| 16 giugno 2010 |
| Far di conto. |
"Siamo tutti spiati: 150 mila telefoni controllati". Silvio Berlusconi ha iniziato così il suo intervento all'assemblea di Confcommercio. "Considerando 50 persone per ogni telefono, vengono fuori così 7 milioni e mezzo di persone che possono essere ascoltate. Questa non è vera democrazia, è una cosa che non tolleriamo più. La nostra libertà di parola non è tutelata".
Ora, anche prendendo per buone le 50 persone per telefono (io, per esempio, che non sono nè elettrice nè simpatizzante del partito promotore della legge sulle intercettazioni, sono stata più volte spiata telefonicamente - con un minimo di orecchio, lo si capisce - però abbasso decisamente la media, oltre a essere commossa per la premura verso la tutela della mia privacy, anche se un po' sospetta), dicevo: anche prendendo per buono il calcolo di sette milioni e mezzo(su 50 milioni di italiani che siamo)mi pare che quel "TUTTI" SIA DECISAMENTE DEMAGOGICO. Intanto, sparisce misteriosamente da migliaia di profili Facebook un appello informativo di Report sulla legge bavaglio: disguido tecnico oppure... davvero la nostra libertà di parola non è più tutelata? Lascio a voi l'ardua risposta; io, di mio, dico che la cosa non mi piace, ma neanche un po'!Etichette: (brutta) storia, aggiornamento: al peggio non c'è mai fine, cazzo Italia destati (prima che sia troppo tardi), storia (indegna) |
postato da la Parda Flora
alle 15:00 
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| 01 febbraio 2008 |
| “Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?” |
I fatti: per legge, in Italia, nessun soggetto può (potrebbe?) detenere più del 20% delle reti televisive nazionali.
In base a questa legge in difesa del pluralismo dell’informazione, Europa 7 vince l’appalto per le frequenze attualmente occupate da Retequattro, già nel 1999. Sarà per la data infausta, che molti ricorderanno come titolo di un telefilm cult di fantascienza, ma da allora Di Stefano, proprietario di Europa7, come Astolfo, è partito davvero per andare a cercare sino sulla luna (ovvero alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea) il senno perduto della Giustizia italiana. Senza per altro averlo ancora trovato - e son passati otto anni. Visto che secondo l’usuale costume così amato dalla Casa delle Libertà (prevalentemente, le loro), e cioè: fatta la legge, trovato l’inganno - quando la Corte Costituzionale diede il 31 dicembre 2003 come termine ultimo a Fede & Co per sloggiare e traslocare sul satellite, subito arrivò la provvidenziale legge Gasparri ad personam (sempre la stessa, quella del processo Sme, per i più distratti) che annullava l’efficacia della sentenza di una delle più alte istituzioni dello Stato, e che fra l’altro già aveva ricevuto sonore tirate d’orecchie in sede europea. A quel punto... a quel punto, il legittimo vincitore della gara d’appalto relativa all’utilizzo delle frequenze occupate illegalmente da Retequattro, incassato l’ennesimo due di picche dal Tar, decide d’impugnare tale sentenza e rivolgersi al Consiglio di Stato, e il Consiglio di Stato, a sua volta, si è rifatto al parere della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Che già aveva accusato l’Italia di opacità e palesi discriminazioni nella gestione della “libera prestazione di servizi” e quindi si è pronunciata a favore della ormai da otto anni “imbavagliata” Europa 7, ribadendo anche a livello europeo l’illegalità della situazione di Retequattro. Cosa che fra l’altro appartiene alla rivoltante aberrazione, in merito al rispetto del pluralismo della libertà d’opinione, rappresentata dall’Italia, che dopo tante lacrime di coccodrillo e false promesse, per non parlare delle ridicole manovre correttive attuate dalle Destre, che si sarebbero pretese essere risolutive dell’ormai annoso e stomachevole, per arroganza, in realtà mai risolto, anche se forse un po' accantonato come priorità politica, conflitto d’interessi. Ora, il non recepimento della decisione europea (non si può continuare a stare dentro l’UE a corrente alternata: se mi comoda sì, se non mi fa comodo no!) dovrebbe costare all’Italia una salatissima multa di 400 mila euro per ogni giorno di inadempienza, cosa sulla quale farebbe bene a riflettere chi si lamenti del canone Rai, che mi sembra ben più contenuto, a favore della sbandierata gratuità della concorrente Mediaset. Ma dato che saranno soldi dei cittadini, e non di Pinocchio, questi si è già premurato di rassicurare i fan di Fede: per Retequattro non cambierà nulla. E l’illegalità, sfacciata e arrogante, continuerà a regnare sovrana.
Il tutto (il caso Sme, i voti scambiati per una velina, le dichiarazioni iperboliche e deliranti sempre rimangiate, la indifferenza con la quale è stata accolta la condanna Europea sul caso Retequattro...) mi ha fatto ricordare il famoso inizio della prima Catilinaria di Cicerone, credo il primo processo storico documentato, a memoria d’uomo, per un caso di congiura contro la Repubblica di Roma: allora, in punta di pugnale; oggi anche a colpi di frequenze etere. L’unica differenza era che Catilina, a modo suo, era anche un idealista, come riconobbe col tempo persino Cicerone; Pinocchio invece, solo un disonesto opportunista. “I 1 Fino a che punto, Catilina, approfitterai della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora la tua pazzia si farà beffe di noi? A che limiti si spingerà una temerarietà che ha rotto i freni? Non ti hanno turbato il presidio notturno sul Palatino, le ronde che vigilano in città, la paura della gente, l'accorrere di tutti gli onesti, il riunirsi del Senato in questo luogo sorvegliatissimo, l'espressione, il volto dei presenti? Non ti accorgi che il tuo piano è stato scoperto? Non vedi che tutti sono a conoscenza della tua congiura, che la tengono sotto controllo? O ti illudi che qualcuno di noi ignori cos'hai fatto ieri notte e la notte ancora precedente, dove sei stato, chi hai convocato, che decisioni hai preso?
2 Questi i tempi! Questo il malcostume! Il Senato conosce l'affare, il console lo vede, ma lui è vivo. È vivo? Addirittura si presenta in Senato, prende parte alla seduta, indica e marchia con lo sguardo chi ha destinato alla morte. E noi, uomini di coraggio, crediamo di fare abbastanza per lo Stato se riusciamo a schivare i pugnali di un pazzo! A morte, Catilina, già da tempo dovevamo condannarti per ordine del console e ritorcerti addosso la rovina che da tempo prepari contro noi tutti!
(e invece continuano a votarlo regolarmente: mistero più glorioso di quello dell'Immacolata Concezione! nota della parda)
3 Ma come? Un uomo della massima autorità come Publio Scipione, il pontefice massimo, fece uccidere senza mandato pubblico Tiberio Gracco, che minacciava solo in parte la stabilità dello Stato, e noi consoli dovremo continuare a sopportare Catilina, smanioso di distruggere, di mettere a ferro e a fuoco il mondo intero? Non voglio ricordare il passato, episodi come quello di Caio Servilio Ahala che uccise con le sue mani Spurio Melio, il rivoluzionario. Ci fu, ci fu un tempo tanto valore nello Stato che uomini impavidi punivano il concittadino ribelle con maggiore severità del più implacabile dei nemici! Abbiamo un decreto senatoriale contro di te: è di estrema durezza. Allo Stato non mancano né l'intelligenza né la fermezza dell'ordine senatorio: manchiamo noi, noi, i consoli, lo dico apertamente.”
(per chi lo desideri, ad esempio qui uno dei tanti testi integrali in Rete dell'orazione, che è persino meglio del vibrante discorso repubblicano di Lucilla, la sorella di Commodo, nella scena finale de Il gladiatore! :D Visto che ormai, beatamente immemori del nostro passato, i nostri parametri culturali, e non solo, sono questi). ..e intanto il muro continua a salire, un pezzo per volta: non sentite anche voi cominciare a mancarvi l'aria?Etichette: storia (indegna) |
postato da la Parda Flora
alle 07:25 
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| 31 gennaio 2008 |
| Pensierino del mattino ovvero come buttare al vento 300 milioni di euro! tanto, a noi avanzano... |
Perché si dovrebbe andare al voto subito, senza neppure provare ad aprire (in totale mala fede) una linea di credito a Marini e al suo incarico esplorativo?
Per rispondere non servono fondi di caffé, né sfere di cristallo: basta leggere Il Sole24ore!
Come direbbe don Camillo: quando sarete nella cabina elettorale ricordatevi che Dio non vi vede (con buona pace di Ratzinger, Ruini, Bagnasco e della Cei intera, avendo mi auguro cose ben più serie alle quali pensare), ma Pinocchio e suoi fidi collocati nelle commissioni elettorali (tanto si sa, no? come si formano le commissioni elettorali da che mondo è mondo. Democratico e non...) mmmmh, non ne sarei altrettanto sicura. Dato che anche dietro a questo emolumento per "ridurre i costi della politica", immagino, c'è una legge (ahimé, bipartisan) del governo Berlusconi, che per il voto anticipato è oggi certo quello che starnazza più forte. Eppure qualche altro mese cercheremo bene di reggerlo no, per tutelare i diritti dei Poveri Trentacinque in cerca di pensione? Perché, anche se Marini s'indigna con la stampa che lo ha fatto notare, vedendo la media dei figuri che si aggirano impunemente in Senato e i loro bizantinismi, il dubbio invece a me è sembrato più che legittimo. Soprattuto da chi si domanda se rivedrà mai sotto forma di pensione, lui e soprattutto suo figlio, i contributi che versa regolarmente.Etichette: storia (indegna) |
postato da la Parda Flora
alle 07:52 
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| 30 gennaio 2008 |
| Dimmi, o Divo, in quanti modi poss'io definirti innocente? |
"Caso Sme, assolto (sic?!?) Berlusconi falso in bilancio non è più reato
I giudici della I sezione penale del Tribunale di Milano hanno prosciolto il leader di Forza Italia, accogliendo la tesi della difesa: "I fatti non sono più previsti come reato". I magistrati hanno applicato una legge varata dal governo di centrodestra" La Repubblica, 30 gennaio 2008
Servono commenti? Non credo proprio...
Ormai, al gioco lurido ci siamo così assuefatti, che probabilmente lo rieleggeremo pure, questo furfante "innocente" sempre per i consueti cavilli legali e/o prescrizione dei reati commessi (e in questo caso valgono entrambe le opzioni), ma mai perché non ha commesso i reati imputatigli. Mi incuriosisce un po' la cecità di tante presimibilmente brave persone, che invece di urlare vendetta al cospetto di Dio per lo scempio della Giustizia, al quale assistono, si rallegreranno. Anche se a questo punto mi appare chiaro che chi persista nel mangiare questa immondizia e non condannare l'arrogante gestione sempre e solo pro domo suo del potere di questo delinquente, non ha più scusanti del tipo - è un cretino! No,ormai è chiaro a tutti gli effetti che è un suo complice, e come tale sarà visto, pesato e giudicato. Perché, presto o tardi, ma il redde rationem arriva per tutti, persino per coloro che sono convinti che con i soldi si possa comprare davvero tutto! Io, ad ogni modo, oramai non mi stupisco più di nulla. Neppure della faccia di palta con la quale c'è chi sorride e con marcia virile e maschia infanga disinvoltamente persino una parola pura come innocenza.Etichette: storia (indegna) |
postato da la Parda Flora
alle 12:24 
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| 25 gennaio 2008 |
| The day after |
A Turiglia' e allegri compagni, sapete a qual'è la cosa più di sinistra che ho trovato oggi in Italia?
“Spider pork, spider pork, il soffitto tu mi sporc, (e sì che il soffitto del Senato è altino) tu mi balli sulla test e mi sporchi tutto il rest, tu quaaaaaaaaaaaa! ti amo Spider pork” (sempre più vittime della sindrome di Stoccolma, nel Belpaese)
Vergogna!
Voglio vedervi quando ve lo ritroverete come padrone a ballarvi sulla testa, lo Spider pork, e spanderete lacrime di coccodrillo sui vostri capricci e le vostre scelte scriteriate e autolesioniste - peccato solo le pagheranno altri e non voi, culi di gomma! Mi auguro siano almeno lacrime di sangue come quella della madonnina di Civitavecchia, che qui, solo un miracolo temo ormai ci possa salvare.
Solo una domanda. Avete mai preso in considerazione l'opzione - remotissima, certo - che nell’eventualità l‘elettorato si rompa clamorosamente, i coglioni della vostra fazione ed elettorato, debbano abbassare le penne e rientrare in una comunissima valutazione di opinione? perche, a mio umilissimo parere, a furia di gestire la politica interna come avete fatto sin'ora, non mi pare una ipotesi poi così remota che l'elettorato sia contrario dalle scelte del potere politico, in questa direzione. Siete davvero pronti ad essere mandati a fare in culo dalle maggiori potenze mondiali e dall'elettorato tradizionalista americano?
Il mio spassionato, ma disisteressato e oculato consiglio, è quello di farci una savia e spassionata riflessione politica e militare, e decidere, o no, di conseguenza!...Etichette: storia (indegna) |
postato da la Parda Flora
alle 09:39 
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| 05 giugno 2007 |
| La bugia (una fra le tante...) del Cavaliere |
Stamane non ho voglia di scrivere, soprattutto del caso Visco, del quale avevo accennato qualche tempo fa qualcosa, in termini di pirateria di piccolo cabotaggio e furfanteria. Anche se mi ha divertito la risposta della giornalista Lucia Annunziata, che alle insistenze dell'onorevole Fini, con evidente riferimento al caso Guardia di Finanza - Unipol, circa la liceità dell'uso politico dei media per non meglio definite "montature", alla fine ha risposto spazientita che tale uso non è mai lecito, ma ciò non toglie che la CdL ne abbia a suo tempo fatto ampio uso, quando le faceva comodo. Quindi, aggiungo io, giù le aureole! E anche le grida inconsulte "Se lo avessimo fatto noi, ci avrebbero cacciato a calci"! di un signore che ultimamente vedo solo con le mani addosso a qualche rappresentante del gentile sesso, fosse solo per appoggiarvisi in caso si ripresentassero malori... Donna Veronica, a quando un'altra pubblica tiratina d'orecchie? ;-) Ma per tornare alla sostanza del discorso, ebbene, lo avete fatto tranquillamente anche voi, egregi signori della passata legislatura, e nessuno vi ha smosso di un millimetro! anche se ora strillate per le sempiterne richieste di dimissioni del governo, che fanno venire solo il voltastomaco, per noia e sfacciataggine, e questo credo a prescindere da quale sia la posizione politica dell'elettore corretto. Un onorevole che mente, pubblicamente, sapendo perfettamente di farlo, è infatti un disonore per il Parlamento intero, per chi lo ha eletto e anche per il Paese che dovrebbe servire, servire e non usare, per interessi economici o per manie di potere, poco importa. Così stamane mi affido alla penna di Carlo Bonini de La Repubblica, che mi pare avere memoria più brillante e a lungo termine del collega Panebianco del Corriere della Sera, che placidamente dimostra i limiti della sua memoria,(voglio pensare solo di questo si tratti...) sostenendo non esserci mai stati precedenti nei terremoti, ad opera di un ministro, all'interno della Guardia di Finanza. Come se ciò non fosse stato fatto a suo tempo da Tremonti... Ma leggete l'accurata ricostruzione di fatti che magari (la memoria, è una cosa buffa, soprattutto quando si parli di politica, dove spesso il bianco è nero, e il nero bianco e comunque io non ho mai parlato di colori, caro lei!) lì per lì, qualcuno aveva magari scordato.
ROMA - Per fulminare Romano Prodi e la sua evanescente maggioranza sul caso Visco-Speciale, per rendere nitida la gravità di un brutale tentativo di spoils system nella Guardia di Finanza, Silvio Berlusconi ha usato un argomento di indubbia efficacia: "Io mi domando se fosse successo a noi...". Bene. E' successo. Cinque anni fa. Quando - ministro dell'Economia Giulio Tremonti - venne prima rimosso in ventiquattro ore il capo di stato maggiore della Guardia di Finanza, perché ritenuto politicamente inaffidabile, e quindi avvicendata l'intera catena di comando delle Fiamme Gialle a Milano: il comandante regionale, il comandante provinciale, il comandante del nucleo regionale di polizia tributaria. Non si levò un fiato. Nessuno ebbe a indicare inopportuni incroci con le allora indagini sui diritti tv di Mediaset, né che tra i promossi ai nuovi incarichi vi fosse l'aiutante di campo del ministro Tremonti. Non ci fu il tempestivo e preoccupato intervento dell'Avvocatura Generale per verificare la limpidezza professionale degli ufficiali che venivano messi alla porta. Non furono sollecitate lettere allarmate alla Procura della Repubblica. Non fu chiamato in causa il capo dello Stato. La vicenda non ha nulla di segreto, ha il pregio di mettere a nudo qualche ipocrisia e, per quel che se ne sa, è tra quelle che il viceministro Visco, in questi giorni, ha ricostruito nel suo dossier consegnato a Palazzo Chigi e di cui il senato discuterà domani. I fatti, dunque.
Settembre 2001. Giulio Tremonti è da qualche mese il nuovo ministro dell'Economia. Comandante generale della Guardia di Finanza è il generale di corpo d'armata Alberto Zignani, anche lui nuovo nell'incarico (è stato nominato in marzo). Di fatto, la Guardia di Finanza ereditata dal governo di centrodestra è quella che, per quattro anni (1997-2001), ha governato e riformato il generale Rolando Mosca Moschini, uno dei migliori e più brillanti ufficiali del nostro esercito, apprezzato all'estero, integrato per lungo tempo nei comandi Nato. Mosca Moschini, oggi consigliere militare del Presidente della Repubblica, è fumo negli occhi per il centrodestra. Nella sua lunga stagione di comando in viale XXI aprile ha aggredito un grumo di potere che ha coltivato, con il rancore, voglia di rivincita. Si è liberato di Nicolò Pollari, sostituendolo dopo neppure due mesi con un nuovo capo di Stato Maggiore, il generale Giovanni Mariella, un pugliese solare, un galantuomo di buon carattere che, di fatto, nel settembre 2001, quando Moschini lascia il comando ne raccoglie l'eredità.
Mariella dura poco. Alla fine di settembre del 2001, il centrodestra se ne libera in ventiquattro ore, sostituendolo con il generale Nino Di Paolo. Delle ragioni della sua destituzione il comandante generale Zignani non offre nessuna spiegazione. Né, soprattutto si comprende, perché, una volta avvicendato, Mariella finisca nel magazzino delle scope del Comando. Per lui non ci sono incarichi di prestigio. Non ci sono poltrone da vicesegretario del Cesis (che, a quanto pare, sono invece un esito di carriera naturale se gli ex capi di stato maggiore si chiamano Nicolò Pollari ed Emilio Spaziante). C'è solo un lungo esilio da comandante interregionale della Guardia di Finanza dell'Italia meridionale. Fino a quando, quattro mesi fa, non se lo porta via una malattia fulminante. Ai suoi funerali a Napoli, lo scorso 24 febbraio, nella basilica di san Francesco di Paola, in piazza Plebiscito, sono presenti sia il comandante generale Roberto Speciale che l'ex comandante Mosca Moschini. Ed è lui a pronunciare un ricordo che convince Speciale a lasciare infuriato la chiesa prima del feretro, per un caffè al "Gambrinus" insieme al suo seguito di ufficiali.
Ma torniamo a quell'autunno 2001. Perché accade qualcosa di più. Contemporaneamente alla destituzione di Mariella, su sollecitazione di Tremonti, viene ridisegnata competenza e gerarchia degli uffici periferici del II Reparto, l'intelligence della Guardia di Finanza (che Mariella, prima di diventare capo di Stato maggiore, ha comandato), stanza di scambio e compensazione con il Sismi, la nostra intelligence militare. Delle informazioni che raccoglieranno sul territorio, i "nuovi" reparti informazione non risponderanno più al Comando generale, ma ai comandi regionali. La "riforma" coincide con l'allontanamento di alcuni dei responsabili del reparto informazioni a Milano, come a Roma. Rende i comandanti regionali centri nevralgici nella raccolta delle informazioni, accrescendone il potere. E annuncia quel che accadrà nell'ottobre del 2002.
In un unico giro di avvicendamenti, viene sostituita l'intera catena di comando della Guardia di Finanza di Milano. Il comando interregionale della Lombardia viene assegnato al generale Emilio Spaziante. Uomo di Pollari, suo luogotenente in una piazza che esprime la nuova classe dirigente politica, i suoi interessi economici. Comandante provinciale è nominato il colonnello Rosario Lo Russo. Ma, soprattutto, al Nucleo regionale di polizia tributaria arriva il colonnello Stefano Grassi. L'ufficiale è aiutante di campo del ministro Tremonti. Ha lavorato al ministero dell'economia insieme a Marco Milanese, capo della segreteria del ministro, altro brillante ufficiale della Finanza che ha avuto quale suo compagno di corso Dario Romagnoli, poi passato allo studio tributario di Milano dello stesso Tremonti.
Gerardo D'Ambrosio, allora procuratore della Repubblica di Milano, oggi senatore dei Ds, ha un ricordo sfumato di quegli avvicendamenti. Sicuramente non prese carta e penna per redigere lettere allarmate. "Perché - dice - la legge stabilisce che il procuratore della repubblica e il procuratore generale non hanno alcun potere di intervento sui trasferimenti di ufficiali al vertice della catena di comando locale della Guardia di Finanza a meno che non si tratti di ufficiali di polizia giudiziaria. Perché in questo caso, non solo devono essere informati ma è addirittura necessario il loro consenso. Sicuramente, nessuno in quell'occasione, al contrario di come mi pare sia invece accaduto nel caso Visco, venne a sollecitare un mio interessamento a quel che stava accadendo". Aggiunge l'ex Procuratore: "La verità è che da questa storia ho tratto delle convinzioni che, domani, proverò a comunicare all'aula del Senato. Un ufficiale come il generale Speciale è pericoloso innanzitutto per la Guardia di Finanza. Se le cose fossero andate come lui dice, un anno fa avrebbe dovuto prendere la porta e denunciare Visco alla competente Procura di Roma per poi dimettersi un minuto dopo. Non mi risulta lo abbia fatto. Perché?".
Carlo Bonini da La Repubblica, 5 giugno 2007Etichette: storia (indegna) |
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alle 08:16 
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| 10 giugno 2006 |
| Raccogliendo Margherite (Daisy-cutter)... |
“Bisogna dimenticare chi si è, prima di entrare nei Marine. Bisogna anche dimenticare quel che si potrebbe diventare una volta lasciati i Marine, perché quando arriva la guerra si rischia di morire e, a quel punto, tutte le fantasie e le previsioni relative al futuro perdono qualsiasi senso... Chi viva o chi muoia, gli Stati Uniti vinceranno questa guerra. Io so che gli Stati Uniti vinceranno qualsiasi guerra decidano di combattere, contro chiunque. Se il colonialismo non fosse ormai superato, sono sicuro che diventeremmo padroni di tutto il Medio Oriente, non ci limiteremmo a difendere i giacimenti di petrolio, ce li prenderemmo: Noi siamo qui per annunciarvi che il vostro Paese non è più vostro, grazie per la collaborazione, seguiranno ulteriori dettagli.”
Ciò che i governi, sulla base dell’opera dell’Intelligence mondiale, potrebbero fare, ma in genere non fanno, è dire che la tecnologia bellica si sta sviluppando in un modo assolutamente ignoto al cittadino comune, al quale si fa ancora paura parlando di armi atomiche. La ultima Convenzione di Ginevra (1980) vieta esplicitamente anche alcune armi classiche - oltre alle non convenzionali, quali le armi inabilitanti non letali sempre più “di moda” - nella più placida quiescenza del panorama politico internazionale. Si potrebbe anche dire che, al restringersi formale delle regole d’ingaggio da parte della NATO, non corrisponde un’equivalente concreto da parte dell’esercito, come ad esempio il ricorrere ugualmente ad armi e a calibri il cui uso è esplicitamente proibito, o sparare secondo criteri discutibili su civili. “Noi siamo un plotone unito, ...e basta che ti guardi intorno trovi sempre un amico. E, nel caso tu ne abbia bisogno per stupidità, vanità o egoismo, trovi sempre qualcuno pronto a darti un cazzotto o a sfotterti sul campo o a ripeterti per giorni e giorni che infimo pezzo di merda sei, finché non ti rendi conto che, qualunque sia il motivo per cui ti rode il culo, è ora che la pianti. Non è originale dire che l’unità di combattimento è come una famiglia, ma la migliore unità di combattimento è come una famiglia disfunzionale, e i modi e i mezzi di questa disfunzione sono anche i mezzi e i modi di sopravvivenza.” Chi abbia voglia e tempo di cercare e leggere i resoconti dei Marine reduci dal Vietnam, dalla prima guerra del Golfo (1990/1) e della guerra in Afghanistan e dell’Iraq (2001), per esempio, potrà scoprire molte cose istruttive, a volte addirittura poetiche, come la delicata tecnica di raccogliere margherite con le bombe al fosforo. Per capirci, una daisy-cutter è una bomba al fosforo che brucia sino alla profondità di dieci metri per un’estensione paragonabile a quella di un campo di calcio, però non incenerisce il terreno, giacché la sua miscela liquida di nitrato d’ammonio e polvere d’alluminio esplode ad un metro dal suolo, e quindi non produce buche. Venne usata la prima volta in Vietnam, per creare una pista d’atterraggio agli elicotteri, poi nella guerra del Golfo “ufficialmente” per sminare i campi e in Afghanistan contro i Talebani asserragliati nelle grotte. Formalmente, è un ordigno del peso di 6800 chilogrammi, che rappresentava il più potente ordigno convenzionale dell’arsenale americano. Tanto che si fa quasi fatica a immaginarlo: nel raggio di ottomila metri quadrati uccide ogni forma di vita, militare o civile, compresi coloro che si trovino all’interno di eventuali bunker. Veniva paracadutata dai C-130, per evitarne l’onda d’urto, giacché esplode circa 27 secondi dopo essere stata sganciata. In teoria la BLU-82, o “Daisy-cutter”, è la bomba più potente fra le armi convenzionali create dagli U.S.A, e sempre in teoria (torniamo alla Convenzione di Ginevra sul divieto e la limitazione dell'impiego di talune armi classiche, del 1980), il suo uso dovrebbe essere esclusivamente quello tattico che consente l’atterraggio degli elicotteri o lo sminamento. Insisto perché la guerra moderna si gioca tutta sul filo che corre fra il lecito e l’illecito, che è sottile ed ambiguo, soprattutto se si vuole che così sia. “Dopotutto sono un killer perfettamente addestrato, e il mio cuore è indurito per farci entrare la morte.” Così, “pare” da testimonianze di reduci della prima Guerra del Golfo che le taglia-margherite siano state usate sin dall’inizio della campagna aerea americana per bonificare le postazioni di fanteria irachena; così, spesso accade che in realtà questa arma al fosforo, il cui uso è proibito come arma contro il nemico, abbia abbrustolito per bene esseri viventi lasciandone solo mozziconi bruciati come in un grande barbecue. “Mi vestii e con Fergus cominciammo a cantare canzoni dandoci schiaffoni e scornandoci, alla fine corremmo in strada. Eravamo ubriachi fradici, e arrabbiati uno contro l’altro perché eravamo cambiati, peggiorati. Ce ne andammo in giro per le strade di Sacramento cantando canzoni a squarciagola. intonammo le nostre preferite, quelle sulle violenze carnali, i roghi, le uccisioni e i saccheggi, e quella che si chiamava One-shot one-kill. !... per essere un Marine, un vero Marine, è necessario uccidere...puoi essere stato colpito ma se non hai ucciso con le tue mani un ostile soldato nemico, ti consideri una nullità come Marine” Ora, pare che Daisy stia per ceder il suo poco invidiabile primato: nonostante la sua presenza in loco, pare non sia stata utilizzata in Iraq, però nel 2003 una nuova bomba, che con le sue 9000 tonnellate rappresenterebbe il più grande ordigno esplosivo mai realizzato, è stato fatto esplodere nel poligono della base Englin in Florida. Questo gioiello si chiama MOAB (Massive Ordnance Air Blast) ma è subito stata soprannominata "Mother of all Bombs". Ieri l’altro era il 6 giugno del 2006.
I periodi in grassetto sono tratti da Jarhead di A. Swofford
Forse sarà bene ricordare che per la violazione della Convenzione di Ginevra (alla quale gli USA aderirono fin dalla prima nel 1864)soldati degli eserciti aderenti sorpresi a commettere atrocità possono essere soggetti ad esecuzione sommaria sul campo, senza processo, semplicemente per ordine dell'ufficiale di grado più elevato presente. In ogni caso, le violazioni alle Convenzioni di Ginevra, da parte di membri aderenti (ormai circa 200), sono deferibili al Tribunale dell'Aja. Gli Stati Uniti finiranno mai davanti al tribunale dell'Aja? Diceva Gandhi che dal male, anche se fatto a fin di bene, non può che scaturire il male. Per questo, di fronte al ricordo delle atrocità commesse da chi consideriamo nemico, più salda deve essere la nostra volontà di rimarcare quel sottile e ambiguo filo che separa il lecito dall'illecito, per cercare di salvarci l'anima. I morti sono morti, e basta. E in quanto tali, sempre, meritano Giustizia: se così non fosse, dovremmo sbendare tutte le sue statue e toglierle di mano la stadera dal peso truccato.Etichette: (brutta) storia, cose da ricordare, storia (indegna) |
postato da la Parda Flora
alle 10:45 
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