17 agosto 2007
O-soto-gattari
Questa breve descrizione nacque qualche tempo fa, dall'osservazione del comportamento dei miei due gatti, fatta assieme all'amico Léon, esperto, a differenza di me, in arti marziali. Quello che ci stupì - o perlomeno stupì me - fu come in effetti le naturali mosse di lotta dei due piccoli animali riproducessero mosse codificate del Jūdō, e quindi di quanto lo Zen delle tecniche di lotta orientali...

"Non ci sono limiti agli straordinari poteri del corpo, come illimitati sono i sistemi con cui possiamo arrivare alla conoscenza. Per disciplinare il corpo i nostri antenati ci hanno insegnato ad imitare tutte le creature viventi e se abbiamo il desiderio di imparare, tutte ci insegneranno le loro virtù.
Dalla Gru impariamo la grazia e l'autocontrollo;
il Serpente ci insegna la flessibilità e la resistenza,
la Mantide religiosa ci insegna la velocità e la pazienza;
dalla Tigre impariamo la tenacia e la potenza
e dal Drago impariamo a cavalcare il vento."


...davvero nasca anche dall'osservazione della lotta animale.

"Dalla stanza di fianco proviene il consueto rumore di tatami violentemente percosso. Anche se nessun arbitro ha unito le mani e ha lanciato l’hajime, Smilla(Tori) esasperata dal giovane Pangur che le vuole acchiappare la coda, lo atterra con un o-soto-gari, mossa peraltro indicata al suo personalino non proprio esile. Pangur, sfigato uke che presumo al massimo cintura gialla, non ha ancora ovviamente imparato a rispondere con un harai-goshi, e così sviene in posizione di resa.
Nuovo ippon per Smilla! che se ne va sdegnosa sculettando a rubare il cibo nella ciotola di Pangur, tanto per ribadire i concetti gerarchici appena chiariti.
Il vero problema è che talvolta (spesso) il tatami è il mio letto alle quattro di mattina... "


Oggi, Pangur è un gattone, a tutti gli effetti, anche se di indole tendenzialmente placida, ma i chili e il tempo in più, hanno reso meno scontati gli esiti di queste zuffe, anche se lui continua a cercare, con gesti di sottomissione, le rudi coccole "materne" della più grande Smilla. Chiude gli occhi e allunga la testa, abbassandola, mentre lei gliela lecca ed ispeziona la pulizia di occhi e orecchie, e intanto tutto il corpo del suo giovane allievo trema di piacere infantile...

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postato da la Parda Flora alle 10:29  

 

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