21 agosto 2006
Quattro
Qui arriviamo a un momento molto delicato per il futuro di Israele.
Abbiamo visto che il patronato del Regno Unito vorrebbe uno stato palestinese con un accesso limitato per gli ebrei: in questo braccio di ferro si inserisce l’incidente della Struma, la nave delle SS che nel dicembre 1941 affondò nel porto di Istanbul con a bordo 769 rifugiati ebrei cui fu negato il permesso di sbarcare. Questo episodio fu ulteriore conferma per gli ebrei che non avrebbero potuto trovare protezione se non da se stessi, in un proprio stato.
Nacque così l’Hagana - la forza di difesa dell’Agenzia ebraica che poi avrebbe costituito il nucleo dell’esercito israeliano - e cominciò ad armarsi.
In conflitto con l’Agenzia ebraica e il movimento nazionale nacquero anche altri due gruppi clandestini, più decisamente anti britannici e legati all’ala destra del movimento sionista: si tratta dell’Irgun Zvai Leumi (Organizzazione militare nazionale) capeggiato da Vladimir Jabotinskij, che si era staccato dall’Organizzazione sionista mondiale nel 1935, in opposizione a Ben Gurion, e del Lehi (Combattenti per la libertà di Israele).Nacque così quella frattura di base che influenzerà il futuro dello stato di Israele.
L’Irgun (1944) dichiarò guerra al mandato britannico, e tale risoluzione si concretizzò nell’assassinio di Lord Moyne, ministro inglese in Medio Oriente e grande amico di Churchill. In tal modo, il futuro d’Israele andava ad incassare la prima cambiale, alienandosi le passate simpatie del Primo ministro inglese per uno stato israeliano post bellico.
Nel frattempo il panorama internazionale sta cambiando, e la nuovo protagonista è l’America, dove dalla fallita rivoluzione europea del 1848 la comunità sionista s’era sempre più ingrossata, soprattutto di ebrei provenienti dalla Germania, sino ad avere, all’inizio del secolo successivo coi suoi due milioni di componenti, un peso sull’opinione pubblica. Grazie anche alle possibilità che, al di là di eterni pregiudizi, il sogno americano offre anche a questi esuli.
Da metà Ottocento, essi si distinguono per la rilevante presenza nell’editoria, nel commercio e nel giornalismo. Di ebrei sono grandi magazzini come Bloomingdale’s , Macy’s e Gimbel’s a New York; sono gli ebrei che inventano le rivoluzionarie vendite per corrispondenza con i cataloghi dello Sears Roebuck di Chicago. Più tardi si inserirono nell’industria cinematografica (Goldwyn, Mayer, i fratelli Warner) e nella vita culturale della loro nuova patria. Cito solo Bernstein, Goodman, Gershwin, ma la lista potrebbe allungarsi.
Vi è tuttavia un rovescio della medaglia: il Ku Klux Klan li perseguita, le università li discriminano, Henry Ford finanzia una grossolana propaganda anti semita - la realtà con la quale gli ebrei sono abituati a confrontarsi da sempre li segue anche nel Nuovo Mondo. Non è vero, dunque, come pensa il topolino Fievel, al quale Spielberg affida il racconto dell’arrivo dei suoi antenati negli States, che non ci sono gatti in America.
Negli Anni Venti poi, anche le nuove leggi sull’immigrazione li discriminano, e ciò renderà difficile la fuga verso l’America con le successive evoluzioni politiche in Germania. E proprio Hitler farà sì che, anche se la comunità ebrea negli USA fu sempre sensibile al sionismo, dagli Anni Trenta essa inizi a sostenerlo attivamente.
Grosse speranze vennero riposte nell’elezione di Roosvelt, che introdusse molti ebrei nella propria amministrazione, ma in realtà questo presidente fece molto poco per la questione ebraica, anzi, venne ritenuto correo per la sua posizione neutra quando, nel 1942, iniziarono a filtrare le prime informazioni sulla Shoa. Sempre nel 1942 si ottenne, con modifica del vecchio programma di Basilea del 1897, che la Palestina sarebbe diventata un commonwelth ebraico, ufficializzando e rendendo in tal modo pubblica la posizione sionista. Tuttavia la posizione di Roosvelt al riguardo restò tiepida, come a suo tempo lo era stata quella Britannica rispetto a uno stato Palestinese arabo, e per gli stessi motivi: il timore che il gioco della alleanze chiudesse l’accesso dell’Occidente all’indispensabile petrolio. Perciò nel 1943 il presidente americano assicurò Ibn Saud dell’Arabia Saudita che le decisioni relative alla Palestina sarebbero state prese solo dopo consultazioni sia con la parte araba, sia con quella ebrea.

(disclaimer:le mie fonti si basano su saggi storici redatti da docenti di storia contemporanea, e non su reportage giornalistici o simili scemenze - e non so perché ma i giornalisti che hanno debiti con Bettino Craxi mi ispirano poca fiducia relativaemnte alla loro onestà intellettuale. E infatti qualche topica la prendono: casuale o voluta? Nel mio caso posso almeno dire che l'unico filtro sono io: la serietà non s'inventa, e non nasce dai favori ricevuti)

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postato da la Parda Flora alle 11:27  

 

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