| 12 luglio 2010 |
| terno secco |
"non sono un playboy, sono un ...playsilly!" (manco scemo seriamente riesce a esserE, il coglione...).
"Io ho inaugurato la politica del cucù" (per chi non lo sappia, il cuculo è quell'uccello uso a depositare le proprie uova nei nidi degli altri uccelli. La sua avida prole, goffa ma muscolosa e prepotente, provvederà poi a estromettere i legittimi eredi del nido e a farsi nutrire, a sbafo e scorrettamente, dagli infelici uccellini costruttori del nido... almeno sino a che non ucciderà anche loro per saziare un insano appetito di potere a tutti i costi, decisamente imbarazzante...).
"Siamo latini. Ci teniamo alla possibilità di mantenere il nostro senso estetico". (con queste belle parole - ma come ci emozioniamo, noi latini... - difendiamo il diritto priapesco, e quindi normalmente piuttosto ridicolo, di risentire dell'effetto del Viagra, come se fosse un merito politico, anziché un segno palese di scarsa dignità e di drammatica realtà, risentire si una disfunzioen erettile, nonostante le varie stronzate ammannite all'adorante popolo bue che aspira ad arrivare ai settanta e passa con la fama di un uccello che ancora tira!per altro cosa messa in dubbio da alcune escort che, appena lo hanno detto, son cadute in disgrazia presso la corte del RE MINCHIONE.
Ogni tanto,l'idea che questo vecchio ridicolo e tragicamente privo del senso della dignità o della vergogna, che si dovrebbe accompagnare ai capelli canuti (anche quando falsati dall'aminoxidil), parli in preda a una follia da disitratazione senile che ridicolizza a livello mondiale il nostro paese, incurante di ogni minimo segno di vergogna, ci prende e ci terrorizza. Chi potrà salvarci da questo buffone?Etichette: aggiornamento: al peggio non c'è mai fine, cazzo Italia destati (prima che sia troppo tardi), cose (e persone) da dimenticare |
postato da la Parda Flora
alle 14:04 
|
|
|
|
| 14 febbraio 2007 |
| Alla stupidità del mondo |
Esattamente un anno fa mi trovavo a scrivere queste considerazioni: strano modo di festeggiare san Valentino! Esse nascevano dalla scoperta della presunzione di persone che avevano la fastidiosa abitudine di sopravvalutarsi, benché cadessero frequentemente in tristi (e triti) meccanismi della più banale e scadente umanità. Persone che avevo avuto - lo riconosco - la colpa di credere decisamente migliori di quanto non si rivelassero alla prova dei fatti: ipocriti, falsi, bugiardi, pettegoli, presuntuosi all’inverosimile, capaci di pugnalare alle spalle dopo averti sorriso con dolcezza, disonesti. Persone che, mi auguro per loro, per vergogna, sono tutte sparite dall’orizzonte radar - della mia vita, e del Web, almeno riconoscibili nei loro luridi vecchi panni. Se invece sono emigrate, un cordiale vaffanculo a loro, che mi stava sullo stomaco da più di un anno! e che raccolgano ciò che hanno seminato, come è giusto che sia e come sempre accade, anche se non vorremmo e spesso ci illudiamo non accadrà. Ma la mia esperienza è che, prima o poi, ciò inevitabilmente accade: è solo questione di tempo.... Così, rileggendo casualmente oggi queste parole, le ritrovo da una parte sempre vere, come le sentii quando le scrissi la prima volta; dall’altra, di conseguenza, meritevoli di essere riproposte, per la corretta educazione di presuntuosi docenti universitari con sole quattro idee in testa e crisi isteriche (in squisito senso freudiano) da climaterio; falsi professionisti, incapaci di essere sinceri in un solo momento della loro vita di luridi puttanieri; persone che si pretendono sagge, e in realtà sono solo ridicolmente patetiche o forse pateticamente ridicole. La Rete purtroppo pullula di questi soggetti, che vi trovano un pabulum di crescita ideale, come talora accade per i germi nel corpo umano, come accade quando la realtà è insoddisfacente, o frustrante, perché il lavoro o la vita privata sono squallide. Cose queste che si tentano di nascondere, ma tanto poi emergono, come gli stronzi che navigano sempre sopra il pelo dell’acqua, ben in vista. Perciò, buon san Valentino, piccoli, miseri, squallidi pidocchi che infastidite le vite altrui con il vostro esistere!
Alla stupidità del mondo c'è una sola risposta: il silenzio, beato lui, che non deve ascoltare tutto questo bla bla bla bla... Parole poche persone vere poche e, al massimo, un motteto di Mozart per qualche attimo di paradiso. Il resto? beh, il resto può anche andare a farsi fottere, per quel che mi riguarda... ah sì, e anche un po' di sintesi, per favore, che il mio amore per l'italiano soffre come un cane: non sempre si ha tempo e voglia di leggere certe diarree linguistiche deliranti ed isteriche. Quando decisi di aprire questo blog, pensai a lungo al titolo da dargli. Anni di esperienze in rete, giornalismo, la collaborazione alla nascita del portale di Tiscali,la scuola di Alessandro Lucchini, (IULM) e Luisa Carrada che cercavano nuovi linguaggi per i professionisti, della rete e non, venivano ben prima della rete per tutti,la rete di Gates, di utenti cialtroni oppure evoluti. Poi nacque il fenomeno dei blog: sapemmo ciò che accadeva in zone altrimenti azzerate del mondo grazie ai bloggers, il giornalismo scoprì che la comunicazione non poteva mai più essere la stessa vecchia puttana di sempre. Doveva adattarsi e cambiare. Ciò che però mi pareva più evidente, soprattutto nel mondo del blog, era il gran parlarsi addosso. Tutti avevano qualcosa da dire, anche se spesso non sapevano cosa e nemmeno come farlo in un italiano decente. Così parlare da sola, come nella canzone di Sting - dove la parola è ricerca di comunanza - o tuttalpiù, coi gatti, mi pareva un buon titolo. Un titolo onesto, consapevole dei propri limiti, come una pagnotta sfornata: sincero, saporito, non sofisticato nè già stantio dal primo giorno. Ho raccontato storie di amici, molti che purtroppo non ci sono più, pensieri, piccole esperienze di lavoro e condiviso passioni in questo spazio. Storia di D., morto di Aids, storia di Lei, che cerca di suicidarsi, storia di D. giovane medico che si suicidò in una stretta stradina sepolta dalla neve a Belluno... Queste e tutte le storie sono state la volontà di ridare vita ad esseri umani sperduti e silenziosi ormai come fantasmi. Ho parlato (poco) del mio lavoro e dei miei studi; della mia malattia e del mio affrontarla con coraggio da sempre. Con coraggio e, una volta mi fu detto, anche con grazia, ed è uno dei complimenti più belli che mi siano stati fatti. Io credo che in fondo tutti parlino da soli, solo che la maggior parte delle persone è così infantile, così poco consapevole da non accorgersene neppure. Fatti loro. Osho - che non stimo - ha però detto una cosa sacrosanta: il mondo non è pronto per la verità, sarebbe inutile e crudele fargliela vedere. E allora lasciamolo nella sua cullante illusione, a fingersi furbo, a fingersi il migliore, a fingere di vivere. Chi il velo di Maya lo ha stracciato non può che ridere, e compatire questi fratelli minori, aspettandoli pazientemente, consapevole che non tutti però ce la faranno. Dipenderà da loro, dal loro Karma, e così potranno smettere di accusare sempre gli altri con rabbia e livore, per dimenticare la propria pochezza.
Ovviamente, Roberto Vecchioni non poteva che cantare Tornando a casa (Nostalgia di odiare...)
A casa, si ritorna a casa dopo il temporale; la guerra c' è a chi dice bene c' è a chi dice male; signor nemico quel tuo ghigno da animale morto ficcatelo in quel posto; non eri tu ad averlo duro dentro i pantaloni? La storia si è fermata adesso che hanno vinto i buoni; e paghi, caro mio se paghi, tutte ce le paghi, per i nostri sogni e le tue visioni. Le vedo già le nostre donne ad aspettarci al porto; staremo con i vecchi amici dal sorriso aperto; e giocheremo a carte fino all'alba senza litigare, scordando di pagare. Daremo feste popolari con dei ricchi premi, berremo meno vino e molto succo di limoni, perché saremo sempre buoni solamente buoni, finalmente buoni milioni di milioni! Come saremo buoni!
Bella mia aspettami che torno; via di qui, fuori da questo inferno; senza te il mare sembra eterno; da domani con te sarà amore notte e giorno A casa, si ritorna a casa dopo il temporale, e non c'è più un nemico al mondo che può farci male: il cane fa le feste a tutti senza più abbaiare, si lascia accarezzare; ma stranamente il cielo sembra di una noia mortale, il tempo è un orizzonte immobile di vecchie suore; e niente, niente più da perdere, niente da vincere, non è possibile che pareggiare... Che voglia di un nemico vero o perlomeno vivo, bastardo come ai vecchi tempi, meglio se cattivo: di quelli che han ragione sempre, che tu perdi sempre, che son nati solo per fargli male: che nostalgia di odiare...
Bella mia, aspettami che torno; finirà pure 'sto mare eterno; tienmi tu, quando verrà l'inverno; non so come resisterò senza un nemico intorno. Bella mia, aspettami che torno; metti via l'amore per l'inverno; tienmi tu, quando verrà quel giorno; non so come ce la farò senza un nemico intorno.Etichette: cose (e persone) da dimenticare, grazie |
postato da la Parda Flora
alle 23:18 
|
|
|
|
| 29 dicembre 2006 |
| Che accademica noia! |
Ci sono dei blog noiosissimi: in genere sono i più pretenziosi. Io che girello abbastanza, ormai ci ho fatto l’occhio. Mi rimane però il dubbio del perché, per esempio, docenti universitari, oltre a tenerci a rimarcare la loro superiorità intellettuale sull’interlocutore (insicurezze mal gestite? facili panacee alle crisi di autostima?) con dei "Chi sono?" che sarebbero più adatti nell'ambito di un concorso statale per titoli, che non nel regno egualitario dell’anarchia che era una volta, benedetta lei, Internet, si dilettano spessissimo nel porsi in un modo nei confronti dell'altro (leggi utente di passaggio) che trovo infantilmente narcisistico e talmente fastidioso, da rendere insopportabilmente noioso ogni tentativo di contatto con loro. In genere vivono in limitate conventicole( = pozzanghere) dove reciprocamente si fanno salamelecchi e inchini come in un minuetto, ed evidentemente per loro il mare della Rete si esaurisce così. Buon pro gli faccia! Per fortuna ci sono anche amabilissimi docenti che vivono senza sbandierare per prima cosa a cani e porci il loro biglietto da visita e si pongono almeno per quanto è possibile, dimostrando di aver realmente capito lo spirito del mezzo che stanno usando, su di un piano di parità con l’interlocutore, senza stordirlo o annichilirlo con l’altisonanza dei loro più o meno validi titoli.
La rete è nata, prima di ogni altra cosa, per condividere sapere: i diari degli adolescenti, o gli esperimenti letterari sepolti in fondo ai cassetti vengono mooolto, ma molto dopo. E anche, vorrei dire, il gusto di rendere quel sapere, anche quando lo condivido con gli altri, sempre e comunque élitario, il che è una forma di arroganza intellettuale piuttosto diffusa, soprattutto fra certe categorie di persone, ma non per questo meno detestabile.
Col passare degli anni mi sono fatta una certa esperienza, e dei tanti pretesi intellettuali, e padroni del sapere, mi sono fatta una idea piuttosto chiara, anche se spesso poco lusinghiera. Come diceva De Andrè, per stupire mezz’ora basta un libro di storia... e ci sono quelli che, al di là delle venti parole chiave del loro arzigogolato eloquio accademico, umanamente non sanno andare, e sono davvero, davvero tanto patetici: quando poi non fanno più i maître à penser, in genere finiscono nel lagnoso, sicuri che qualche cretino adorante di buona volontà lo pescano sempre, come le spigole in inverno... Sicuro come l'oro! Vien da pensare siano persone frustrate: nel loro percorso professionale? nella loro vita privata? e così si sfogano sui malcapitati che capitano loro a tiro: direbbe Snoopy, grande filosofo misconosciuto -piove sui giusti e sugli ingiusti, ma noi gente di mezzo, che c'entriamo?
Io a volte credo che abbiano solo dieci pensieri ben radicati nella testa, e li difendano con le unghie e coi denti, perché senza quelli non sarebbero più niente, o comunque non più in grado di sostenere le loro posizioni, e non li sfiora nemmeno il fatto che quel loro pretenzioso e limitato “costrutto mentale” impedisca loro di capire tante cose, magari semplici, banali cose, e magari proprio prima di tutto su loro stessi. Ma questo è argomento troppo elevato per la loro sicumera, che è buona parte di tutto quel che hanno...
Quando mi sento bisognosa di novità, magari anche di un po’ di umiltà, mi costringo a leggere i loro blog sperando in qualche illuminazione, ma il risultato è sempre lo stesso: sono incerta se mettermi a ridere a crepapelle per quanto sono pateticamente ridicoli, o infuriarmi per la loro totale, assoluta inutilità, per di più appesantita da discutibili pretese artistiche. Il che significa far perdere tempo e neuroni alla gente. Perché sono convinta che di fronte ai certi post, i neuroni arrivino a suicidarsi per la noia, ed ecco così spiegato l'aumento delle demenze giovanili... ;-) Quanto al Mogo, i giornali ne parlano abbondantemente oggi: legge marziale per la città, le Corti Islamiche che si sono ritirate e, di mio aggiungerei, un futuro molto incerto per gli infelici civili... meno male che almeno sono ripresi gli aiuti umanitari Per favore, però, non dimentichiamo il Corno d’Africa e i suoi molti morti, una volta digerito il panettone: sarebbe un autentico schifo! E scusate l’espressione forte! ... ma fa parte del mio, come dire ... “costrutto mentale”!
ps. Vale sempre il barrà - vai fuori dai coglioni, di più indietro. Ogni sopportazione ha un limite, o era ogni limite ha una sopportazione ? ;-)Etichette: comunicazioni di servizio, cose (e persone) da dimenticare, etologia domestica |
postato da la Parda Flora
alle 11:55 
|
|
|
|
|
|