivo per eccellenza, per capirci, con le ambasciate i musei, il Campidoglio e così via.
Ma ora, semplicemente, per gli analisti operazioni della portata dell'attentato del World Wide Center non sono più fattibili.
E se dunque ora non fosse più così, e anche il terrorismo si stesse occidentalizzando ? parcellizzando le sue operazioni su un territorio disseminato di micro obiettivi sensibili, per attentati "copribili" dalla polizia, nella loro matrice terroristica, di fronte all'opinione pubblica, perché limitate; operazioni facilmente orfane da rivendicazioni o altro, che non servirebbero più, per il potere destabilizzante che tali azioni avrebbero in sè. Personalmente, volessi spargere il terrore, prenderei il municipio di un paesino sperduto di una provincia speduta, come obiettivo: a dire, non illudetevi, non c'è più sicurezza da nessuna parte. Ma questa è la mentalità occidentale, come dire - più logistico-pratica - non è la mentalità islamica, o non lo era, o non lo sarà più?
Di sicuro scommetterei che anche persone molto più qualificate di me si stanno ponendo gli stessi dubbi.

Etichette: , , ,

postato da la Parda Flora alle 17:36  

 

Roberto Saviano: quando il noir diventa nero
Mi pare che dopo il molto parlare dell'assassinio di Anja Politkovskaja , meriti voce anche una vicenda di casa nostra, con regolamentari minacce di morte per aver parlato di realtà scomode. Una visitina al sito non costa nulla, e magari sapremo qualcosa di più del nostro bel Paese...

Sosteniamo Roberto Saviano

Questo sito nasce dalla voglia di esprimere Solidarietà a Roberto Saviano autore del libro "Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra".
Roberto nei giorni scorsi ha ricevuto dure minacce da parte della Camorra, minacce che hanno costretto il prefetto di Caserta a far allontanare Roberto dalla sua città e a chiedere un programma di protezione.
"Un'iniziativa apartitica e apolitica. Roberto non deve essere considerato un martire o un eroe, ma non possiamo accettare il recinto che si è venuto a creare intorno a Roberto, un recinto legittimato purtroppo anche da alcuni organi istituzionali.
Siamo:

Alessandro http://www.proveditrasmissione.net
Paolo http://www.paoloesposito.135.it
Tommaso http://aquilante.wordpress.com
Emiliana http://emyliana.spaces.live.com
Gianmario http://www.mariniello.net "

Etichette: , ,

postato da la Parda Flora alle 10:21  

 

11 ottobre 2006
Ipotesi sull'assassinio di Anna Politkovskaja
La uccidono nell'ascensore del palazzo n. 8/12 della Lesnaja Ulica, uno stabile di nove piani nel centro di Mosca vicino alla stazione ferroviaria Bielorussia. Un anno e mezzo fa aveva comprato un trilocale al settimo piano, dove viveva da sola con il suo cane.
Sabato, intorno alle 16, ritorna con le borse della spesa dal supermercato Ramstore. Parcheggia l'auto davanti alla farmacia che si trova al pianoterra dello stabile in cui vive, compone il codice di ingresso ed entra nell'atrio.
Il suo corpo viene trovato da Nina, 14 anni, ospite a casa dell'amica Sonja che vive allo stesso piano di Anna. Nina preme il pulsante dell'ascensore, le porte si aprono e la ragazzina vede un corpo femminile immobile. Si spaventa e corre a piedi fino al settimo piano.
A quel punto un altro vicino chiama l'ascensore e la cabina sale all'ottavo piano.
- Non ho riconosciuto subito Anna, - dice Tat'jana Elizarova, pensionata - La testa era piegata sul petto leggermente di lato e i capelli coprivano metà del viso. Sulla testa ho visto del sangue, ma non molto. E c'era una macchia di sangue anche sulla gamba... Avrei voluto sentirle il polso, ma avevo paura. Ho chiamato mia figlia.
- Accanto a lei ho visto una piccola pistola con il silenziatore, - continua la figlia - Ho telefonato al "2", ma non rispondevano. Allora ho chiamato il dipartimento di polizia del nostro quartiere. Sono arrivati in fretta.

I poliziotti capiscono subito che non si è trattato di una rapina (i documenti e i soldi sono al loro posto). L'assassino era già in attesa della Politkovskaja quando è tornata dal supermercato. L'ha lasciata entrare nell'ascensore e poi le ha sparato 4 volte. L'hanno colpita almeno due proiettili, uno di questi alla testa. Un proiettile ha preso la parete dell'ascensore. Dopo aver sparato l'assassino ha gettato a terra la Makarov ed è scappato.

Secondo gli investigatori l'omicida non era un professionista e non escludono che sia già morto. Primo, sul posto sono state trovate le sue impronte digitali. Secondo, non si è nascosto dalle videocamere di sicurezza, che l'hanno inquadrato. È però difficile distinguerne il viso.

La presenza di estranei nel vecchio palazzo di Mosca non è passata inosservata.
- Sono tornata dall'istituto intorno alle 16, - dice Ekaterina, dell'appartamento accanto, - io cerco sempre di guardarmi attorno. E ho visto una donna di 20-25 anni dall'aspetto slavo che stava accanto all'ingresso dello stabile e teneva aperto il portone con un piede. Il nostro portone ha il codice, e allora ho pensato che quella donna non vivesse nel nostro palazzo. È rimasta lì una decina di minuti, guardandosi attorno, e poi le si sono avvicinati due uomini, neanche loro inquilini del palazzo. Li ha lasciati passare e poi li ha seguiti all'interno. Ho descritto tutto alla polizia, loro mi hanno fatto vedere le immagini registrate dalla videocamera. Ho riconosciuto l'abbigliamento e le sagome ma le registrazioni erano di cattiva
qualità, credo che sarà impossibile fare un identikit per riconoscerli con sicurezza.

A questo punto i quotidiani russi si concentrano su tre ipotesi possibili. Ne parlano sia Kommersant sia Izvestija. Izvestija fa un discorso più interessante e articolato. Ecco le tre ipotesi:

- La Cecenia. Di questa si è scritto e parlato molto. Però è forse la versione meno probabile. Sarebbe stato molto più facile ucciderla in Cecenia, dove andava spesso. Inoltre per Ramzan Kadyrov la morte della giornalista potrebbe essere un danno molto maggiore dei suoi scritti: i sospetti cadono infatti proprio su di lui, accusato di averla fatta eliminare.

- L'omicidio a scopo di destabilizzazione. Subito dopo la morte di Anna Politkovskaja l'Izvestija ha trovato su Internet uno studio anonimo scritto nel 2005. Vi si legge che tra le misure con cui l'ex presidente della Yukos Leonid Nevzlin (attualmente in Israele) progetta di destabilizzare la situazione in Russia era previsto anche un attentato contro la Politkovskaja. Visto che si trovava in aperto conflitto con le autorità, la sua morte avrebbe compromesso il potere costituito.
La versione che ipotizza una partecipazione all'omicidio di Nevzlin o di un altro "esule" come Boris Berezovskij può sembrare assurda e delirante. Tuttavia non è da escludere che tra coloro che hanno lasciato il paese ci sia qualcuno che vuole mostrare al mondo che la Russia è un paese nel quale è possibile morire per le proprie idee. Lo status di chi ha lasciato il paese - la condizione di coloro che "soffrono" per gli ideali democratici e la libertà - si rafforzerebbe.
Berezovskij, a proposito, a suo tempo non reagì in alcun modo alle accuse di aver attentato alla vita di Ivan Rybkin (il candidato alla presidenza Rybkin scomparve per tre giorni; risultò in seguito che era stato a Kiev, ma non fu in grado di spiegare il motivo di quella scomparsa. Secondo alcuni in quel modo si è salvato dalla morte).

- Gli ambienti militari. Anna Politkovskaja potrebbe essere stata uccisa da persone che avevano bene in mente ciò di cui la Russia ha bisogno e quelli di cui bisogna sbarazzarsi. Per esempio persone come il Colonnello Kvačkov, ufficiali con esperienza di combattimento che sanno come organizzare e mettere in pratica l'eliminazione fisica di una persona. Il motivo è comprensibile: la giornalista faceva opposizione attiva, i suoi lavori venivano spesso citati dalla stampa straniera, la sua posizione poteva sembrare "antirussa" a una parte della popolazione. L'Izvestija è a conoscenza dell'insoddisfazione degli ambienti militari nei confronti di alcuni giornalisti e politici. I più attivi tra questi militari spesso si riuniscono in piccoli circoli e discutono dello sviluppo del paese. Amano paragonarsi ai decabristi. È possibile che queste "società segrete" abbiano deciso di passare dalla teoria ai fatti.
All'Izvestija sono riusciti a trovare in rete una "lista di fucilazione", un manifesto con le fotografie di persone non gradite agli estremisti. L'ultima della lista è Anna Politkovskaja. "È importante liquidare", sta scritto sotto la foto.

Grazie a Miru e Tlaxcala
e un pensiero al triste e spaventato Van Gogh, che ora è rimasto solo:
scriveva Anna
"Non appartengo al gruppo di persone che amano i cani alla follia, e che sono tanto numerose quanto coloro che li detestano. Quelli che amano i cani alla follia si distinguono dalle altre persone per una particolarità: amano i cani più degli uomini. Io invece no, amo le persone più dei cani.

Ma non mi hanno insegnato a buttar via le cose. Soprattutto se si tratta di un essere vivente, che non sarebbe in grado di sopravvivere a un altro rifiuto, e che se non fosse per me morirebbe. Dipende completamente da me, fino all'ultimo pelo delle sue lunghe setose orecchie".

E credo dica di lei tutto quel che c'è sa sapere.

Etichette: , ,

postato da la Parda Flora alle 12:00  

 

09 ottobre 2006
Ma in fondo, che ce ne frega dei ceceni?C'è la festa del cinema a Roma
Ecco la trascrizione dell'ultima intervista di Anna Politkovskaja, ospite in collegamento telefonico del programmma "Cas pressy" ("L'ora della stampa"), su Radio Svoboda. L'argomento di discussione era un articolo uscito su Kommersant in occasione del compleanno di Ramzan Kadyrov, il primo ministro ceceno (il quale, avendo compiuto trent'anni, può ora candidarsi alla carica di presidente).

Anna Politkovskaja: Cosa significa "piangere sui diritti umani"? Non bisogna piangere sui diritti umani. Bisogna semplicemente incontrare non solo Kadyrov, ma anche la gente, coloro che hanno sofferto per le azioni di Kadyrov. E non in modo ipotetico: ne hanno sofferto nella maniera più diretta. I loro cari sono stati uccisi, tormentati, costretti a fuggire. La maggioranza di queste persone erano onestissime. Ne conoscevo molte.
Adesso sulla mia scrivania ci sono due fotografie. Sto conducendo un'inchiesta. Si tratta delle torture avvenute nelle camere di tortura di Kadyrov ieri e oggi. Si tratta di persone che sono state sequestrate dagli uomini di Kadyrov [detti Kadyrovcy, vere e proprie squadre della morte; l'uso di questo termine è stato bandito dallo stesso Kadyrov nell'aprile del 2006, n.d.T.] per ragioni assolutamente incomprensibili, con l'unico scopo di organizzare una campagna propagandistica [...]
Voglio raccontare che queste persone sequestrate, le cui fotografie stanno sulla mia scrivania, queste persone (uno è russo, l'altro ceceno) sono state presentate come se fossero dei combattenti contro i quali i Kadyrovcy facevano la guerra nel villaggio di Aleroi. Questa è una storia nota, che è finita sui nostri teleschermi, alla radio e sui giornali, quando Kadyrov, sullo sfondo dei combattenti sconfitti concedeva interviste davanti alle telecamere della televisione di stato e di altri canali. Ma la realtà è che tutte queste persone erano state rastrellate e uccise.

Elena Rykovceva: Anja, ma non le sembra che queste persone sullo sfondo possano costituire "casi isolati"? Cioè, le persone sequestrate sarebbero casi isolati, perché altre hanno invece avuto dei benefici. Ci sono i segni di un miglioramento, di una ricostruzione. Però c'è ancora una piccola percentuale di vittime di questa situazione.

Anna Politkovskaja: Una piccola percentuale di vittime?

Elena Rykovceva: Piccola, pare.

Anna Politkovskaja: Vorrei dire allora che le persone sequestrate nella prima metà di quest'anno sono più numerose di quelle sequestrate nella prima metà dell'anno precedente, se queste considerazioni possono essere rappresentative. E questi sono solo i casi in cui la gente ha denunciato la scomparsa dei propri familiari, che non sono stati più trovati. Vorrei riportare l'attenzione sul fatto che possiamo parlare di casi isolati solo perché non si tratta dei nostri cari: non è mio figlio, non è mio fratello o mio marito. Le fotografie di cui le parlo ritraggono corpi spezzati dalle torture. Non si possono ridurre a una piccola percentuale. È una percentuale enorme. [...]
I giornalisti che non conoscono quella regione dicono che [Kadyrov] sta facendo rinascere le tradizioni cecene. È una fesseria. Lui le sta distruggendo. Non sono certo a favore della vendetta di sangue, ma il fatto è che ha contribuito a mantenere per anni una certa stabilità nella regione.
Ramzan è riuscito a interferire e a distruggere anche questo.
Questo è un codardo armato fino ai denti che vive circondato da guardie. Io credo che non diventerà presidente. Dentro di me c'è una una sicurezza intima e profonda, forse perfino intuitiva, in nessun modo razionale, in nessun modo confortata da Alu Alchanov [il presidente ceceno, filorusso, eletto nel 2004 in circostanze sospette, successore del padre di Kadyrov, n.d.T.]. Alu Alchanov è un uomo molto debole. In questo problema di Alchanov sotto molti aspetti c'entra anche l'inasprirsi della violenza sotto il giovane Kadyrov.
Il mio sogno personale nel giorno del compleanno di Kadyrov riguarda solo una cosa. Ne parlo con assoluta serietà. Sogno che si sieda sul banco degli imputati. Sogno una procedura giuridica il più possibile rigorosa con l'enumerazione di tutti suoi crimini, e un'indagine per tutti i reati che ha commesso. A proposito, grazie a tre articoli del nostro giornale - di questo, naturalmente, le altre pubblicazioni non scrivono - è stata promossa un'azione giudiziaria contro Kadyrov a causa dei kadyrovci. Io, per esempio, farò da testimone per una delle accuse, quella che riguarda i rapimenti. Un crimine di cui Kadyrov è accusato è proprio il sequestro di persona - la partecipazione di Ramzan Kadyrov al sequestro di due persone. Il mio sogno è semplicemente questo.

Come al solito, grazie alla generosità di Miru e di Tlaxcala

Etichette: , , ,

postato da la Parda Flora alle 11:04  

 

16 giugno 2006
Rolling Thunder
"Il Vietnam del Nord dovrà essere riportato all'età della pietra"
commentando i bombardamenti su Hanoi e Haiphong...
Generale LeMay
Vietnam, dicembre 1972

Etichette:

postato da la Parda Flora alle 10:59  

 

   Chi Sono
   Post Precedenti
   Archivi
   Links

Da "Tango Lesson" di Sally Potter

Vamos a lo de la Parda Flora! 

Esmeralda



Le mie ragazze: Malafemmina

Le mie ragazze: Etta

Le mie ragazze: Anna

Le mie ragazze: Esmeralda

Le mie ragazze: Marisa