| 26 marzo 2010 |
| Ma non se n'era ancora avuto abbastanza dei templari (finti?) |
Oh...MIO...DIO... Non trovo altre parole Finirà mai questa idiozia? E non vogliono rifarsi all'ordo storico, ma in compenso sparano cavolate a raffica sulla storia del medesimo, senza risparmiarci nessuna delle scemenze e banalità di rito, rosa croce e misteriosi tesori catari inclusi, che i secoli hanno accumulato, come scorie, sul primo corpo d'élite della storia militare... BASTA, in nome di tutti coloro che abbiano studiato seriamente la cavalleria e questo ordine militare, BASTA! PIETA'! Ho cercato invano una bibliografia di riferimento, viste alcune spericolate "verità" spifferate senza nessuna pezza d'appoggio; un "chi siamo"... unico referente "autorevole" qualche filmato da History Channel: da rabbrividire.
Insomma, come ben sa chi ci si sia trovato per davvero di questi tempi in Outremer, gli unici templari dei quali abbia notizia certa nel XXI secolo sono, nel linguaggio mediorientale, i soldati occidentali delle truppe d'invasione Nato. Stop. Il resto sono solo deliri di poveri esaltati. Scusate, ma quando è troppo è troppo!Etichette: cose da dimenticare, pirlate, storia? |
postato da la Parda Flora
alle 17:35 
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| 27 aprile 2009 |
| A' Ale! |
Cogliere una buona occasione per stare zitta e non sparare cazzate (http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/berlusconi-25-aprile/ferita-aperta/ferita-aperta.html) mai, eh... A parte che dopo vent'anni di dittatura, il suo discutibile nonno, che a lei signora Mussolini piacerà anche per motivi di legami di sangue, ma che mi pare il meno indicato come esempio da usare per strillare al macello, oggi lei cita l'orrore di Piazzale Loreto. Mi pare cosa, come dire, così smaccatamente ...politicamente scorretta, da stupirmi per tanta improntitudine. Ingenua io, lei dirà... eppure l'avrà studiata a scuola anche lei, che tanto ha da dire su quegli anni, questa poesia di Montale (e le assicuro, nessuno inventava nulla, si limitava a guardare i fatti, anche se allora lei ancora non c'era a istruirci sul senso della bassa macelleria)!
E come potevamo noi cantare Con il piede straniero sopra il cuore, fra i morti abbandonati nelle piazze sull’erba dura di ghiaccio, al lamento d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero della madre che andava incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo? Alle fronde dei salici, per voto, anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento.
Quell'"urlo nero" è diventato per migliaia di studenti, l'esempio di sinestesia per antonomasia; mi perdoni la puntigliosità retorica, ma di retorica da strapazzo ne fate tanta, lei e i suoi disgustosi nostalgici di regime, che un po' me la sono concessa anch'io.
Comunque, credo che ormai sia chiaro anche ai sassi, purché in buona fede, cosa che di certo lei non è, che nonostante qualche dubbio sul buon gusto del gesto espresso già all'epoca da alcuni partigiani, lo solo scopo per esporre pubblicamente i cadaveri dei fuggitivi e decisamente impopolari Mussolini e Petacci, così che la loro morte non fosse opinabile, fu quello di far sì che non ci si potessero poi costruire rischiose "mitologie" di resurrezione, come invece accadde con Hitler. E infatti Hitler diede ordini appositi affinché il suo corpo, con l'incendio del famoso bunker, non venisse mai trovato, e noi siamo andati avanti anni ad avere periodici avvistamenti dello sgradevole imbianchino in tutto il Sudamerica. Oggettivamente poco carino. Sa, credo che anche suo nonno coi suoi squadristi sapesse - quando calpestava le più elementari libertà civili, torturava e ammazzava - che non solo la rivoluzione non è un pranzo di gala, ma non lo è neppure la dittatura. Del resto, chi semina vento raccoglie sempre tempesta, prima o poi; sarebbe davvero molto più dignitoso ed elegante se se ne facesse una buona volta una ragione e la piantasse periodicamente di strillare come una pescivendola dei mercati generali (senza offesa per i pescivendoli).
Vorrei ricordarle qui una famosa frase di Vittorio Foa, che riassume lo spirito di quello che lei, e i suoi accoliti, vorreste far dimenticare con questi discorsi sulle equidistanze, la legge su Salò e altri trucchetti da imbonitori di piazza, quali siete per altro sempre stati (è la piazza, ahimé, che è stata spesso così scema da credervi e vi ha dato un potere che non meritavate né allora né oggi), e non parliamo ovviamente di vittorie elettorali, PdL o PD, ovviamente, ma di quella vittoria che con il 25 aprile portò alla liberazione dell'Italia dalla dittatura nazifascista. A un parlamentare neo fascista, Foa disse: "Vede la differenza fra noi? Abbiamo vinto noi, e lei oggi siede in Parlamento ed è libero di parlare (innegabile; come del resto lei, signora, è potuta arrivare dov'è); se aveste vinto voi, io, ora, sarei in galera."
Faccia una bella cosa: appenda anche lei il suo starnazzante megafono a qualche salice o albero che ritenesse adatto alla sua ideologia, e lasci che sia la storia, e non l'arroganza di chi, sia pur vinto, non ci si sa ancora rassegnare, ad occuparsi di quei fatti che ormai al giudizio della storia e non più a quello della memoria (soggettiva, personale) appartengono. Si occupi d'altro, più utile. Credo che in molti le saremmo grati, compreso il suo apparato cardiovascolare così strapazzato.Etichette: storia? |
postato da la Parda Flora
alle 13:08 
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| 08 giugno 2007 |
| L'amicizia |
A volte gira così: periodicamente si vedono delle miserabili, ipocrite, brutte facce riapparire spudoratamente e monotonamente all'orizzonte radar, sapete, di quelle che davanti ti fanno mille moine, ti si fingono "amiche" e comprensive, e appena volti le spalle, ti pugnalano senza nessun pensiero per perseguire loro squallidi interessi, e allora cerco conforto alla barbarie fra i ...barbari. Eco come recita l'Hàvamàl, l'antico libro della saggezza vichinga, che contiene coi suoi detti, spesso fulminati ed arguti, il più probabile codice etico vichingo giunto sino a noi. L'Hàvamàl era ritenuto, infatti, la raccolta de "Le parole dell'Eccelso" (questo è il significato del titolo), ovvero del dio Odino stesso.
Io ho scelto, per motivi per me validissimii, quelli sull'ipocrisia, l'amicizia (falsa) e la dissimulazione, avendo sperimentato con ...dubbia soddisfazione, tutt'e tre le squallide situazioni. Mi rendo conto che dovrei, per rispettare il consiglio eddico, adulare una persona che considero così bassa da poter tranquillamente passeggiare sotto i tappeti, ma è inutile, non mi riesce di trovare in essa nulla di positivo con la quale ricambiarla della sua falsità. E poi, francamente, chi è migliore forse è anche più disposto a passare per fesso, restandosene zitto, ma senza dimenticare né perdonare... perché poche cose sono più difficili da dimenticare e perdonare, dell’"amicizia" spudoratamente tradita, e per cosa poi? Captatio benevolentiae per patetici innamoramenti, squallidine storie di letto, temo neppure andate a buon fine...che miseria dietro tanta compiaciuta spocchia! "Chi siamo noi, per rovinare il gioco di chi dal mondo ha avuto molto poco?" ;-) Via, via, certe persone squallide e meschine meglio perderle che trovarle: come l'Aids, se le conosci, le eviti!
Ipocrisia Prendere in giro altrui mai si deve quando ci si incontra. Saggio si ritiene chi evita la prova e porta i panni asciutti.
L'amicizia Tortuosa è la strada verso un cattivo amico, benché abiti sulla strada maestra. Ma verso il buon amico agevole è il cammino benché remoto abiti.
Dissimulazione Se hai un amico del quale non ti fidi e sospetti i suoi pensieri adulalo ma in malafede: così si ricambiano i doni.
(E Mina canta uno splendido testo di Ricky Gianco)Etichette: storia? |
postato da la Parda Flora
alle 09:17 
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| 29 marzo 2007 |
| Ma insomma, io DICO... |
Se c'è una cosa che la storia insegna davvero con ferocia è che chi guarda indietro, anziché avanti, è destinato a finire in molti brutti guai:lo scoprì, per esempio Bonifacio VIII, che non rendendosi conto che i tempi di Gregorio VII ed Enrico IV erano terminati da un bel po' si pigliò una bella sgrungnata sul muso ad Anagni - seconda la leggenda da Guglielmo di Nogaret - e leggenda o meno, morì molto male, con la bocca piena di maledizioni e anatemi, dopo la prigionia francese, subì dopo la morte la vergogna di un processo ad opera dei Francesi, e contribuì a dare origine a uno dei periodi non proprio fra i più onorevoli e dignitosi per l'istituzione papale. Tutto per non aver capito che i tempi del Sole e della Luna e delle Crociate erano finiti da mo'... Ora, qualcuno vorrebbe cortesemente dire a Monsignor Giuseppe Anfossi e alla CEI che, è pur vero che l'attuale papa s'è scelto Benedetto come nome, ma la bolla Non expedit e il giuramemnto antimodernista sono, grazie a Dio, è proprio il caso di dirlo! anticaglie sparite, proprio per volere pontificio, da quasi un secolo, e sarebbe francamente meglio lasciarle lì dove stanno?Etichette: comunicazioni di servizio, storia? |
postato da la Parda Flora
alle 21:44 
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| 13 marzo 2007 |
| Iside (3) |
Giungiamo così ai lati più oscuri, e che maggiormente hanno colpito, nei secoli, la fantasia umana circa questa peculiare divinità. La sua saggezza e la sua magia arrivano persino in India, dove ella acquisisce il nome di Maia. Anche Iside, come molti altri dei, comunica coi mortali attraverso il sogno, e così essa occupa un posto importante nei testi di oniromanzia. Nell’Egitto antico, troviamo Iside, in quanto maga, coinvolta nella lotta contro il serpente Apopi, personificazione del male, che cerca di inghiottire la barca solare di Ra, per precipitare così il mondo intero nell’oscurità della morte. Altro aspetto di Iside come maga, ancora legato a Ra, ormai Dio in declino, è legato alla sottrazione della saliva che sgocciola dalla bocca del Dio: Iside usa tale saliva per impastare col fango una serpe che morde un dito a Ra, causandogli enorme dolore; l’astuta Dea a questo punto si offre di liberarlo da tale tortura a patto che egli le riveli il suo nome segreto, che garantisce a chi lo conosca il potere assoluto. Ancora una volta ritroviamo il motivo del nome di Dio come inesauribile fonte di potere, così come, con le dovute varianti, nell’ebraismo; e anche l’impastare la saliva con il fango è un rituale “magico” che troviamo citato nei Vangeli: nell’episodio della guarigione del cieco nato (Gv 9,1-41), quando il Messia usa tale impiastro per spalmarne gli occhi del cieco, prima i dichiararlo guarito. Dopo i molti tentativi di ingannarla, alla fine il dio, stremato, cede: ma solo Iside è la depositaria nel potente incantesimo, che il mito non riporta. Anche questo è un motivo che riecheggerà in qualche modo familiare, molto più tardi, (attorno al XII secolo): Viviana, la signora del Lago, con l’inganno, vuoi amoroso, vuoi attraverso l’imprigionamento vero e proprio nella Torre di vento nella Foresta di Broceliande, e quindi il ricatto, otterrà così dal potentissimo mago Merlino i segreti della sua sapienza.... Ma torniamo a Iside. Protettrice del figlio Horus, e per estensione dell’intera umanità che a lei si rivolga (come Maria, madre di Gesù) è particolarmente invocata, come già detto, contro il pericolosissimo morso di serpenti e scorpioni. A questo proposito possediamo il cosiddetto Papiro di Iside, risalente alla XX dinastia, conservato al Museo Egizio di Torino, e proveniente da Tebe. Ancora parzialmente inedito, vi troviamo il mito della morte di Osiride, e vari testi di incantesimi e magie, soprattutto, come detto, contro scorpioni e serpenti, e infine l’inganno ai danni del vecchio Ra. Vi troviamo anche l’istruzione di trascrivere la storia su di un papiro e infine l’istruzione di immergere tale papiro in birra o vino, e berlo, come antidoto all’ofidismo. Inoltre, nella cosiddetta stele Metternich, Iside, allieva di magia di Thot, viene rappresentata come signora degli scorpioni, rappresentata come la Dea-scorpione Seqis, e dice di se stessa: “Io sono Iside, la divina , la signora del potere, colei che detiene la magia e gli incantesimi per la protezione. Tutti i serpenti mi ascoltino.” Ma la gamma dei dolori umani ai quali la Dea può porre rimedio è vasta: ferite in battaglia, ustioni, naufragi, essa addirittura è in grado di portare alla rinascita spirituale i suoi fedeli (vedi nelle Metamorfosi di Apuleio, la ri-trasformazione di Lucio da asino ad essere umano), e addirittura, in un testo in ieratico, essa afferma chiaramente di sé: “Io richiamo in vita chi è morto”.Come amuleti venivano usati statuette della Dea, di varie dimensioni; le già citate croci ansate o nodi d’Iside, oppure il Tjet , altro nodo particolare in diaspro rosso, costruito secondo le istruzioni del Libro dei morti, che iniziano con l’invocazione: “Abbi il tuo sangue, o Iside” con presumibile riferimento al mestruo divino.(L. Kákosy) Non per nulla un altro dei nomi della Dea è Uret-Heqau, la Grande-di-magia! E questa fama di maga e taumaturga guaritrice viene amplificata al di là dei confini dell’Egitto, a partire da Diodoro, secondo il quale ella possedeva l’elisir della vita eterna, del quale si serve per salvare i propri familiari. Col passare del tempo la magia diventerà il principale attributo della Dea, se è vero che i Longobardi cristianizzati del ducato di Benevento, distrussero il suo tempio, per erigervi al suo posto una chiesa alla sancte dei genitricis semperque Verginis Mariae , risparmiando però, all’ingresso della chiesa, due obelischi di granito rosa coperti di geroglifici che per primo l’egittologo Adolf Erman ricollegò, nel XIX secolo, alla grande Dea pagana demonizzata da Longobardi: Iside. Secondo Elio Galasso, per i Longobardi, il suo status di sorella e sposa di Osiride risvegliava l’antico tabù dell’incesto, le sue ali vivificatrici donavano alle streghe il volo, e dalla sua sapienza la strega eredita incantesimi e magia. Infine, legata ai cicli della fertilità, essa è divinità lunare, e nella notte si nascondo i Sabba infernali e i sozzi riti che vi si compiono. E se da una parte la Iside maga diviene strega, la mater lactans , per sincretismo, viene inglobata nella Vergine Maria, e in particolare nella Madonna delle Grazie, patrona del Sannio. Allo stesso modo, i Longobardi, venendo a conoscenza di un albero legato a culti pagani, prima lo usarono per i loro riti di iniziazione, per il passaggio allo status di adulti dei loro giovani, sinché il vescovo Barbato, nella quale Vita, troviamo testimonianza dell’avvenimento, non ordinò la distruzione fisica dell’albero esecrato. Testimonianze archeologiche di un Iseo a Benevento sono date da il ritrovamento di frammenti di statue della Dea, di Horus -falco, di Neferhotep lo scriba, del dio toro Api; è probabile che il luogo di culto si trovasse nella valle paludosa del Sabato (sabba: un caso?), a sub di Benevento. Delle streghe di Benevento, che celebravano i loro riti orgiastici attorno al malfamato noce, che per l'appunto cresceva presso il fiume Sabato, si iniziò a parlare dal 1200, e ancora quattro secoli più tardi non si era smesso. In effetti, sulla base di tardi scritti del XVII secolo, vi fu una certa confusione, non priva di probabili errori ed invenzioni, che fuse in certo qual modo i riti militari germanici dei Longobardi, ai quali pare fosse (Vita di Barbato) legato anche il culto di un serpente, col culto pagano della Dea, tanto che alfine furono proprio i culti dei Longobardi a dare origine attorno alla sacra arbor alla leggenda del sabba del Noce di Benevento. Ciò non toglie che a Benevento (anche se non fu tra le città testimoni di processi per stregoneria) si sia trovato il maggior numero di reperti legati alla Dea dell’intero occidente, sfregiati speso per decapitazione, parte dei quali furono seppellite dai Longobardi nelle fondamenta delle mura cittadine, soprattutto presso la cosiddetta Porta Aurea della città.
“Con lo straordinario complesso d’arte dissepolto, tornava Iside fra noi, madonna e strega scissa per sempre in due dalla storia, a rivalersi del secolare affronto subito. Troppo tardi, tuttavia per uccidere il mostro da lei stessa derivato. Perché, al raggio di ogni plenilunio, continuano a volare, verso il noce di Benevento le streghe esistite da sempre nelle regioni di frontiera fra realtà fisica e mondo dell’immaginario.” (E. Galasso)
E veniamo, infine, ai culti misterici. Secondo Erodoto, nell’origine egizia, essi si dividevano in riti ufficiali di “osirizzazione” del faraone, e riti misterici, che rievocavano il mito della Dea e della sue traversie per la salvezza dello sposo. Tuttavia, sui riti isidei, Erodoto è insolitamente restio, a differenza di altri culti . Ad ogni modo, lo scopo del mistero è assicurare la immortalità ai fedeli, che progredivano in una sorta di gerarchia sacerdotale, molto presente nell’originale culto egiziano: i sacerdoti si rasavano i capelli in segno di lutto, e vestivano di lino “per il colore della sua infiorescenza, simile all’azzurro dell’etere che abbraccia il mondo.” (Plutarco, Iside et Osiride 4,352 c-d). Non va dimenticato che il rito subì poi contaminazioni ellenistiche e romane, e parlare dei riti misterici a Roma è probabilmente piuttosto lontano dal riferirsi a quelli celebrati a File, nel tempio sull’isoletta irraggiungibile nilotica. Di certo Erodoto appare convinto, viste i rituali funebri comuni, che sempre si rifacevano al mito funebre di Iside e di Osiride, che gli Egiziani furono i primi a concepire l’idea di un’anima immortale, e che i Greci da essi la mutuarono. L’apologista cristiano Minucius Felix , scrisse Haec tamen Aegypta quondam nunc et sacra Romanan sunt , ovvero Questi, un tempo egizi, sono ora sacri riti romani. Indicando una ulteriore evoluzione/contaminazione del rito. Ma torniamo ad Erodoto: secondo lo scrittore, i sacerdoti bendano gli occhi di uno di loro, lo portano ad un santuario di Demetra, e lasciano che siano i lupi a riaccompagnarlo indietro (Erodoto, II, 122, 3). Nel culto, come testimoniato da Plutarco ( Iside et Osiride , 51 [371f - 372a]), sono importanti le valenze falliche, legate alla fertilità, giacché quando Iside non riuscì a trovare il membro di Osiride, ne costruì un simulacro, che da allora è portato in processione nelle falloforie e nelle Pamilie. Parte del rito è anche legato alla sacralizzazione della sostanza dell’acqua, che diviene oggetto di culto (ricordiamo le cisterne e le raccolte d’acqua presso gli Isei, e la situla in mano a molte rappresentazioni della Dea.)
Per chi voglia maggiori informazioni sul rito iniziatico, rimando alle Metamorfosi IX di Apuleio, che fra l’altro attesta l’aspetto oniromantico della Dea, che comparirebbe in sogno ogni notte all’iniziando. Così come le aretologie della Dea sono reperibili, sempre nelle Metamorfosi, nel libro XI. In Erodoto, libro II, troviamo descritti i rituali dei sacrifici animali dedicati alla Dea; comunque, il testo di Plutarco rimane il più importante per la comprensione del culto ellenistico della Dea.
Per tutte le citazioni di autori classici, mi sono avvalsa, oltre al già citato “ De Iside et Osiride di Plutarco, della versioni filologiche critiche curate dalla Fondazione Lorenzo Valla, che ritengo di assoluto valore. Su Iside ci sarebbe molto altro da dire, ma ritengo che questa possa essere una introduzione sufficientemente intrigante per chi voglia approfondire l’argomento. Gli studiosi ai quali mi sono rifatta ed ho citato, direttamente o indirettamente, sono citati fra parentesi.
A partire da essi si può ricostruire una bibliografia, che per scelta ho deciso, contrariamente alla mia opinione in merito, di non aggiungere, per non appesantire troppo una lettura che volevo soprattuto interessante.Etichette: storia? |
postato da la Parda Flora
alle 16:56 
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| 09 marzo 2007 |
| Iside (2) |
Una importante testimonianza sulla Iside ellenistica ci è data da il “De Iside et Osiride” di Plutarco (pubblicato in Italia da Adelphi; io ne posseggo l’edizione del 1994 - Piccola biblioteca Adelphi n° 179 - ignoro se sia ancora disponibile in libreria), che testimonia dell’enorme importanza che i Greci attribuivano alla cultura egizia, alla quale guardavano con curiosità, ritenendola eccelsa per saggezza e straordinarietà. Tanto che prima di Plutarco, ne avevano già scritto anche Erodoto (il primo antropologo della storia!), Platone e Pitagora, cultore anch’esso di una sapienza essoterica. Ma la frase che meglio racchiude il mistero di questa dea, che compare nei Tarocchi; riappare con la mania per l’Egitto della Restaurazione napoleonica; compare in una famosa aria (oh Isis und Osiris) dell’opera massonica Il flauto magico di Mozart, quale esempio di coppia animata dallo spirito della saggezza; darà il proprio nome ad uno spettacolo dell’illusionista Houdini; sbuca nell’Aida verdiana; dà il proprio nome ad una linea cosmetica e ad una agenzia di collocamento femminile americane contemporanee, la dobbiamo proprio a Plutarco, che le fa dichiarare: “Io sono tutto ciò che è stato, che è e che sarà, e nessun mortale mai sollevò il mio peplo.” Dichiarazione così forte, che non è possibile non sentire echeggiare in essa la voce del dio di Mosé, che dal roveto ardente afferma "Io sono colui che sarò" e la mitologia ebraica non solo immagina il Metatron, unico angelo in grado di fare da intermediario fra la voce annichilente della divinità e la povertà dell’uomo, ma anche nasconde il proprio vero nome (la cui pronunzia causerebbe la fine dell’universo), dietro il tetragramma Yahweh, per gli ebrei già troppo ineffabile per essere pronunziato con leggerezza, e quindi sovente sostituito con Ad-onai ovvero “Signore”, o con HaShem" "il nome". Ma il mondo non era pronto allora, come oggi, per un Dio donna, e infatti anche per questo la religione di Iside venne fortemente avversata a Roma . Ma Iside è soprattutto, ormai, la dea delle donne, portatrice di fertilità, sovrintende all’amore e al parto (come prima Bubasti o Bastet): nell’Egitto tolemaico verrà assimilata ad Afrodite, a Roma a Venere e in Fenicia e in Siria, ad Astarte.
La sua iconografia è duplice: una donna, pudica e modesta, in piedi, vestita di una tunica di lino finissimo - oppure nella versione più afrodisiaca, nuda, e in tal caso, che si copre pudicamente il pube - coi capelli sciolti “alla libica” e spesso una sorta di scialle nero a cavallo della spalla destra e annodato sul seno. Sua caratteristica però irrinunciabile è il disco solare di Hator, già descritto, che diviene un diadema, sovrastato da due piume, di falco o di struzzo. Altro tipico attributo è il sistro, sorta di crotalo, nella mano destra e una situla (sorta di secchiello con manico, che conteneva probabilmente l’acqua necessaria alle aspersioni rituali) nella sinistra, oppure regge nella destra uno scettro o un ureo (i due serpenti segni dell’Alto e del Basso Egitto) come il Faraone, e nella sinistra una cornucopia simbolo d’abbondanza. Esistono, sia pur rare, anche raffigurazioni teriomorfe della dea: la vacca Hator e, con sede principale nel tempio di Medinet Madi, la “città antica”, la assimilazione di Iside alla dea Cobra Renenutet, che si raffigurerà come divinità metà donna e metà serpente.
L’altra tipica rappresentazione è invece quella che potremmo definire “mariana”o materna: la dea è seduta, col figlio Horus, o Arpocrate (nella versione ellenista, Horus bambino), seduto sulle ginocchia e lo allatta teneramente, in una rappresentazione di mater lactans che comparirà pressoché identica in tutta la iconografia cristiana dedicata alla Vergine. E dato che il suo mito è intriso di morte, e nella morte è concepito il figlio amato, che essa cerca di proteggere dal dolore e soprattutto dalla vendetta di Seth, dato che Arpocrate raccoglie l’eredità paterna di signore degli dei, Iside è spesso raffigurata come una figura dolente. Tuttavia, sovente Arpocrate (Horus) è raffigurato da solo, come un bimbo nudo, con la testa rasata ad eccezione della cosiddetta “treccia dell’infanzia”, che gli ricade sulla tempia destra, ed accenna un apparente invito al silenzio, portandosi l’indice alla bocca, in quello che potrebbe essere un gesto allusivo alla natura segreta, misterica, dei culti nei quali è coinvolto. Nell’iconografia greca, invece, si accentuano le caratteristiche che lo fanno assomigliare ad Eros (ali e faretra) o a Dioniso (si appoggia ad un ceppo di vite; indossa la nebride, ovvero la pelle di un daino, un cerbiatto, un camoscio, una capra o anche una pantera, tipica del dio e dei suoi seguaci; è incoronato di alloro). Horus sarà il titolo che tutti i re d ‘Egitto, infatti, assumeranno, ma tanto amore materno fu anche mal ripagato: secondo uno dei molti miti che vedono protagonista la dea, Horus la violentò generando con lei “I 4 figli di Horus” custodi dei vasi canopi che conservano le viscere dei defunti mummificati; ancora, Horus lotta con la madre, tagliandole la testa e sostituendola con una testa di vacca, mentre Iside taglia le mani al figlio. Questa ricchezza di miti e caratterizzazione delle divinità sono l’ennesima prova della forte tendenza al sincretismo religioso egizio, e va ricordato che Horus era divinità più antica, come oggetto di culto, della madre, che probabilmente finisce per attirare a sé, facendo sì che i luoghi che ospitavano templi di Horus, finissero per accogliere anche isei: un esempio è quello di Copto, dove Horus di identifica con il locale dio generatore Min - e Iside, è sposa e madre di Min, uscendo dal classico mito che la lega a Osiride. E acquisendo le caratteristiche dell’antica dea madre di Horus, Hator, Iside diviene la principale e maggior divinità celeste egizia. Nel mito osiriaco, essa più che sposa è vedova, e i lamenti di lei e della sorella trovano codificazione in un (tardo) papiro, che raccoglie il rituale di rinascita dei morti, il che fra l’altro spiega le libagioni di latte che ella porta allo sposo, quasi esso fosse, nel risorgere, tornato infante. Il suo progressivo divenire anche divinità infera, comporta che ella venga identificata (ennesimo sincretismo!) anche con Imentet, la dea Occidente, poiché è ad occidente, dove tramontava il sole, che venivano seppelliti i morti. E nella sua natura cosmica, che ha saputo generare il figlio dallo sposo morto, e che si caratterizza per la non contemporaneità dell’esistenza di padre e figlio - uno morto e signore dei morti, l’altro vivo e re degli dei - Iside dirà anche: "Io sono fatta maschio, benché fossi donna" (Donadoni, Papiro Louvre 3079) generando “Horus-che-si-cura-di-suo-padre” e “Horus-figlio-di-Iside”.
Come per il piccolo Giove, anche Horus viene allevato di nascosto, per proteggerlo dalle ire dello zio Seth; Iside scegli l’isola di Khemmis, nel Delta, e lì da sola, esercitando anche la magia (es. incantesimo contro la puntura di serpenti e scorpioni) alleva, custodisce e istruisce il figlio. Ciò, oltre ad esaltare il forte carattere materno di questa dea, più volte sottolineato, ne aggiunge come nuovo carattere la perizia nelle arti magiche, che rincontreremo col passare del tempo.
Innumerevoli sono le Isidi di epoca imperiale che possiamo incontrare: Iside Panthea, rappresentata con le caratteristiche di tutte le altre dee; la più rara Iside Io, dall’aspetto di vacca; la Iside Invicta, che ha vinto il destino al punto di sostituirsi ad esso e alla quale è legata la Iside Tyche o della Buona Fortuna, che veglia sugli stati e le città e che a differenza delle altre divinità sottomesse al fato, trionfa sulla cattiva sorte proteggendo chi le si affidi; Iside Pelagia, protettrice dei mari e dei naviganti e dei commerci marittimi, tipicamente greca; la Iside Sothis, che cavalca il Cane maggiore (la stella Sirio, che con la sua comparsa annunciava l’inizio dell’inondazione del Nilo); e infine, la più antica interpretazio romana di Iside, legata alla Fortuna Primigenia di Preneste (Palestrina), materna e caritatevole, portatrice di fertilità.
Il rito di Iside, come è intuitivo, è indissolubilmente legato dal Nilo, che può essere sostituito da acqua; l’Iseo dell’isola di File, ad esempio, è circondato e protetto nella sua segretezza, dall’acqua del Nilo. Ma accanto agli isei non mancano mai cisterne e serbatoi, mentre la situla contiene l’acqua per le aspersioni, e l’acqua sacra è contenuta in un vaso canopo che raffigura il dio Osiride. La dea era festeggiata con le Isia di novembre, nelle quali veniva ricordato il mito della morte e resurrezione di Osiride. Più difficile comprendere il ruolo e la natura, agreste e ctonia, di Serapide, divinità totalmente ellenica. Una teoria lo vorrebbe, anche se certamente derivato dal toro sacro della necropoli di Saqqara a Menfi, dio del tempo, e il cane che l’accompagna, e che per molti sarebbe il guardiano degli inferi Cerbero, in realtà sarebbe una raffigurazione del tempo, e le tre teste raffigurerebbero un cane, un lupo e un leone, avvicinandolo al demone Aion, altro nome di Satana. Iside stessa si avvierà ad acquisire caratteristiche di maga, che tradizionalmente erano profondamente legate alla cultura dell’Egitto, e con il tempo il suo culto si trasformerà nel sabba delle streghe, fra le quali , varrà la pena ricordarlo, spiccano sovente le sage-femme, le levatrici, coloro che come la dea, sovrintendono al parto, e si sanno occupare di disturbi e faccende donnesche.
Stairway to Heaven
Theres a lady whos sure All that glitters is gold And shes buying a stairway to heaven. When she gets there she knows If the stores are all closed With a word she can get what she came for. Ooh, ooh, and shes buying a stairway to heaven.
Theres a sign on the wall But she wants to be sure cause you know sometimes words have two meanings. In a tree by the brook Theres a songbird who sings, Sometimes all of our thoughts are misgiven. Ooh, it makes me wonder, Ooh, it makes me wonder.
Theres a feeling I get When I look to the west, And my spirit is crying for leaving. In my thoughts I have seen Rings of smoke through the trees, And the voices of those who standing looking. Ooh, it makes me wonder, Ooh, it really makes me wonder.
And its whispered that soon If we all call the tune Then the piper will lead us to reason. And a new day will dawn For those who stand long And the forests will echo with laughter.
If theres a bustle in your hedgerow Dont be alarmed now, Its just a spring clean for the may queen. Yes, there are two paths you can go by But in the long run Theres still time to change the road youre on. And it makes me wonder.
Your head is humming and it wont go In case you dont know, The pipers calling you to join him, Dear lady, can you hear the wind blow, And did you know Your stairway lies on the whispering wind.
And as we wind on down the road Our shadows taller than our soul. There walks a lady we all know Who shines white light and wants to show How evrything still turns to gold. And if you listen very hard The tune will come to you at last. When all are one and one is all To be a rock and not to roll.
And shes buying a stairway to heaven.
Scala per il Paradiso C'è una signora che è sicura che sia oro tutto quel che luccica e sta comprando una scala per il paradiso quando vi arriverà sa che se tutti i negozi sono chiusi con una parola può ottenere ciò per cui è venuta e sta comprando una scala per il paradiso
c'è una scritta sul muro ma lei vuole essere sicura perchè, come tu sai, talvolta le parole hanno due significati su un albero vicino al ruscello c'è un uccello che canta talvolta tutti i nostri pensieri sono sospetti e questo mi stupisce e questo mi stupisce
c'è una sensazione che provo quando guardo a Ovest e il mio spirito grida di andarsene nei miei pensieri ho visto anelli di fumo attraverso gli alberi e le voci di coloro che stanno in piedi a osservare
oooh e questo mi stupisce ooooh e questo mi stupisce davvero
e si mormora che presto se tutti noi intoniamo la melodia il pifferaio ci condurrà alla ragione e albeggerà un nuovo giorno per coloro che aspettavano da lungo tempo e le foreste risponderanno con una risata
e questo mi stupisce
Se c'è trambusto nella tua siepe non ti allarmare è solo la pulizia di primavera per la festa di Maggio
si, ci sono due strade che puoi percorrere ma a lungo andare c'è sempre tempo per cambiare strada e ciò mi stupisce
la tua testa ti ronza e il ronzio non se ne andrà nel caso tu non lo sapessi il pifferaio ti sta chiamando per unirti a lui signora cara, può senitre il vento soffiare? che la sua scala è costruita sul vento mormorante?
e scendiamo in strada le nostre ombre più grandi delle nostre anime là cammina una donna che noi tutti conosciamo che risplende di luce bianca e vuole dimostrare come qualsiasi cosa si tramuti in oro e se ascolti molto attentamente alla fine la melodia verrà da te quando tutti sono uno e uno è tutti per essere una roccia e per non rotolare via
e sta comprando una scala per il paradiso.
Led ZeppelinEtichette: storia? |
postato da la Parda Flora
alle 14:47 
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| 07 marzo 2007 |
| Iside (1) |
Nei Testi delle Piramidi, testi sacri destinati a garantire la sopravvivenza del faraone, troviamo il mito di Iside, dea antropomorfa che viene citata circa una settantina di volte, figlia di terra e cielo (Geb e Nut), che solitamente impugna il caratteristico Ankh, o croce ansata della vita (tanto che essa verrà chiamata anche “nodo di Iside”), e a partire dal Nuovo regno (1560 - 1085 a.C.) acquisisce sempre maggior importanza, anche a scapito della devozione verso lo sposo, e aggiunge alla sua iconografia il disco solare racchiuso fra le corna bovine della dea Hathor (dea madre, della dinastia antica, adorata come madre del dio-falco Horo). Le sue principali funzioni, come desunto dal mito, sono quelle di sposa e madre: essa, con la sorella Nefti (dea infera e del parto, madre di Anubi), veglia le spoglie dello sposo e fratello Osiride assassinato dall’altro fratello, invidioso, Seth, dio delle tempeste e, forse, padre di Anubi.. Osiride è il misericordioso dio dei morti, rappresentato spesso con le carni verdi a ricordare il suo ruolo nella fertilità della vegetazione che rinasce dopo ogni inondazione del Nilo. Nell’evoluzione della sua natura divina, la funzione “vegetale” (Osiride ha donato l’agricoltura agli uomini, e per questo è adorato e scatena l’invidia di Seth - una sorta di Caino e Abele, per certi versi, dove l’agricoltura segna un passaggio obbligato dell’evoluzione di una civiltà prima nomade e pastorale, e in questa chiave vi è anche chi ha letto la leggenda sulla fondazione di Roma, con lo scontro fra Romolo e Remo) è più antica; successivamente Osiride verrà assimilato al sole nella sua fase notturna, quindi il sole che, pur continuando ad esistere oltre al tramonto, e rinascendo al mattino, scompare dalla terra durante la notte inghiottito dal cielo. Ciò, nell’intuibile simbolismo di morte e rinascita, giustifica parte del mito del dio, e la sua signoria sulla terra dei morti, che egli visiterebbe al di là del tramonto, e la sua facoltà di giudicare i morti, come “signore del limite estremo”. Nell’iconografia i suoi attributi tipici sono: lo scettro, la frusta e il bastone di lunga vita, paragonabile al raggio del sole. Dall’unione di Iside ed Osiride risorto, nasce il dio Horus/Horo dall’occhio di falco, rappresentato anche come un cerchio con ali di sparviero.
In breve, il mito prevede che Seth organizzi un banchetto invitando anche il fratello, imprigionandolo poi con l'inganno in una bara fatta costruire appositamente per lui, e gettandolo nel Nilo, ove Osiride annega e con la sua morte induce l’annuale inondazione del fiume. Ritrovato il corpo, Iside riesce a riportarlo in vita il tempo necessario a concepire con lui il figlio Horus, ma poi Seth trova anch’esso il corpo e lo fa in 14 pezzi (le fonti qui possono variare per un’unità in più o in meno), che nasconde in vari luoghi (ove secondo la tradizione ellenica verranno erette da Iside altrettante tombe), tranne i genitali, che vengono mangiati da un pesce tipico del Nilo, l’Ossirinco. Prima che il corpo venga imbalsamato dalle divinità Anubi (dio infero, dalla tipica testa di cane selvaggio) e Thot (spesso rappresentato come un babbuino, ritenuto dio della scrittura e della mediazione), Iside riesce, con l’aiuto della sorella Nefti, a ritrovare i pezzi dello sposo smembrato e a ricomporlo; quindi, con il suo alito vivificatore, Iside, la materna, la protettrice, lo riporterà in vita vincendo la morte ed esaltando la caratteristica divina dello sposo. Horus combatterà Seth, per vendicare la uccisione del padre: nella lotta Horus perde un occhio e Seth, un testicolo. Esistono due varianti del mito: nella prima, Horus vittorioso scaccia Seth e prende il posto di re degli dei (una possibile interpretazione del significato del nome Iside o Isis, in egiziano Aset, è “trono”, il trono che quindi genera il re degli dei); nella seconda, le due divinità vengono fatte riconciliare e questo atto simboleggerà l’unione fra Alto e Basso Egitto. Bisogna evidenziare subito una cosa: la coppia divina Iside e Osiride, con il figlio Horus/Horo, in realtà sono divinità che acquisiscono maggior importanza col passare del tempo e con l’espandersi del regno egiziano, di fatto inglobando in sé caratteristiche di divinità analoghe per caratteristiche, autoctone e preesistenti. In fondo, Osiride prende il post di Seth e Iside quello di Hator, divinità dell‘Alto Egitto (Delta del Nilo) e dell’Antico regno: forse il mito rispecchia in parte anche questa lotta divina per la supremazia ...e la natura proteiforme, che caratterizzerà Iside “dai diecimila nomi”, soprattutto dal Nuovo Regno in poi, e quando i Greci e poi i Romani la importeranno in Europa, facendone espandere il culto come uno di quelli misterici più diffusi e popolari, la divinità subirà ulteriori modificazioni che la renderanno ancora attuale durante il Rinascimento nei diffusi circoli alchemici, e oltre. Così essa diviene la dea suprema e universale, la “madre e la natura intera, signora di tutti gli elementi, origine e principio dei secoli, divinità suprema, regina dei Mani, prima fra gli abitanti del cielo, prototipo degli dei e delle dee. Le vette luminose del cielo, le brezze salutari del mare, i silenzi desolati degli inferi, sono io che governo tutto secondo la mia volontà”. (citato dall’egittologo francese Serge Sauneron). La sua presenza nei silenzi desolati degli inferi è testimoniata dalla sua rappresentazione tipica sui sarcofagi, che la ritraggono con grandi ali d’uccello, che generano il vento, ma anche raccolgono l’anima del defunto per guidarla verso gli inferi. Assume quindi anche caratteristiche di psicopompo, pur se il giudizio sull’anima resta appannaggio del suo sposo, assistito da Anubi con la sua bilancia e la piuma di Maat, in genere rappresentata come una piuma di struzzo, che doveva pesare più del cuore del defunto, per salvarlo dall’essere gettato in pasto al mostro Ammit e destinarlo al regno di Osiride. Maat, divinità femminile spesso dotata d’ali, rappresentava l’ordine cosmico ed era garante dell’ordine pubblico nell’antico Egitto. Per comprendere l’evoluzione nel tempo di queste divinità, e i miti ad esse legati, è importante comprendere anche l’intreccio politico amministrativo alla quale esse sono legate. L’Egitto antico è formato da distretti o nomoi distribuiti lungo il decorso del Nilo, ciascuno sottoposto ad un capo locale, che potremmo paragonare ad un magistrato alle acque, dato che aveva il governo, manutenzione compresa, delle varie dighe e canali legati alle acque del fiume, cuore di questa civiltà, e al loro controllo, affinché esse fossero solo fonte di vita e non anche di distruzione, durante le periodiche piene. Il numero dei nomoi, a partire dall’Egitto predinastico, sino ad arrivare alla XXX dinastia nel IV secolo a.C., che concluse la dominazione egiziana del regno, andò tendenzialmente crescendo col tempo, e praticamente ogni nomos aveva una sua divinità particolare, che con l’espandersi della dominazione dei faraoni, veniva assimilata, per sincretismo, alle divinità preesistenti, o ampliava il pantheon originario. Ciò ne giustifica anche le variazioni iconografiche e le peculiarità, che si evolvono e si arricchiscono nel tempo. Così, Iside diviene la dea madre per eccellenza, mentre nel III millennio a.C. essa quasi non compare fra gli dei egiziani, e sicuramente non con caratteristiche di predominanza su di loro. Testimonianza della sua crescente importanza, è la comparsa del suo nome nell’”anagrafe” egizia: troviamo bambini chiamati - E’ Iside che me l’ha dato; Iside tiene in vita; Che Iside sia in festa (Jean Leclant). In Egitto i due luoghi di culto della dea più importanti erano l’Iseo di Behbeit- el-Hagar, nel Delta, e l’Iseo di File, Isola della prima Cataratta del Nilo. Entrambi conobbero la massima popolarità nel periodo della XXX dinastia (378 - 341 a.C.), ma la popolarità di Iside non calò neppure dopo la conquista da parte dei macedoni e il dominio dei Tolomei, anzi, si consolidarono i legami fra la cultura egizia e quella greca, che trasformerà la natura originale del culto della dea, con la cosiddetta "dogana Alessandrina" (Jèrôme Carcopino ) . E’ dall’elaborazione greca che Iside, ora figlia di Crono e di Rea, diviene, con gli inni aretologici che ne celebrano l'eccellenza, divinità che sovrintende alla morte, civilizza, istituisce giustizia e leggi, sovrintendo ai principi morali e ai buoni costumi (Maat?); istituisce l’agricoltura (Osiride); sovrintende alle lettere (Thot?), governa la medicina e può guarire tutte le malattie (Imhotep; Thot); governa cielo (Amon), mare e terra, e protegge dai pericoli della guerra e della navigazione.... insomma, si è trasformata in una divinità totalizzante, dagli attributi, sottratti a più antiche divinità, così molteplici da far quasi attendere il passaggio ad una forma di monoteismo.
Il suo culto si diffonde all’isola di Delo, poi in Campania, soprattutto a Pozzuoli e Pompei, e infine, all’epoca di Silla (88 - 78 a.C.) giunge a Roma, dove ufficialmente viene rifiutato, come prodotto dell’ Egitto nemico, e perciò bandito da Augusto, ma trova larga diffusione ugualmente nei circoli colti della città, soprattutto fra le nobildonne romane, com’è ovvio essendo divinità profondamente femminile. Ma la vita di Iside a Roma non è facile: nel 19 a.C. Tiberio fa distruggere il suo tempio e gettare nel Tevere la statua della dea, a seguito di uno scandalo che coinvolge un cavaliere romano che seduce, travestito da dio egizio, una matrona (Jean Leclant). E tutti gli imperatori augustei furono sempre ostili alla diffusione nell’impero ( ma a noi interessa soprattutto l’Italia) del culto della dea, a differenza dei discendenti di Antonio, suoi sostenitori, e degli imperatori Flavii. Caligola verrà addirittura iniziato ai misteri isiaci, e fa costruire al Campo Marzio un tempio alla dea. E’ lui legato alle imbarcazioni in stile egizio che troviamo sul misterioso lago di Nemi, tanto studiato da Frazer nel suo ormai superato ma sempre affascinante lettura,Il Ramo d’oro, ove è possibile fossero celebrati particolari festeggiamenti dedicati alla dea, in una sua assimilazione a Diana, cacciatrice e lunare. Anche Nerone, Tiberio, Tito, Traiano, Antonino Pio saranno fedeli della dea. Accanto ad Iside, nel frattempo è comparsa una nuova divinità, Serapide, personaggio imponente e barbuto, dispensatore di ricchezze, che si accompagna al cane Cerbero, e racchiude in sé parte di Osiride e parte di Api, incarnazione terrena di Ptah il creatore, rappresentato da un toro sacro, divinità di Menfi e delle sue necropoli. Serapide si sovrappone a Osiride, nella funzione di sposo, nella quale sarà intercambiabile con Osiride nella visione romana del culto della dea. Iside e Serapide saranno sempre più popolari a Roma, come dimostrano gli atteggiamenti di devozione, le iniziazioni e, non ultime, le emissioni di medaglie e monete recanti le immagini di queste due divinità egizie. Ma l’Egitto è di gran moda anche in architettura e nella vita quotidiana: e in giardini e nei luoghi pubblici spuntano statue degli dei egizi, obelischi, piramidi...(ricordiamo solo la piramide Cestia). Il permanere della potenza vivificatrice per la vegetazione farà sì che Iside venga accostata da Erodoto anche a Demetra/Cerere, dea delle messi, e così la possiamo trovare raffigurata con una spiga in mano, o con spighe a sostituire le corna bovine ereditate da Hator. Porrà fine, a questo, come agli altri culti pagani, l’editto di Teodosio del 380 d.C. che stabilirà il cristianesimo essere l’unico rito ufficiale dell’impero. Ma nel frattempo Iside ha radicato a fondo la sua presenza nella penisola, e colei che si meritò la invocazione di “una quae es omnia”, si prepara a nuove metamorfosi.
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( ...e che c'azzecca Khaled con Aïcha, Colei che vivrà, nome della sposa prediletta di Maometto? principalmente, il fatto che mi piace... e magari il fatto che adesso l'Egitto è islamico. Ma in realtà, avrei voluto metterci (troppo ovvia Isis di Bob Dylan da Desire?) Stairway to Heaven dei Led Zeppelin... e non è escluso che lo faccia, appena mi gira! Comunque, se leggete il testo, questa Aïcha credo che sarebbe piaciuta anche alla dea Iside...
Comme si j'n'existais pas Elle est passée à coté de moi Sans un regard, Reine de Saba J'ai dit, Aïcha, prends, tout est pour toi
Voici, les perles, les bijoux Aussi, l'or autour de ton cou Les fruits, bien mûrs au goût de miel Ma vie, Aïcha si tu m'aimes
J'irai où ton souffle nous mène Dans les pays d'ivoire et d'ébène J'effacerai tes larmes, tes peines Rien n'est trop beau pour une si belle
Oooh ! Aïcha, Aïcha, écoute-moi Aïcha, Aïcha, t'en vas pas Aïcha, Aïcha, regarde-moi Aïcha, Aïcha, réponds-moi
Je dirai les mots des poèmes Je jouerai les musiques du ciel Je prendrai les rayons du soleil Pour éclairer tes yeux de reine
Oooh ! Aïcha, Aïcha, écoute-moi Aïcha, Aïcha, t'en vas pas
Elle a dit, garde tes trésors Moi, je vaux mieux que tout ça Tes barreaux sont des barreaux, même en or Je veux les mêmes droits que toi Et du respect pour chaque jour Moi je ne veux que de l'amour
Aaaah ! Comme si j'n'existais pas Elle est passée à coté de moi Sans un regard, Reine de Sabbat J'ai dit, Aïcha, prends, tout est pour toi
Aïcha, Aïcha, écoute-moi Aïcha, Aïcha, écoute-moi Aïcha, Aïcha, t'en vas pas Aïcha, Aïcha, regarde-moi Aïcha, Aïcha, réponds-moi
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postato da la Parda Flora
alle 10:15 
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