31 ottobre 2006
Per Kerub, che ama i Vichinghi
I Normanni, con Saraceni e Ungari, si inseriscono nell’ultimo grande moto di invasioni che si dirige verso un’Europa ancora fragile dal punto di vista delle costruzioni statali, con tutto ciò che ne seguirà: sotto questa spinta devastante l’Europa dovrà rinserrarsi in sé, per non soccombere.
L’attestarsi dei saraceni a Frassineto (appo attuale Saint-Tropez) è legato ad un naufragio: nasce così per caso il temibile covo dal quale partono tante incursioni verso la Provenza, il Piemonte, la Liguria, la Svizzera… finché i saraceni spingono la loro audacia sino a catturare un abate di Cluny, e infine, nel 973, le forze congiunte del conte di Provenza e del Marchese di Torino riescono a scacciarli.
Iniziamo col fissare alcune definizioni.
I pirati che giungono dal Nord Europa vengono chiamati dai contemporanei genericamente Nordmann (cioè uomini del nord, senza distinzioni d’etnia) oppure Danesi; i due termini sono sinonimi. In realtà sappiamo esistere tre differenti gruppi etnici - danesi, norvegesi e scandinavi – e se è vero che sovente danesi e norvegesi agivano insieme, gli svedesi o scandinavi fanno invece soprattutto gruppo a sé.
Nella prima fase della loro storia, la denominazione corrente per questi razziatori è quella di vichinghi. L’etimo è oscuro, si è ipotizzato che derivi dai termini “guerra”, o “rada, baia del mare del Nord” della loro lingua. In ogni caso è denominazione che si ricollega alla loro attività, e cioè alla guerra di rapina muovendosi per mare; ben presto la parola vichingo diviene sinonimo di pirata.

Quando dall’VIII secolo si affacciano alla storia dell’Occidente attaccando le isole Britanniche, i vichinghi sono davvero degli sconosciuti per il mondo europeo?
Si e no. Queste regioni settentrionali non erano mai entrate a far parte dell’impero romano, però certamente lungo la via commerciale romana cosiddetta “dell’ambra”, che dal Veneto arrivava sino al mar Baltico, lungo la quale viaggiavano anche pellicce e schiavi, incontri vi furono; di chi erano i capelli biondi per confezionare le parrucche che tanto entusiasmavano le matrone romane?
Questi Normanni sono organizzati per clan alla maniera germanica; il potere politico è legato al valore guerriero di un capo: sono re di genti, di tribù, tanto che potremmo anche considerare improprio l’uso del termine re, in quanto ad esso implicito il concetto di regno, cioè di una presenza statuale, che per gli inizi germanici in realtà non c’era. Non esistono città in senso classico, ma piuttosto centri-empori commerciali, con scarsa coesione sociale. L’agricoltura è, per ovvi motivi climatici, limitata, e prevale l’allevamento.
Vivono comunque largamente di rapine e razzie.

Come si è giustificata la loro comparsa dagli inizi dell’VIII secolo? Potrebbe essere dovuta ad un boom demografico e alla conseguente necessità di nuovi spazi vitali.
Il loro movimento di espansione in effetti vede due distinte fasi:
• una prima, caratterizzata da razzie che possiamo collegare alla denominazione di Vichinghi, cioè i pirati del mare, che è tipica e tipizzante;
• una seconda, che vede queste genti del nord stanziarsi stabilmente sui territori occupati, che invece colleghiamo alla denominazione Normanni e alla fondazione del ducato omonimo in Francia.
Abbiamo accennato a una certa peculiarità degli Svedesi: in effetti, le genti scandinave si spostarono con modi e in direzioni un po’ differenti da Danesi e Norvegesi. Ovviamente si tratta di una generalizzazione, e esistono presenze miste in entrambi i due gruppi definiti, ma la maggioranza degli Svedesi si sposta tendenzialmente verso sud-est e per conto loro, mentre Danesi e Norvegesi si spostano sovente insieme in direzione sud-ovest.
Si usa anche dire che Danesi e Norvegesi erano più pirati, mentre gli Svedesi o Vareghi invece sarebbero stati animati anche da intenti più squisitamente commerciali. Ovviamente, anche qui bisogna non assolutizzare.
Nei loro spostamenti seguivano i grandi fiumi europei – in particolare Dniepr e Volga, sulle direttrici Mar Caspio e Mar Nero –che all’epoca erano ancor più navigabili di oggi.
Nella espansione ad est dei Variaghi possiamo distinguere tre momenti:
1. Prima metà del secolo IX – gruppi di Scandinavi (soprattutto svedesi) riescono ad assumere il controllo politico dei territori dell’attuale Russia settentrionale, combattendo con tribù slave o finniche presenti probabilmente con una organizzazione “statale” ancor meno sviluppata della loro.
Secondo la Cronaca di Nestore, tarda, furono gli stessi slavi e finnici a chiedere agli svedesi di fermarsi fra loro. Ciò che si può immaginare è una rapida sottomissione delle tribù locali, incapaci di organizzarsi per resistere agli invasori. Secondo la tradizione il principe Rjurik fece il suo centro d’insediamento a Novgorod, nel nord presso il golfo di Finlandia.
2. Da Novgorod altri gruppi di svedesi si spostano verso il sud e l’Ucraina seguendo il corso dello Dniepr: fonderanno il principato di Kiev. Si tratta di principati nei quali l’elemento svedese si mescola, di necessità, con la popolazione slava (è una pura questione numerica) e l’apporto delle due etnie fu enfatizzato diversamente dagli storici occidentali e da quelli sovietici. E’ verosimile che l’elemento svedese abbia dato origine alla classe dominante costituendo quell’elemento di coesione indispensabile a generare lo stato russo in quanto struttura politica. In questi anni comincia anche a nascere il termine russi (etimologia sconosciuta, forse “gente che arriva da Nord”) per indicare la popolazione dei due principati di Novgorod e Kiev.
Col nome di varieghi o variaghi gli svedesi divennero parte della guardia del corpo del basileus di Bisanzio, però con Bisanzio vi furono anche scontri violenti – non dimentichiamo che nel loro movimento verso sud, queste popolazioni hanno sempre Bisanzio, mercato allettante e ricchissimo, come obiettivo ultimo. Non mancarono addirittura tentativi di attacchi diretti alla città: il primo secondo le cronache si ha già nel decennio 860/70 quando il Bosforo venne invaso da 200 barche di “russi, costruite in un solo pezzo” che tentano di conquistare la città approfittando del fatto che le navi dell’imperatore Michele III erano in quel momento impegnate nel Mediterraneo a combattere gli Arabi. Nonostante il momento ben scelto per l’attacco, si tratta di un tentativo audacissimo: i principati hanno in fin dei conti solo pochi anni di vita e Bisanzio è ancora il centro del mondo.
3. All’incirca nel 882 un discendente di Rjurik, Oleg, riunisce Novgorod e Kiev. Pochi anni dopo, nel 907, attacca Costantinopoli.

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postato da la Parda Flora alle 11:36  

 

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